  
Non è epica. Questa è la caratteristica che salta subito all'occhio, leggendo "La terra delle libertà", e che lascia un attimo interdetti. Nei mesi scorsi, abbiamo visto Zagor alle prese con negromanti, orde di morti viventi, divinità scatenate ed esseri mostruosi di vario tipo. Ora il nostro Spirito con la Scure è semplicemente impegnato nel portare a destinazione alcune casse di chinino, evitando i cannoneggiamenti della marina inglese. Beh, tutto qua? Sembra proprio poca cosa, rispetto alle grandiose avventure vissute fino a ieri. Eppure, magari giova ricordarlo, anche Superman, quando non è occupato nel risolvere crisi planetarie, trova il tempo di portare giù i gattini dagli alberi. Con questa storia, Moreno Burattini ci riporta con i piedi per terra, sotto molti aspetti.
|
"Burattini riporta il personaggio Zagor ad una dimensione più umana."
| | | |
Anzitutto, riporta il personaggio Zagor ad una dimensione più umana. Non più supereroe, ma (scusate se è poco) solamente eroe, come è stato nella maggior parte delle avventure vissute da quattro decenni a questa parte. Impegnato non a salvare il mondo, ma solo a tirare fuori da guai chiunque abbia bisogno del suo aiuto. In questo caso, la popolazione della città di Monrovia, colpita dalla malaria. Nonostante una piccola parentesi fantastica, la storia è di stampo realistico, e vede il Re di Darkwood alle prese con avversari tosti, ma pur sempre umani in carne ed ossa. L'impianto narrativo ha solide basi storiche, che i personaggi non mancano di descrivere con un dettaglio a volte eccessivo, che rischia di annoiare un po' il lettore, mettendo tuttavia in luce la cura con cui l'autore ha evidentemente svolto le dovute ricerche sulla situazione politica e geografica del lembo d'Africa in cui è ambientata la vicenda.
Come spesso accade, lo Zagor di Burattini, a differenza di quello di Boselli, è particolarmente irruento e sbrigativo. In questa occasione, lo vediamo anche sparare a bruciapelo contro avversari armati solo di coltello (N.425, p.95). Immagino che qualche lettore potrà storcere un po' il naso davanti a questa manifestazione di brutalità, ma, a scanso di equivoci, è bene far notare due cose. 1) Quando è in gioco la pellaccia, non sempre le regole di cavalleria vanno applicate, soprattutto quando si è in inferiorità numerica, come in questo caso. 2) Zagor aveva già utilizzato la sua scure poco prima, lanciandola contro un avversario, e dunque aveva a disposizione solo il piombo per difendersi. Per cui, poche storie, gente, anche perché succede ben di peggio: nel corso della storia possiamo vedere Zagor che si fa scudo del corpo di un soldato inglese (cfr. la vignetta qui sotto) e che uccide un avversario disarmato (N.426, p.69). Dulcis in fundo, ci si può anche godere lo spettacolo dello Spirito con la Scure che malmena un gruppo di dolci donzelle (si fa molto per dire, ovviamente) e questo è il rovescio della medaglia dell'emancipazione del gentil sesso: i personaggi femminili "forti" ormai abbondano, e -giustamente- non si può affatto pretendere che, ogni tanto, non si becchino pure qualche cazzotto, giusto? ;-) La cosa che mi dà un po' da pensare è che solo fino all'altro ieri scene del genere avrebbero subito pesanti ritocchi, se si fosse trattato di una ristampa, mentre ora vengono pubblicate tranquillamente...
Burattini scrive così un nuovo capitolo sulla saga della Libertà, iniziato nella golden age nolittiana con "Libertà e morte" (ZG 89/92), e proseguito dall'autore toscano con "Liberty Sam" (ZG 368/369), "Fuga per la libertà" (ZG 415/416) e con quest'ultima "La terra della libertà". Non ci rimane che attendere una nuova puntata, sempre, beninteso, con la parola "libertà" nel titolo della storia!
  

|
Gallieno Ferri
| |
|
|
|

Uno Zagor molto risoluto!
disegno di Ferri, (c) 2001 SBE
| | |
|
La mano del Maestro non poteva mancare in questa trasferta Africana, che è un inconsueto e innovativo capitolo nella lunga saga del Re di Darkwood. Inutile rimarcare l'ovvio, e cioé che le caratterizzazioni grafiche di Zagor e Cico sono sempre assolutamente le migliori che si possano vedere. Altrettanto dicasi per Digging Bill, personaggio che, dopo molto tempo, ritorna nelle mani del suo creatore. Ferri delude invece nell'interpretazione di quei personaggi che non sono stati creati da lui stesso, soprattutto per quanto riguarda Denise Lafitte, che ha ben poco della carica aggressiva e insieme molto femminile che la matita di Mauro Laurenti ha saputo darle nel precedente "L'impero di Songhay" (ZG 422/424). Molto interessante, sebbene quasi caricaturale, il viscido dottor Rivera.
  
E così si conclude la "trasferta africana" del nostro eroe, che dal prossimo mese tornerà a respirare la familiare aria di Darkwood. Il bilancio di questo ciclo di avventure è ampiamente positivo: Boselli e Burattini, affiancati da uno staff di valenti disegnatori tra i quali non poteva mancare Gallieno Ferri, sono riusciti a proiettare Zagor in una inedita dimensione, mantenendo ferme le caratteristiche fondamentali del personaggio e lo stile narrativo della serie, e dimostrando una volta di più che, a dispetto dei quarant'anni di vita editoriale, Zagor è ancora straordinariamente vitale, e non manca di offrire sempre nuove sorprese ai suoi lettori.
Ma poiché noi lettori non siamo mai contenti, non vediamo l'ora che il nostro eroe ritorni a "casa" per incontrare ancora una volta il suo "amico" Guitar Jim, e per scontrarsi per la terza volta con Kandrax. Per quanto belle possano essere ultimamente le storie di Zagor, si ha sempre la sensazione che il meglio debba ancora arrivare...
|