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" Il ritorno
di Cain"


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Cain
I Negromanti

Pagine correlate:

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il loro amico misteriosamente scomparso in Africa?

"E la scure di Za-Gor-Te-Nay farà la sua parte"
recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Parafrasando Isaac Asimov, potremmo dire che "Darkwood è abbastanza grande". Era sicuramente così negli anni sessanta, quando Zagor nacque come personaggio ingenuo, da proporre ad un pubblico giovanile disposto ad accettare che in un'immaginaria regione degli Stati Uniti potessero convivere senza problemi tutti gli scenari dell'avventura più classica. Ma negli anni successivi lo Spirito con la Scure si è rapidamente affrancato dal suo ruolo di personaggio leggero, dimostrando spesso un notevole spessore nei contenuti delle sue avventure, talvolta estremamente "adulte". Oggi, quando il pubblico di Zagor non è più composto di ragazzini, Darkwood è pur sempre un luogo dove possiamo aspettarci di incontrare un extraterrestre o un samurai, ma all'avventura va concesso il giusto grado di verosimiglianza, ed è perciò che il nostro eroe è sempre più disposto ad abbandonare la sua amata foresta, e addirittura il Nuovo Continente per approdare -stavolta- in Africa. Fa piacere vedere che, anche se lo scenario cambia, i personaggi rimangono sempre quelli, e ciò è il fondamento stesso della coerenza di un prodotto seriale. Ben lungi dal ritrovarsi spaesato nel nuovo ambiente, Zagor sembra invece ritornare alla sua vera dimensione, volteggiando di liana in liana come Tarzan e facendosi passare non più per un inviato di Manito, ma per il dio Damballah.

"Sacrificare parzialmente il ruolo da protagonista di Zagor a favore di altri personaggi"    
Se il viaggio verso luoghi inesplorati è una peculiarità delle avventure scritte da Mauro Boselli, un'altra, che qui ritroviamo in pieno, è quella di sacrificare parzialmente il ruolo da protagonista di Zagor a favore di altri personaggi. In ciò possiamo trovare, a seconda dei gusti, un pregio o un difetto di questa storia, che, se andiamo a ben vedere, non è un'avventura di Zagor, ma di Andrew Cain. Il cacciatore di mostri è infatti il vero fulcro dell'azione: sua la volontà di recuperare lo scettro di Tin-Hinan, sua la conoscenza del territorio e degli usi e costumi locali, sua l'autorità sui Tuareg, sua l'esperienza nell'affrontare la magia, suoi i nemici che si parano davanti ai nostri eroi. Se a ciò aggiungiamo una carismatica aura di mistero e una forte personalità abbiamo un personaggio che non può non spiccare come il vero protagonista della vicenda, mentre il Signore di Darkwood si limita a fargli da valida spalla. "La scure di Za-Gor-Te-Nay farà la sua parte", come dice lo stesso Zagor. E la fa, ma è una parte tutto sommato secondaria. Lesa maestà? Personalmente non ci vedo nulla di male: Zagor è stato protagonista mille volte e lo sarà altre mille, ma probabilmente non tutti i lettori saranno d'accordo (scriveteci e diteci la vostra).

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Uno spietato Andrew Cain
disegno di Andreucci, (c) 2000 SBE
   
Dopo un ottimo prologo che ricollega "Il ritorno di Cain" a "Il terrore dal mare" (ZG 386/389), Zagor è effettivamente il vero protagonista di tutto il primo albo, caratterizzato da una buona dose d'azione. Già qui però si nota la natura estremamente dialogata della storia, che predomina nettamente nel secondo albo, giocato interamente sullo scambio di battute fra i personaggi. Boselli è in gamba nel sostenere così tante pagine di parole in un fumetto votato all'azione, senza annoiare il lettore, e ciò grazie anche ad alcune soluzioni di sceneggiatura non comuni per Zagor (la fiaba sulla Regina delle Sabbie a pp.44-48, la preghiera di Cico come didascalia nelle pp.53-54, alcune scene prive di dialogo, il layout particolare di certe tavole), tuttavia dispiace un po' vedere come il momento più epico dell'intera vicenda, ovvero lo scontro con l'orda di morti viventi creata dai negromanti di Kush, si risolva nell'ultimo albo in un numero di tavole abbastanza esiguo, magari per evitare di ricadere nella somiglianza con la classica storia "Il Signore Nero" (ZG 194/196) in cui Zagor affrontava un esercito di scheletri evocato dal mago Mord, o addirittura con lo spassoso film di Sam Raimi "L'armata delle tenebre", che presenta una situazione estremamente simile a quella che vediamo nel terzo albo della storia. Fatto sta che almeno una decina di tavole in più non sarebbero state di troppo.



DISEGNI
Stefano Andreucci    

I disegnatori di Zagor devono essere pronti a tutto, specialmente di questi tempi: che nessuno si illuda di potersi tranquillamente adagiare nei familiari scenari di Darkwood, tra boschi, fiumi e villaggi di pellerossa. Catapultato nel cuore dell'Africa, Andreucci riesce, come Zagor, ad ambientarsi benissimo, e la sceneggiatura di Boselli gli offre non solo l'occasione di rappresentare ambienti e costumi lontani dall'abituale tradizione zagoriana, ma anche di sperimentare nuove tecniche di disegno (nella già citata sequenza della fiaba sulla regina delle sabbie) e particolari layout. Andreucci se la cava bene, ma i suoi disegni hanno un fastidioso difetto, quello della scarsa coerenza nella raffigurazione dei personaggi, che troppo spesso cambiano notevolmente fisionomia da una tavola all'altra. Ciò è particolarmente evidente nel volto di Zagor, su cui sospetto un intervento redazionale di quando in quando. Da notare anche come l'autore ricorra all'uso delle retinature, anche se sembra ricordarsene solo dalla fine del primo albo in poi.

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Ingresso in grande stile per i Negromanti di Kush
Disegno di Andreucci, (c) 2000 SBE



GLOBALE
 

La trasferta africana di Zagor è iniziata bene con la precedente avventura di Burattini&Chiarolla, "Il tesoro di Jean Lafitte" (ZG 417/419), e sta proseguendo a gonfie vele, dimostrando ancora una volta che Zagor è attualmente una delle migliori serie che la Sergio Bonelli Editore porta in edicola. Ora attendiamo con trepidazione il confronto con Marie Laveau, che presumibilmente tirerà le fila di una continuity che è in sospeso da parecchi mesi.
 

 


 
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