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" Il classico:
Hardware"


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In un'immensa metropoli del futuro, un malinconico ispettore di polizia cerca di capire quali misteri si celino all'interno della "Virtual Experience", la migliore casa di produzione di giochi per computer...

Triste, solitario y virtual
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Maurizio Mantero    

Insolitamente, è il "classico", questo mese, a costituire il piatto forte del "balenottero" di casa Bonelli. Non solo per le sue 120 pagine rispetto alle 72 del 13° episodio de "La stirpe di Elän" (semplice prologo, del resto, alla parte conclusiva della miniserie), ma anche per i nomi dei suoi realizzatori, Maurizio Mantero e Laura Zuccheri (oltre che, beninteso, per la qualità della storia che questi due autori sono in grado di offrirci).

Maurizio Mantero è un po', diciamo così, il braccio destro di Giancarlo Berardi, l'autore di Ken Parker, serie per la quale Mantero ha realizzato le sceneggiature di storie come "Il giorno in cui bruciò Chattanooga" (KP n.22) e "I ragazzi di Donovan" (KP n.59). In "Hardware", Mantero sceglie di raccontare una storia poliziesca ambientata in un futuro imprecisato. Le atmosfere ricordano molto quelle del film "Blade Runner" (e dunque, per un lettore bonelliano, anche quelle dei molti numeri di Nathan Never fortemente debitori nei confronti del film di Ridley Scott): il protagonista, Aral Dahl, è un ispettore di polizia solitario e vagamente malinconico; la storia è interamente ambientata in una immensa metropoli strutturata su più livelli e sulla quale cade una pioggia incessante; la vicenda è raccontata a posteriori dal protagonista, il che fa sì che la sceneggiatura sia ricca di suggestive didascalie "introspettive"...

La storia può essere suddivisa in tre parti. Nel prologo (pag.75-100), Mantero delinea magistralmente le caratteristiche del protagonista (la sua apparente impertubabilità dinanzi alle amarezze della vita, la sua peculiare capacità di capire se una persona sta mentendo oppure no...) e l'ambiente nel quale si svolgerà l'intera vicenda (la metropoli del futuro). Non manca però l'azione, grazie ad una movimentata rapina in banca a colpi di bazooka seguita da un incidente stradale di colossali (e tragiche) proporzioni.

Nella parte centrale (pag.101-160), Aral, costretto ad occuparsi di un caso di ordinaria amministrazione (l'incidente occorso ad Alvis e Wib Tohler durante il collaudo di un nuovo casco da realtà virtuale), finisce in realtà col dover svolgere una vera e propria indagine, con tanto di riunione finale dei sospettati per poter individuare, alla maniera di Hercule Poirot ;-), il "colpevole". Questa è forse la parte più debole del racconto. I personaggi non sono particolarmente intriganti; i "cattivi", ad esempio, non mi resteranno impressi nella memoria troppo a lungo. Aral comincia ad annoiare un pochetto col suo saper distinguere sempre e comunque fra verità e menzogna. La sceneggiatura continua però ad essere più che discreta.

Nell'epilogo (pag.161-194), quando ormai il caso sembrava risolto, vengono alla luce, mediante una esperienza di realtà virtuale, i veri retroscena dell'incidente occorso ai coniugi Tohler. E' l'impennata finale: grazie ad un brusco cambiamento di prospettiva, il soggetto si fa di nuovo interessante ed il lettore resta infine con l'impressione di aver letto, nell'insieme, un racconto decisamente valido.



DISEGNI
Laura Zuccheri
con la collaborazione di Pasquale Frisenda
   

Questa è praticamente la prima prova "in solitaria" di Laura Zuccheri, una giovane disegnatrice che sinora aveva collaborato alle matite di svariate storie di Ken Parker (da "Lampi di paura", KP c4a, a "L'epilogo di Orso Nero", KP c7) per poi realizzare, a quattro mani con Pasquale Frisenda, il primo speciale di Ken, ("I condannati", KP sp1). In "Hardware" i ruoli si rovesciano: è la Zuccheri la disegnatrice principale, mentre Frisenda (nel frattempo passato da Ken a Magico Vento) supervisiona l'insieme, ritoccando qua e là.

Abbiamo così modo di valutare, infine, le effettive qualità della disegnatrice. Una delle voci di corridoio che circolano con più insistenza vuole che la maggior parte dei "classici" pubblicati in Zona X siano da considerarsi delle "esercitazioni" per mettere alla prova le capacità dei giovani disegnatori contattati dalla Bonelli. Beh, se è così, mi pare di poter dire che Laura Zuccheri ha passato a pieni voti (o quasi) questa prova :-). Certamente in queste 120 pagine sono riscontrabili delle discontinuità nei disegni, ora più dettagliati, ora più sintetici... Ed è senz'altro vero che la Zuccheri dimostra di avere ancora qualche debito nei confronti di Ivo Milazzo e, ancor più, di Carlo Ambrosini (guardate ad esempio la quinta vignetta di pag.184). E' però altrettanto vero che non ci sono errori vistosi, che l'espressività dei personaggi è sempre buona e che, nell'insieme, questi disegni, oltre ad essere molto gradevoli di per se stessi, concretizzano in maniera efficace la sceneggiatura di Mantero.



GLOBALE
 

Un "classico" che da solo vale l'acquisto dell'intero albo. Dispiace, anzi, che la copertina di questo numero di Zona X (fra l'altro: una delle copertine più brutte fra quelle realizzate ultimamente da Alessandrini) non sia stata dedicata a questa storia, piuttosto che all'episodio de "La stirpe di Elän".

Chi avesse apprezzato testi e disegni di "Hardware" potrà ritrovare questi due autori leggendo Julia, la nuova serie di Berardi in uscita prima della fine di quest'anno. Oppure può andare per bancarelle a cercarsi qualche numero di Ken Parker... ;-)

Un'ultima curiosità. Maurizio Mantero ha scritto anche i testi di tre raccontini di fantascienza ("Replay", "Lo scrittore smemorato" e "Ubica", disegnati rispettivamente da Pasquale Frisenda, Sergio Zaniboni e Sergio Toppi) pubblicati sul Ken Parker Magazine n.31 dell'agosto 1995. Se vi è piaciuto "Hardware", vi consiglio di procurarvi anche questi tre racconti: non dovreste rimanere delusi.
 

 


 
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