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La fine de. . La stirpe di Elän
cosa non ha funzionato..
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Con "La stirpe di Elän" Federico Memola e la SBE hanno operato una serie di scommesse: la prima (e più importante) miniserie "made in Bonelli" - anche se Elän è stata più una maxi-miniserie :-); il primo esperimento organico di fantasy "made in Bonelli"; una serie corale, senza un protagonista ben definito (e neppure un piccolo gruppo di protagonisti ben definiti). A questo si deve aggiungere il fatto che Elän ha rappresentato, insieme a Magic Patrol, l'asse portante della Zona X rinnovata ed affrancata dalla tutela del BVZM, cosa che era già una scommessa in sé.

Una serie ambiziosa, dunque, inserita nel quadro di un'operazione non meno ambiziosa. Una serie partita con aspettative di successo, alla quale il suo creatore ha dedicato molte energie. Una serie su cui si è puntato molto.

Eppure a conti fatti qualcosa non ha funzionato; e se non è possibile affermare che la chiusura - ormai ufficiale - di Zona X sia imputabile al non brillante risultato di una delle sue due serie di punta, è almeno ipotizzabile che tale risultato non abbia contribuito ad un'ipotesi di salvataggio.

Diverse le cause di questo rendimento al di sotto delle aspettative.

Prima di procedere ad una disamina il più obiettiva possibile di queste ragioni, vorrei sottolineare come l'esperimento (esperimento, ovviamente per l'universo Bonelli) di Memola sia stato, comunque, coraggioso e come, probabilmente, avrebbe potuto essere di valido insegnamento se non fosse stata presa la decisione di chiudere la testata.

Vorrei anche sottolineare come i primi episodi siano stati nettamente superiori a quelli venuti successivamente. Rimane difficile individuare un vero spartiacque: gli elementi che hanno condotto alla "decadenza" della serie, infatti, sono venuti enucleandosi e precisandosi via via nel tempo, mentre sono pressoché assenti all'inizio; i primi sei episodi, tuttavia, formano un corpus abbastanza omogeneo e rappresentano un po' la "prima parte" di Elän.

Quattro i "peccati capitali", i motivi che hanno decretato il declino della serie.

Primo: sostanziale assenza di unità nella narrazione: molti, troppi episodi sono spezzettati in una serie di bozzetti scarsamente connessi tra loro che creano confusione nell'azione drammatica e obbligano a salti continui tra le varie sequenze narrative. Gli episodi finiscono per risultare scollati tra loro e per avere ben scarsa coesione interna.

"In Elän è risultato forse fatale il numero davvero eccessivo dei personaggi con rango alterno di protagonisti(..)"
   
Secondo: l'assenza di un vero protagonista, ovvero la moltiplicazione esponenziale delle figure di primo piano. Quasi ogni episodio pone sotto la luce dei riflettori uno (o più di uno) degli attori principali, a rotazione. Nei primi episodi questo viene in parte evitato, ed inoltre, l'ancora solida unità d'azione, la salda presa di Memola sui personaggi, e il cast non ancora precisatosi nella sua interezza preservano la "prima parte" dagli effetti disorientanti di questa sovrabbondanza di protagonisti. Anche con "Legione Stellare" l'autore ha portato avanti il discorso della pluralità di characters, dell'intreccio come protagonista superiore della storia. Ma con altri e migliori risultati, come spero di essere riuscito a spiegare nella recensione di "Verso le stelle", ultimo episodio della serie. In Elän è risultato forse fatale il numero davvero eccessivo dei personaggi con rango alterno di protagonisti e neppure le buone capacità da "regista di attori" che Memola ha messo in mostra con la serie più breve sono riuscite a sormontare le difficoltà create dal numero: le varie trame e sottotrame tra loro incrociate, intrecciate, confuse, erano veramente troppe.

Terzo (e strettamente connesso al secondo punto): il cattivo uso narrativo dei vari personaggi. In più di un'occasione, e nella trilogia conclusiva in modo particolare, l'autore tralascia dei personaggi potenzialmente interessanti (come Belenos, che viene fatto morire in modo affrettato e banale in Zona X 25a "Cacciatori di draghi"). Apparentemente questo contrasta con quanto detto nel punto precedente: uno sfoltimento dei ranghi della serie avrebbe dovuto essere il benvenuto. In realtà, come detto, i due punti sono intimamente correlati: è proprio il sovraffollamento della serie a comprimere lo sviluppo dei singoli personaggi (di tutti i personaggi), a rendere necessaria la perdita per strada di figure che avrebbero meritato ben altro sviluppo e che lasciavano intuire sicure potenzialità. Così, se in una delle prime puntate, la quarta (in Zona X 17a "I cacciatori delle tenebre"), il ritmo meno frenetico e la struttura più unitaria dell'azione permettono a Memola di dar vita al breve schizzo riuscito di un personaggio come Kirin, il mercante che aiuta Brent ed Elphin nella loro fuga e che acquisisce una sua personalità con poche, sapienti, pennellate; poi questo non sarà più possibile.

In seguito i personaggi - anche quelli più centrali nella narrazione - non riusciranno a scrollarsi di dosso una bidimensionalità a tratti disarmante: a titolo di esempio cito la progressiva opacizzazione dei personaggi di Brent ed Elphin, che usciti dalla posizione privilegiata di protagonisti principali detenuta nei primi episodi, divengono man mano figure sfocate, immagini stilizzate e cristallizzate di come erano stati rappresentati all'inizio. Nella trilogia finale questa tendenza si è poi acuita, come spiego nella scheda del 37a "Sull'orlo dell'abisso" .

"l'unica ad attraversare immune da questi difetti l'intero svolgersi della Stirpe di Elän è Jakara, l'incantatrice."
   
Unico personaggio ad attraversare praticamente immune da questi difetti l'intero svolgersi della storia della Stirpe di Elän è quello di Jakara, l'incantatrice. La carica umana di questa figura passionale - dotata di un umorismo pungente, caratterizzata come una donna moderna, rappresentata con i suoi pregi ed i suoi difetti - ne fa il personaggio più vero e riuscito della serie, e lascia il rimpianto di averla vista troppo poco (ancora una volta un personaggio mal utilizzato!). Anche nel poco spazio ritagliatole da Memola, però, la personalità prorompente della maga risalta nel panorama un po' grigio degli altri protagonisti: per quanto sacrificata nello spazio, Jakara recupera terreno con l'intensità delle sue apparizioni.

Quarto: l'eccessiva distanza temporale degli episodi. Pur non risentendo di questo fenomeno quanto "Legione Stellare", anche "La stirpe di Elän" ha sicuramente sofferto per lo iato temporale che spesso è intercorso tra un episodio e l'altro e che allentava la tensione e l'aspettativa del lettore, finendo con il diminuirne l'interesse: riletta tutta di seguito, Elän riacquista il pregio di un'ininterrotta forza drammatica.

In conclusione, un esperimento che avrebbe meritato qualcosa di più per l'indubbio impegno profuso da Memola - 16 episodi, per totali 1498 pagine - ma che forse mostra come l'arte sequenziale sia intimamente connessa con la figura del "protagonista", senza il quale diventa difficile dar vita a qualcosa di veramente convincente.
 

 


 
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