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" Il sudario verde"

TESTI
Alessandro Russo
DISEGNI
Gallieno Ferri

Preghiera

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L'isola del dottor Howenstein
recensione di Daniele Alfonso

Chi non conosce "L'isola del dottor Moreau"? E' uno dei più classici romanzi di fantascienza, scritto nel lontano 1896 da Herbert George Wells. Nel romanzo, si parla di uno scienziato megalomane che conduce esperimenti su cavie umane, con l'intento di migliorare le facoltà fisiche degli sfortunati che capitano sotto le sue grinfie. Ovviamente, l'arrogante tentativo di Moreau di sostituirsi a Dio non può che portare al fallimento, e così i risultati della sua scienza corrotta non sono che mostruosi aborti che alla fine si rivoltano contro il loro creatore. Chiaro ammonimento sull'uso indiscriminato della scienza, "L'isola del dottor Moreau" di Wells, così come "Frankenstein" di Mary Shelley, è una delle basi di tutta la letteratura sf da più di un secolo a questa parte.

A questo punto avete già capito dove voglio arrivare: "Il sudario verde" è fin troppo palesemente una trasposizione in chiave zagoriana dell'opera di Wells, nè più nè meno. Di fronte a ciò, il lettore ha le sue buone ragioni per indignarsi. La storia scritta da Alessandro Russo è esageratamente vicina a quella di Wells, e se nel 1971 il buon vecchio zio Alfredo poteva anche permettersi di plagiare la Shelley con il suo "Molok!" (ZG 76/77), non è detto che il lettore smaliziato di 30 anni dopo sia ancora disposto a far passare liscia una così evidente somiglianza. Quindi l'insufficienza al soggetto ci sta tutta, anche perché l'autore non ci risparmia alcuni ammuffiti cliché di cui avremmo fatto volentieri a meno, come il vecchio pazzo del villaggio, per tacere dell'immancabile assistente gobbo (che però -sorpresa- non si chiama Igor ma Byron). Insomma, ci sarebbe il tanto da far imbufalire qualche purista della letteratura di genere.

(20k)
Preghiera
disegno di Ferri (c) 2003 SBE

Ciononostante, la storia non è affatto da buttare via, e per due buoni motivi. Il primo è che, tutto sommato, è scritta piuttosto bene. La suspence c'è; i personaggi, soprattutto Zagor e Cico, sono caratterizzati a dovere; l'intreccio, pur nella sua semplicità, è leggibile; i dialoghi sono scorrevoli e quindi, se riuscite un attimo a dimenticarvi del fantasma di Wells che aleggia su di voi, vi accorgerete che la lettura è tutt'altro che spiacevole, anche se si tratta solo di un esercizio di stile che Alessandro Russo, bontà sua, ha voluto regalarci. Il secondo motivo sono i disegni del sempre grande Gallieno Ferri, che in una vicenda horror come questa, tra mostri e agguati notturni, riesce a dare il meglio di sè, elevando di parecchio la qualità globale della storia.
 

 


 
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