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Zona X  n.19 (B)
Classico " La caccia "
(1k)
( 3 , 5 , 5 ) 2 + 1
52% equiv.
4/7
nello stesso albo: "La caduta di Astartis" (78%)


In un futuro non troppo lontano, la struttura della societa' e' profondamente basata sulle trasmissioni televisivive, ed in particolare sulle situazioni di morte in diretta: apposite squadre di "commando" vanno in caccia di normali individui estratti a sorte dalle liste anagrafiche... Ma quando anche la morte in diretta non conquista piu' le attenzioni del pubblico, l'unica soluzione e' quella di mettere i commandos stessi l'uno contro l'altro. Riuscira' la protagonista-Rambo a salvare la ghirba?

Un classico in tutti i sensi
recensione di Luigi Ferrini
Zona X



Soggetto
(1k)
3/7
Giorgio Casanova Ahime', niente di nuovo sotto il sole; tutti i "classici" sembrano fatti con lo stampino, essendo tutti di fantascienza urbana, con tocchi di cyberpunk e talvolta di esasperazione dei media... Mi pare un tema un po' vetusto, visto che alla fin fine tutti questi modelli ricalcano piu' o meno pedissequamente il concetto di un "grande fratello telematico" di cui gia' Orwell parlava nel 1948... Evviva la novita'!

Sceneggiatura
(1k)
5/7
Giorgio Casanova Cio' nonostante, il tutto e' ben orchestrato, la storia e' abbastanza ricca di mordente; pur sapendo gia' dall'inizio come andra' a finire, la trama sta in piedi. Negativo tuttavia il fatto che l'unico personaggio veramente ben caratterizzato e' Sinead, la protagonista-Rambo.


Esclusivo!
Tutte le citazioni de "La caccia"
L'autore Giorgio Casanova ci svela
le innumerevoli citazioni nascoste

   

Disegni
(1k)
5/7
Mario Milano Ben fatti soprattutto i combattimenti, quello che non convince sono forse alcuni personaggi. In particolare la protagonista non mi e' piaciuta per niente, e questo ha contribuito ad abbassare decisamente il voto.

Copertina
(1k)
2/3
Giancarlo
Alessandrini
note: non si riferisce a questa storia

Overall
(1k)
1/3
Nonostante la buona realizzazione tecnica, sa troppo di "gia' visto". Se non comprate troppo spesso Zona X, tuttavia, la storia potrebbe sembrarvi anche abbastanza originale.

La storia di Elan da sola vale l'acquisto dell'albo, e comunque anche il classico non e' completamente da buttare via.


spulciando la storia. .
(1k)
commento di Giovanni Gentili   (16.11)

E' un classico che i classici non siano il massimo dell'originalitÓ. Questa storia si ispira non solo a classici giÓ pubblicati ma anche a molti film: non si pu˛ non ricordare "Rollerball", capostipite del genere sport-violento, e poi "The Running Man" con Schwarzenegger, che ha ben pi¨ di un punto di contatto con "La caccia". Mi ha ricordato inoltre un vecchio film, di cui non ricordo il titolo e che era a sua volta tratto da un libro: si svolgeva in un Italia del futuro in cui c'era un gioco con cacciatori e prede (che si alternavano nei ruoli) e chi sopravviveva 10 volte (se riusciva) conquistava il premio di 1 milione di dollari. Gli interpreti erano Mastroianni e Ursula Andress.

Bisogna dire per˛ che nei film citati i partecipanti al gioco erano carcerati o avidi volontari, e non poveri cittadini estratti a sorte!! Nella storia non viene spiegato come Ŕ possibile che la gente accetti di poter essere estratta e di non avere possibilitÓ di tirarsi indietro.. anche pensando a terribili dittature o che altro non mi sembra proprio possibile. Quantomeno l'estrazione doveva essere fatta tra poveracci o mutati, ma poi come potevano estrarre Sinead? ;-)

Se il soggetto non Ŕ gran che, mi Ŕ piaciuto invece molto la sceneggiatura: veramente buoni i dialoghi e la costruzione delle scene di lotta. Al termine viene data anche una buona giustificazione alle "fortune" della protagonista (anche se Sinead avrebbe dovuto rendersi conto che da un oloproiettore non avrebbe potuto disattivare la "chiave personale" o accedere a file riservatissimi in pochi secondi... ma tanto che poteva fare?).

Molto belli i disegni di Milano: il suo stile mi ha ricordato i disegni di Ricci e in qualche particolare anche Castellini. Particolareggiati gli sfondi. Brutte le pistole a metÓ tra quelle di Nathan Never e modelli dei primi dell'800 (vedi ad esempio pag.107).

Qualche particolare:
  • A pag.159 sull'orologio di Lundgren compaiono 4 nomi, tra cui Koji e Clint disattivati (ovvero morti). Non c'e' per˛ il nome di Rinus, il quinto elemento della squadra.
  • A pag.168 simpatica l'apparizione di un sistema operativo MS-DOORS a metÓ quindi tra MS-DOS e Windows (finalmente non appare la solita "mela" molto amata dai soggettisti di "Cupertino").
  • Strana arma a pag.170: Lundgren colpisce con precisione Mordecai alla testa, buco rotondo e preciso tipo raggio laser). Subito dopo spara per colpire Sinead ma sbaglia e colpisce ancora Mordecai a terra (pag.172). Questa volta il povero Mordecai Ŕ dilaniato completamente come nemmeno un Disgregatore Klingon avrebbe potuto fare... (boh?).
  • I nomi di molti (troppi) personaggi erano delle citazioni. Solo una degna di nota: a pag.136 i costruttori del robot sono chiamati Gersnback e Hugo, ovvero Hugo Gersnback, il famoso editore di fantascienza (quello del premio).
Chiudo facendo notare che i classici sono in trend positivo: "Giochi Pericolosi" 30%, "Missione suicida" 39%, "La caccia 52%. Speriamo continui...

citaziomania
(1k)
commento di Paolo Ottolina   (18.11)

I classici di Zona X non hanno mai prodotto storie eccelse. Ci si Ŕ sempre accontentati di storie "leggi e dimentica", che non colpiscono pi¨ di tanto e scivolano via senza infamia e senza lode. D'accordo che non c'Ŕ il personaggio trainante, d'accordo che in chiave avventuroso-fantastica si Ŕ giÓ visto tutto e anche qualcosa in pi¨, ma spesso i "classici" hanno proposto storie giÓ sentite, osando poco o nulla sia in chiave narrativa che grafica.

Scrivo questo commento perchŔ l'esordio ai testi di Giorgio Casanova mi ha veramente fatto venire l'orticaria... Per caritÓ, il ragazzo sa il suo mestiere, i dialoghi funzionano e la storia si beve di un fiato. Peccato che il futuro asservito a una televisione sempre pi¨ invasiva e spietata, il futuro in cui la morte Ŕ un grande spettacolo di audience e spot, il futuro in cui un tapino/a viene stritolato/a dai meccanismi di corporations spietate e senza scrupoli, il futuro in cui la teledipendenza fa da padrona, etc... Beh, questo futuro Ŕ TRITO e RITRITO, giÓ visto mille volte.

Ma, soggetto a parte, l'orticaria me l'ha fatta venire una delle pi¨ deprecabili tendenze dei fumetti Bonelli: quella delle citazioni. I tecnici agli schermi si chiamano Wenders e Lucas (schermi, Wenders -Wim- e Lucas -George-, vi dice niente la cosa...), il bestione biondo e violento ovviamente Lundgren (come il Dolph di "ti spiezzo in due"), l'eroina ribelle e (un po') rapata Sinead (O'Connor???), il primo ucciso Castle (come il Punitore, cui assomigliia pure un po'). Quando il regista della "caccia" Ŕ stato chiamato Jarmush (come il Jim Jarmush di "Stranger than paradise" e "Dead man") non ce l'ho pi¨ fatta! C'erano anche il tenente Sheridan e in chiusura Pancaldi e Olivieri direttamente da "Giochi senza Frontiere".

BASTAAAA con 'sta mania di sfoggiare la propria erudizione chiamando i personaggi con nomi che strizzano l'occhio a questo o quell'altro personaggio reale! Capisco che Casanova era all'esordio e voleva far vedere di essere aggiornato, ma il troppo stroppia! Le citazioni sono gradevoli quando sono funzionali alla storia, o quando le si utilizza in chiave ironica (come fa Castelli a volte). Se ci si vuole rifare al cinema, alla letteratura, al teatro, etc. si dia un'occhiata al modo intelligente con cui lo fa Carlos Trillo sulla sua Cybersix, se no lo si eviti. Ne ho giÓ abbastanza di un personaggio che ha la faccia di Sigourney Weaver e si chiama Legs (Weaver), di un altro che fa la segretaria e si chiama Janine Spengler...


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