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" La scorta mohawk"

TESTI
Luigi Mignacco
DISEGNI
Massimo Pesce

Zagor

Pagine correlate:

A volte i buoni sono i cattivi, e i cattivi sono i buoni. Cioè, capito, no?

Punti di vista
recensione di Daniele Alfonso

Proveniendo dalla scuola di Mister No, Luigi Mignacco, al suo esordio sulle pagine del Zagor, porta con sè un po' di sertanejos e di atmosfera brasiliana, che di certo faranno piacere a tutti gli appasisonati di entrambe le creature di Guido Nolitta.

Apprezzato interprete di Jerry Drake, l'autore ci pare un po' titubante nel misurarsi con lo Spirito con la Scure, la cui figura è parzialmente adombrata, nello svolgersi della vicenda, da quella dei tre brasiliani, che fanno da vero fulcro della narrazione. Anche se Mauro Boselli, in passato, ci ha abituato ad un ruolo più defilato del solito per il Signore di Darkwood, non possiamo fare a meno di notare come, già nell'incpit della storia, il nostro si presenti in modo meno eroico del solito, sia quando spia con un'eccessiva circospezione Marcus e compagni, sia quando si fa sorprendere da Jatir, per poi trovarsi a mal partito di fronte all'abilità di questi nella capoeira. Indubbiamente, Zagor non fa una brillante figura nel fidarsi eccessivamente dei tre brasiliani, nè ha un ruolo decisivo nel finale della storia, quando è costretto ad arrendersi, per poi farsi salvare da Tonka. A Zagor non tocca nemmeno l'onore di eliminare gli avversari più importanti, ma solo alcuni sgherri di secondo piano. Sembra di capire che, abituato com'è a Mister No, Mignacco nutra più simpatia per gli ambigui personaggi del Sertão, che per un eroe a tutto tondo e dalla moralità solida come una roccia, quale è invece Zagor.

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Uno Zagor molto dinamico,
disegno di Pesce, (c) 2003 SBE
   

La prima parte della storia non entusiasma, per via di una sceneggiatura un po' scarsa di mordente e dai dialoghi talvolta impacciati, soprattutto nelle presentazioni dei personaggi. Alcune soluzioni di sceneggiatura sono azzeccate, come la sequenza molto nolittiana in cui Cico immagina di far visita ai reali d'Europa, altre lo sono meno, come la scazzottata di p.89, in cui la vignetta dove "Big Bear" colpisce l'albero pare solo voler coprire un buco nella tavola. Ciò può anche essere dovuto a un non perfetto accordo tra lo sceneggiatire e il disegnatore, Massimo Pesce, che comunque è, al solito, molto abile nella rappresentazione fortemente dinamica delle scene di lotta, in cui apprezziamo anche una maggiore cura per le proporzioni anatomiche rispetto al passato. Molto riuscita è anche la caratterizzazione grafica dei vari personaggi coinvolti nella vicenda, che non sono pochi.

Mignacco ingrana molto meglio nella seconda parte, quando si decide a sviluppare un po' meglio la personalità del cast in gioco, e quando ci presenta una situazione quasi texiana, nel teso assedio alla Missione di San Bartolomeo. In conclusione, possiamo dire che Mignacco ha sicuramente bisogno di prendere un po' più di confidenza con Zagor, perché, anche da una creatura nolittiana all'altra, il passo non è così breve. La sua prima storia si fa apprezzare, più che altro, per i disegni di un Massimo Pesce molto in forma, mentre la sintonia dello sceneggiatore con la figura di Za-gor-te-nay può essere senz'altro migliorata.
 

 


 
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