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Quando Marcello Toninelli affrontò il personaggio dello Spirito con la Scure, iniziando a sceneggiarne le storie, sicuramente non immaginava che la sua mano avrebbe lasciato delle impronte così significative. Come Sergio Bonelli scrisse a suo tempo, la necessità di trovare degli sceneggiatori per l'eroe di Darkwood si scontrò con la qualità degli stessi e, volenti o nolenti, la scelta cadde su un giovane autore, appunto Marcello Toninelli (ma non si deve intendere questa affermazione come qualcosa di negativo). Lo stesso Bonelli nell'accettare la candidatura dell'autore senese si pose come probabilmente fece suo padre nei suoi confronti, quando Nolitta iniziò a scrivere Tex: un po' di scetticismo, qualche perplessità ma al tempo stesso rispetto nei confronti dell'unica probabilmente candidatura che aveva superato l'esame. E poi era certo che una sorta di controllo sulle opere che venivano avanti sarebbe stata effettuata dal braccio destro e sinistro dell'editore: Decio Canzio. Ecco, Toninelli si appresta a scrivere Zagor in questa atmosfera di controllo. Sicuramente affronta l'impresa con grande spirito non dico di obbedienza, ma di rispetto dei canoni imposti dalla casa editrice, canoni che comunque hanno fatto scuola e hanno fatto vendere. Questo giovane autore si trova tra l'altro a lavorare su Zagor in un periodo ben lontano dai trascorsi mitici dell'epoca nolittiana, dopo parecchi anni di sopravvivenza, con storie talvolta valide, ma talvolta un po' scadenti, non solo in termini di soggetti ma anche di disegni. Statisticamente la prima storia di Toninelli ad essere pubblicata è del 1982, "Il filtro diabolico" (ZG 203/205), e l'ultima è del 1993, "Il sergente di ferro", (ZG 332/334), ovvero più di 40 storie nel corso di praticamente 11 anni di presenza come autore sulle pagine dell'albo in oggetto. Toninelli, a mio parere, come detto all'inizio, ha lasciato una impronta significativa sul mondo di Darkwood: le sue storie sono infatti importanti perché hanno riportato, molto lentamente, il personaggio su livelli estremamente dignitosi, con l'introduzione talvolta di personaggi che hanno lasciato il loro ricordo tra i lettori di Zagor. Personaggi propri della saga zagoriana, affrontati con estremo rispetto, conoscenza del loro bagaglio storico sviluppato nel corso delle avventure già vissute, ma per quanto possibile con l'introduzione di un qualcosa di nuovo: penso al personaggio di "Doc" Lester, di cui il nostro ci rivela il passato, o una parte di esso, senza alcun stravolgimento. È il cosiddetto rinnovarsi nella tradizione, tipico della casa editrice e filone utilizzato anche per altri personaggi, come ad esempio Tex (con il passato di Tiger Jack o "Il passato di Carson").
Tra l'altro la storia in cui viene presentato il passato del nostro
Lester ("Le Belve del Black River", ZG 313/315) si presenta con
un canone narrativo diverso dal solito: vi è chiaramente ed esplicitamente
un prologo, coincidente con l'inizio dell'albo, cosa che raramente sulla
serie, almeno nel periodo in cui scriveva Toninelli, si vedeva, essendo
la caratteristica della collana quelle delle storie non autoconclusive.
Quindi un altro piccolo rinnovamento introdotto da Toninelli (e tra
l'altro la storia è autoconclusiva, nel senso che occupa tre albi,
dalla prima all'ultima pagina).
Personaggi, ritorno al punto, anche nuovi, citando tra i più significativi
Lord Richard Whyndam "Beau", la cui fonte di ispirazione, come
rileva Giampiero Belardinelli nell'articolo "Zagor secondo
Marcello Toninelli", apparso su "Darkwood Monitor Annual", è quella
di un personaggio romanzesco "Beau Whyndam" di Georgette Heyer.
È questo affrontare le avventure introducendo un aspetto psicologico dei personaggi di cui va dato atto all'autore; ed è forse questo il motivo per cui si può riconoscere nello Zagor di Toninelli un aspetto probabilmente più antieroistico, aspetto che, a mio parere, può in effetti esservi, ma che ha dato spessore alle sue storie. Altro personaggio sicuramente da ricordare, che mi colpì quando lessi la storia (successivamente all'uscita della storia in edicola, in quanto mi sono avvicinato a Zagor solo una decina di anni fa), è quello del Mulo, pardon di Colin Randall "Skull" ("La grande rapina", ZG 217/219), che è visivamente ispirato, con la sua testa sproporzionata, al personaggio creato da Isaac Asimov per il ciclo de la "Fondazione".
Diversità, aspetti psicologi, riferimenti storici ben precisi e documentati (gli incontri di tennis, ovvero di "bagattiway" tra gli indiani, si veda la storia "Duello ai grandi laghi", ZG 223/224), arricchiscono quindi le storie scritte da Toninelli, unite a tematiche sociali (casi di malattie introdotto con "cattiveria" dai bianchi, che hanno veramente sterminato delle tribù indiane) che prima non si erano visti molto spesso.
Quello che si nota però nel corso del decennio in cui sono uscite le sue storie è che ad un iniziale entusiasmo fa pian piano seguito una sorta di abbandono, dove le storie che escono non hanno più un'impronta di freschezza, ma sembrano storie scritte perché la storia doveva essere scritta. E questo probabilmente ha frenato l'ascesa di Zagor verso vette più alte, vette che sono state raggiunte successivamente, con l'arrivo del duo di scrittori Boselli - Burattini. Quali possono essere i motivi di questa parabola letteraria per l'autore Toninelli? Fondamentalmente il motivo è uno solo, cui altri possono girare intorno: ovvero la mancanza di libertà nell'affrontare le storie, il sentire quel controllo iniziale sempre presente nel corso degli anni e probabilmente il vedersi bocciare dei progetti che hanno portato l'autore al fine a presentare una proposta di rinnovamento tale che non poteva essere altro che una lettera di dimissioni.
Ovviamente per parlare con cognizione di causa bisogna conoscere non solo
le storie scritte da Toninelli, ma anche quelle che hanno preceduto il
suo periodo, per rendersi conto del suo punto di partenza nell'affrontare
la sua avventura.
Prima del suo esordio vi erano stati circa sei anni di sopravvivenza, se
vogliamo dignitosa, ma sopravvivenza: qualche ritorno di personaggi famosi
(Hellingen, prima di tutto,
storia tra l'altro effettivamente scritta da Nolitta), qualche
bella avventura di Sclavi e Castelli,
a volte tra l'altro non sostenute dai disegni. Toninelli comincia quindi a scrivere, a progettare, a intrecciare dei fili che hanno come prima risposta positiva quella di mettere un po' di ordine dentro il mondo di Zagor, cercando un qualche collegamento tra le storie e realizzando una sorta di continuità tra le stesse, pur lasciando una storia leggibile indipendentemente dalle altre. Poi si arriva al momento in cui l'autore sente la necessità di dare un contributo più personale al personaggio: vi è quindi la necessità di avere un maggiore libertà d'azione. La cosa probabilmente gli viene negata e quindi arriva a fare la proposta che se viene accettata bene, se non viene accetta lo porterà progressivamente ad allontanarsi dalla testata. Cosa che poi accadrà.
Ma quali erano i punti della proposta: fondamentalmente un rinnovamento
di alcuni aspetti della personalità del personaggio, con nuovi spunti
introdotti, ed un rinnovamento del parco disegnatori (Marcello
Toninelli: "Una svolta possibile", sempre Darkwood Monitor Annual).
Certo la proposta di Toninelli è molto drastica: nuove tipologie
di storie, maggior continuità, nuovi disegnatori con un relegare
i disegnatori classici in una collana parallela aperiodica.
L'introduzione di nuovi elementi è diventata realtà: elementi di colore, pensiamo alla prima storia regolare di Boselli ("Ladro di ombre"), una maggiore presenza delle donne, donne fatali, ma non solo.
Ma soprattutto viene da pensare all'introduzione di quell'aspetto che
sicuramente ha fatto fare un salto di qualità notevole alla serie:
l'arrivo di nuovi disegnatori, con un tratto decisamente più
moderno, accattivante. Sicuramente Toninelli si è trovato in una posizione scomoda, ha affrontato il suo lavoro con grande serietà, con rispetto fino al momento in cui ha visto che non vi era altra strada che l'abbandono della testata e questo probabilmente si è riflesso sulle sue ultime storie, pubblicate tra l'altro dopo la sua uscita dalla casa editrice. Concludo, dicendo come sia Toninelli che Nizzi (che similmente a Toninelli si è trovato nella necessità di scrivere storie per Tex per lungo tempo da solo) si sono trovati in situazioni editoriali tali che forse non hanno potuto esprimere al meglio in taluni casi le loro capacità letterarie, ma mentre Nizzi ha resistito e si è creato un suo spazio, faticosamente ma con successo, Toninelli ad un certo punto non ha più voluto attendere e ha preferito altre strade. Strade che l'hanno portato a svolgere diverse collaborazioni con testate simil bonelliane (suo è il primo Extra della serie Lazarus Ledd, di Ade Capone, sue alcune collaborazioni con il personaggio Gordon Link, creato da Gianfranco Manfredi e Raffaele Della Monica), oltre a dedicarsi alla trasposizione a fumetti di diverse epopee letterarie, con stile ironico, quali La Divina Commedia, curandone sia i testi che i disegni e firmandosi semplicemente Marcello, dapprima apparsa su Il Giornalino e successivamente raccolte in volumetti spillati pubblicati da Ned 50, la casa editrice di Fumo di China, sicuramente una delle più importanti riviste di critica fumettistica.
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