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I 2008 albi di uBC!

lo sguardo dello staff sull'anno passato
Articolo di uBC staff |   | classic/


I 2008 albi di uBC!
 


I 2008 albi di uBC!


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Articolo

Come da tradizione degli ultimi anni, lo staff di uBC vuole proporre ai suoi lettori una carrellata dei migliori albi usciti nel corso dell'anno appena terminato.
Anche quest'anno presentiamo quindi "il meglio di" quanto è stato pubblicato nel corso del 2008, tenendo conto (per quanto possibile) solo di albi inediti, pubblicati quindi tra gennaio e dicembre, e tralasciando le ristampe (a parte qualche rarissima eccezione).
Un "lettura" di inizio anno che speriamo dia interessanti spunti per il 2009!

Top 10: Oltre l'ultimo distretto

Creata da Alan Moore e dal disegnatore Gene Ha, "Top 10" è una serie vincitrice di diversi Eisner Awards, la quale amplia l’idea del police procedural (à la "Hill Street Blues", o "NYPD") all’ennesima potenza, calandola in un contesto supereroistico, in una città - Neopolis - dove ogni abitante è dotato di poteri ed abilità insolite, oltre ad un costume e ad un nome di battaglia. Della prima serie di "Top 10" si è già parlato qui.

Top 10: Oltre l’ultimo distretto (origin.: Top 10: Beyond the farthest precinct), di Paul Di Filippo (testi) & Jerry Ordway (disegni). 120 pp. a colori, Magic Press Giugno 2008, brossurato, 11,00 euro.

Nel 2008 è uscito in Italia, per i tipi della Magic Press, il secondo ciclo di storie, originariamente pubblicato dalla DC Comics nel 2003-04, che ha visto un passaggio di testimone sia ai testi che ai disegni. Successore di Moore è infatti Paul Di Filippo, affermato autore di sci-fi, qui al suo debutto assoluto su una serie a fumetti. Alle matite è invece la volta di Jerry Ordway, già acclamato disegnatore dell’universo DC.
La straordinaria capacità di Moore di tratteggiare efficacemente in pochi tratti i suoi personaggi ha dato origine ad un’opera fortemente corale, le cui fila Di Filippo ha dimostrato di saper gestire con soddisfacente eleganza ed abilità. Tanti sono infatti i super agenti del Decimo Distretto di Polizia di Neopolis, le cui vicissitudini personali e professionali ancora una volta si susseguono e si incastrano lungo l’arco di numerose sottotrame, a loro volta immerse nella cornice di una nuova minaccia di enormi proporzioni che incombe sulla super città.

Come anticipato, l’impronta di coralità che caratterizza "Top 10" comporta la necessità di ritmi serrati, continui stacchi narrativi per garantire un qualche equilibrio tra i numerosi protagonisti (tra i quali si annoverano tra l’altro diverse new entries rispetto alla squadra iniziale), pur senza rinunciare ad un seppur minimo approfondimento psicologico, che inevitabilmente viene filtrato e reso attraverso la lente dei poteri che ciascuno in qualche modo possiede.

Sulla distanza il cambio di mano ai comandi si avverte, anche per l’inserimento di elementi "fantastici" non propriamente legati alle dinamiche più squisitamente poliziesche (per quanto super), ma che svolgono un ruolo funzionale alla definizione di un’eventuale futura continuity. Il tratto di Ordway, d’altra parte, mostra un’enorme capacità di rispettare gli standard grafici imposti dalla serie, caratterizzata sotto tale aspetto da una notevole quantità di omaggi e citazioni a tema supereroistico e non solo, e condotta in maniera capillare praticamente in ogni vignetta. La resa finale risulta però un po’ "retrò" se paragonata a quella di Gene Ha, e ciò richiede al lettore un piccolo sforzo di rifocalizzazione della percezione visiva della serie nel suo complesso; questo del resto non è assolutamente un punto a sfavore, quanto anzi la riprova della versatilità del talento di Ordway, che ha ben saputo raccontare per immagini la personale interpretazione della serie ad opera di Di Filippo, a testimonianza della precisa volontà da parte di entrambi di evolvere, ma senza allontanarsi dal solido binario di partenza creato originariamente da Moore e Ha.
In definitiva, una lettura più che consigliata, ma fruibile al meglio se fatta a valle della lettura della prima serie. Un’opera che esalta l’inventiva degli autori, frutto di una felice contaminatio tra generi diversi, e che si assesta su un grado elevato del termometro qualitativo. Oscar Tamburis

Top 10: Oltre l'ultimo distretto
disegni di Jerry Ordway

(c) 2008 Magic Press

Top 10: Oltre l'ultimo distretto<br>disegni di Jerry Ordway<br><i>(c) 2008 Magic Press</i>

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno di Eric Shanower è stato pubblicato dai tipi della Free Books.

Il 2008 ha visto giungere sugli scaffali delle fumetterie il terzo volume della saga di Eric Shanower dedicata alla guerra di Troia. Pubblicato dalla Free Books, con una cura redazionale e una traduzione degna dell'opera, "Tradimento Parte Uno" raccoglie gli albi pubblicati in Usa tra il 2005 e il 2007 e riprende le vicende lasciate in sospeso dal sacrificio di Ifigenia narrando poi gli ultimi preparativi prima dell'assalto acheo alle mura di Troia.
Anche se "Tradimento" non regge pienamente il confronto con i capitoli precedenti (la narrazione è più frammentata e diluita), si conferma la grande qualità dell'opera messa in piedi da Shanower, che non è ancora giunta a metà (il progetto prevede sette volumi). Basta una rapida occhiata alla poderosa bibliografia per rendersi conto dell'impegno messo in atto dall'autore per raggiungere l'obiettivo che si è prefisso: raccontare la storia della guerra di Troia amalgamando i poemi omerici, la tradizione letteraria, le ricerche degli storici e le scoperte archeologiche.

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno
disegni di Eric Shanower

(c) Free Books

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno<br>disegni di Eric Shanower<br><i>(c) Free Books</i>

Ma c'è una cosa ancora più sorprendente della mole di documenti consultati da Shanower, ed è il modo in cui tutta questa conoscenza riesca a pervadere le avventure narrate senza mai diventare nozionismo, senza mai prendere il sopravvento sul piacere della narrazione e diventando invece un tutt'uno con l'animato contesto della storia. Le ricerche storico-letterarie alla base de "L'Età del Bronzo", lungi dall'appesantire il risultato finale, sono invece benzina per la fantasia di Shanower, che sia nelle vesti di sceneggiatore che di disegnatore riesce a creare un quadro vividissimo di umanità e di umane debolezze che risulta moderno nonostante la fedele ricostruzione degli usi e dei costumi di tremila anni fa. Guido Del Duca

La copertina del primo volume
disegni di Eric Shanower

(c) Free Books

La copertina del primo volume<br>disegni di Eric Shanower<br><i>(c) Free Books</i>

Rughe

Rughe, realizzato da Paco Roca, è stato pubblicato nel 2008 da Tunuè - Prospero's Books. Questa la trama, tratta dal sito ufficiale Tunuè:

Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana.
Ma "Rughe" non è solo una storia di un anziano direttore di banca. "Rughe" è ben di più, "Rughe" non lascia indifferenti, e i premi che ha ricevuto confermano il suo valore. Ma anche se non avesse ricevuto questi (meritati) riconoscimenti ufficiali, "Rughe" sarebbe comunque stato un capolavoro.
Paco Roca, valenciano quarantenne, decisamente poco noto da noi in Italia, dedica quest'albo a suo padre, che immaginiamo come uno dei protagonisti dell'albo. Forse Emilio, che osserviamo con rassegnata tristezza nel suo lento declino. Forse Michele, che ci commuove ancora di più per l'affetto che riesce a regalare. Forse la signora Rosaria, che ha trovato la sua serenità in un romantico e meraviglioso treno per Istanbul.
Chiunque sia il padre di Paco Roca, egli è anche un nostro caro: perchè la forza e la poesia di questo albo è saper parlare di una struggente verità con infinito amore. Le rughe del titolo sono esteriori, certo, ma anche quelle del nostro cervello, che lentamente si trasforma.
Ed è quindi con infinita delicatezza che Paco Roca decide di raccontare a parole e a disegni gli anziani malati, gli anziani rimasti soli, coloro la cui mente vaga nel passato o in sogni senza fine. E se il soggetto può sembrare difficile, una sceneggiatura magistrale e un tratto intenso permettono a quest'albo di penenetrare in profondità lasciando un segno toccante. Il tutto senza mai cadere in facili buonismi.
Un albo da cercare, leggere, apprezzare e condividere. E un grazie a Tunuè per avercelo fatto scoprire. Martina Galea

Rughe
la copertina dell'albo

(c) 2008 Tunuè

Rughe<br>la copertina dell'albo<br><i>(c) 2008 Tunuè</i>

Doonesbury

Le strisce di Doonesbury di Garry B. Trudeau sono pubblicate su Linus, rivista a cadenza mensile.

A volte ci dimentichiamo di loro: è che sono regolari; ci sono sempre; ci siamo abituati alla loro presenza; ne siamo assuefatti; le diamo per scontate. Le strip. Le grandi strisce che hanno fatto grande il fumetto; con le quali il fumetto si è affermato commercialmente oltre che artisticamente.
La rivista Linus continua, per fortuna, a procurarci questa salutare assuefazione. E tra le molte, generalmente ottime, continua imperterrita a spiccare "Doonesbury" di Garry B. Trudeau. Avviata verso il quarantennale, la striscia non ha perduto nulla sua lucidità, capacità analitica e rigore. Sempre seria, molto seria, ma MAI seriosa. Mantiene immutata, e difficilmente eguagliabile, la capacità di far divertire: i lettori, come, evidentemente, anche il suo autore. Perché Doonesbury è raffigurazione morale di una nazione, mai sfiorata dalla corrività e banalità del moralismo. La serie è davvero una chiave migliore di tante analisi sociologiche o politologiche per comprendere il carattere e le caratteristiche degli Stati Uniti di questi decenni e anni, in perenne movimento. La potenza dell'ironia, strumento cardinale e cifra caratterizzante nella matita di Trudeau, non evita soltanto le secche del moralismo privilegiando una visione e rappresentazione morali, essa ancor più fornisce una lente di ingrandimento che dà agio di osservare la realtà in dettaglio, senza perdere e anzi esaltando la causticità della scrittura, che riesce bruciante senza perdere l'inalterabile eleganza.
Il racconto di questa America in mutevole e continuo divenire è il racconto a più strumenti (un'intera orchestra sinfonica!) dei personaggi che popolano la striscia. Tanti, tanto diversi, tanto finemente caratterizzati, e in continuo divenire essi stessi. I personaggi che popolano "Doonesbury" crescono e invecchiano al ritmo degli anni e dei decenni della strip; e maturano (o non maturano) come avviene nel mondo e al mondo.Ciascuno di loro, da B.D. a Mike Doonesbury, da Zonker a Duke, da Alex a Boopsie, a tutti gli innumerevoli altri, rappresenta una delle tante voci di un paese complesso, articolato, contraddittorio. Tutti insieme sono una sinfonia di strumenti che suonano in perfetto accordo sotto un direttore attentissimo. E ciascuno di loro necessiterebbe di ampio spazio per poter essere presentato e analizzato. Il modo migliore resta quello di leggerne le strip, con regolarità e costanza, fino alla salutare assuefazione: con la fine del bushismo, che Trudeau ha spassionatamente narrato dal suo sorgere al suo tramonto con l'incisività già riservata a tutti i predecessori a partire da Nixon, si apre una nuova fase, e resta da vedere come la affronteranno Trudeau e i suoi personaggi. Vincenzo Oliva

Doonesbury
disegni di Garry B. Trudeau

(c) Linus

Doonesbury<br>disegni di Garry B. Trudeau<br><i>(c) Linus</i>


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