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"Il cane infernale "

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L'amore per gli animali questa volta sembra costar caro a Dylan: rapito, pestato e addirittura... ucciso! Fortuna che c'è Archie.

Lo psicopompo: bava, bene, bis!
recensione di Patrizia Fiorillo



TESTI
Sog. e Sce. Tiziano Sclavi    

Un Dylan Dog non da leggere, ma da rileggere. Avete presente la gioia che si prova quando, grattando via la superficie da un quadro che è apparentemente solo una crosta, ci si trova di fornte ad un capolavoro? Probabilmente no ed è per questo che vi consiglio di rileggere l'albo. Per provare quella gioia.

Perché il piccolo capolavoro di Sclavi è una storia "pesante" che diventa leggera e poi di nuovo pesante, e poi di nuovo leggera.   

Perché il piccolo capolavoro di Sclavi è una storia "pesante" che diventa leggera e poi di nuovo pesante, e poi di nuovo leggera. Non è semplicemente un giallo, lo si può definire un "giallo a pois". E mi piace il modo leggiadro con cui l'autore cammina su di una storia densa, intricata, ingarbugliata, su di un vero e proprio "intrigo internazionale". L'intuizione giusta è stata proprio quella di raccontare una storia di uomini cattivi in cui il deus ex machina è un cane, anzi un cagnone bavoso, simpatico, tenerone. Ma non solo. Ci voleva qualcosa che unisse due mondi così distanti - il buono del cane e il cattivo dei killer - e quel qualcosa c'è: è la figura sempre incombente del cane infernale, con il suo aggirarsi tra le pagine del fumetto in maniera solo apparentemente illogica.

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Davvero infernale, questo cane...
(c) 1998 SBE
   
Infatti, ad una prima lettura, è proprio il cane l'elemento che stona in una storia che che sembra una matassa da sbrogliare, perché unico elemento irrazionale della trama. Trama, che, seppur complicata dall'alternarsi di realtà vera e virtuale, comunque rimane razionale (se ne ritrova il filo pagina dopo pagina). Sempre ad una prima lettura, quello che lascia sbalorditi è il finale: proprio l'animale, elemento secondario, assurge all'improvviso al ruolo principe, capace di cambiare completamente il flusso degli eventi e di determinarne la conclusione. Ma se non ci fermiamo alla superficie, se "scrostiamo" la tela, non possiamo non apprezzare quanto un plot, inconcludente seppur ricco di spunti, diventi da semplicistico a semplice, proprio grazie ad Archie. E' lui che divora (anche in senso fisico) tutta la storia, ed è proprio distruggendola che le dà nuova vita. Così acquista nuova luce il binomio tecnologia virtuale, che ingloba l'uomo reale, lo assorbe, creandolo ed uccidendolo a suo piacimento, e medicina senza confini, quella che in un futuro molto prossimo potrebbe sconfiggere la morte e con essa (forse) la vita.
A questo punto sono spaventata, più che dalla capacità di Sclavi di reinventare il giallo, da cosa potrebbe uscire da una seconda rilettura...



DISEGNI
Franco Saudelli    

Un Dylan espressivo fino all'inverosimile, a volte quasi caricaturale, ma perfettamente in sintonia con la storia, o meglio con l'impronta che Sclavi ha dato alla stessa.
Si apprezzano soprattutto i primi piani dell'indagatore dell'incubo insieme al cane, in cui le loro espressioni si fondono e confondono ad aumentare a volte l'ilarità, a volte la drammaticità, delle scene. Da segnalare le immagini "parallele" a pag 23 e a pag. 54, rispettivamente perdita e presa di coscienza di Dylan: un perfetto esempio di sincronismo a distanza.  


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Dylan e sir Archibald Leech III che fanno la reciproca conoscenza.
Disegno di F.Saudelli, (c) 1998 SBE
   



GLOBALE
 

Un albo che si presta a molteplici chiavi di lettura e che instilla nel lettore un'inquietudine sul futuro del genere umano, alleggerita dal "peso" del cagnone Archie.
 

 


 
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