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"L'orda selvaggia"

TESTI
Francesco Moretti
DISEGNI
Roberto D'Arcangelo

Zagor a zonzo

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recensione di Daniele Alfonso


Il filone narrativo sulla nazione Métis, inaugurato da Mauro Boselli alcuni anni fa con "Sulle piste del Nord" (Almanacco 1997), e poi proseguito con "Avventura in Canada" (Speciale 12), si arricchisce di un ulteriore capitolo grazie al nuovo sceneggiatore Francesco Moretti, che si confronta per la seconda volta con il Re di Darkwood. Un confronto sufficientemente ben riuscito, se si guarda ai tratti caratteriali dei protagonisti, Zagor e Cico, doverosamente rispettati, ma deludente sotto altri aspetti. Moretti non ha ancora la perizia narrativa di sceneggiatori più esperti come Burattini o Boselli e il soggetto della storia, non eclatante ma almeno sufficientemente interessante da poterci garantire un'ora di piacevole lettura, soffre di uno sviluppo narrativo zoppicante. Fin dall'inizio la vicenda ha un "montaggio" concitato, che pur rispecchiando uno stile cinematografico che va sempre più per la maggiore sugli schermi negli anni più recenti, lascia il lettore un po' affannato: basti vedere la quantità di avvenimenti nelle prime dieci tavole della storia. Una cosa è velocizzare la narrazione, un'altra è condensare i tempi narrativi fino a renderli inverosimili, come Cico che rinviene un cadavere 5 secondi dopo essere andato a pescare (p.7), o Zagor che piomba da un albero 3 secondi e 4 centesimi dopo che Bob Corman ha sparato un colpo (p.8). Le apparenti doti di teletrasporto del Re di Darkwood ritornano a p.126, quando il nostro eroe effettua una tipica manovra di aggiramento alla Tex Willer nel tempo che Kit Carson impiegherebbe per dire "Grande Matusalemme!". Alcune trovate lasciano francamente perplessi, come ad esempio Lamort che a p.144 compare improvvisamente nel mezzo di una prateria che si estende a perdita d'occhio, e per di più vestito da donna, e fanno pensare che il curatore della serie (Boselli) e l'assistente di redazione (Burattini) forse hanno lasciato correre un po' troppo. Speriamo in meglio nella prossima volta... non solo per i testi, ma anche per i disegni.

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Zagor a zonzo
disegno di D'Arcangelo(c) 2005 SBE

D'Arcangelo è un disegnatore di stampo milazziano. Fino a qualche tempo fa, questo poteva essere un sicuro complimento, ma viste le recenti prove del genitore di Ken Parker su Magico Vento, oggi non è più come una volta... D'Arcangelo adopera un tratto essenziale, ma le sue tavole, fatte di ampie campiture di bianco e di nero, a volte sembrano più spoglie che sintetiche. Inoltre, non è raro che l'autore si trovi in difficoltà nel caratterizzare efficacemente le emozioni dei personaggi, come nel caso della smarrita Marion di p.57, dall'espressione indecifrabile, o del caricaturale Daguerre di p.58-59, per non parlare del fatto che troppo spesso i personaggi sembrano avere lo sguardo sbarrato di chi ha bevuto troppi caffè! L'opera di D'Arcangelo non è affatto scadente, e di certo superiore a quella del compagno di squadra Moretti, ma, per i nostri gusti, l'autore dovrebbe curare un po' meglio i dettagli, e lavorare sull'espressività dei volti.

Vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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