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ZAGOR
40 ANNI

40 anni, e li dimostra
Anta
Darkwood e... Toninelli
Zagor in the world


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(3k) 40 anni, e li dimostra
di Daniele Alfonso

Forse avrei dovuto dire che non li dimostra. Sarebbe stato più carino. E in effetti è anche vero: lo Spirito con la Scure frequenta le edicole ormai da quarant'anni, e non mostra assolutamente la corda. Anzi, continua a vivere nuove e sorprendenti avventure ogni mese, mantenendo una freschezza invidiabile. Dopo quattro decenni, Zagor è ancora un giovanotto in piena forma, beato lui.

Eppure, provate ad immaginare di vivere in un mondo dove Zagor non esiste. Provate ad immaginare di proporre ad un editore, fosse anche Sergio Bonelli, di pubblicare i fumetti di un personaggio che si veste come un supereroe, che vive negli Stati Uniti del 1840, che si sposta usando le liane come Tarzan, che ha come compagno di avventure un messicano pasticcione, che fa credere ai pellerossa di essere uno spirito inviato da Manitù, che combatte indifferentemente contro comuni tagliagole e rapinatori quanto contro vampiri, maghi e morti viventi. Probabilmente quell'editore vi prenderebbe per matto. Non è più tempo di fumetti del genere. Non nel 21° secolo. Non quando i ragazzini si attendono eroi volanti che fanno kung-fu e sparano palle di fuoco dalle mani. Non quando sfruttare la credulità degli indiani è considerato "politically incorrect". Non quando il west -quello vero- è già stato visitato da Gino d'Antonio, Berardi&Milazzo, Bonelli&Galep. Non quando comicità è sinonimo di "Simpson" e "South Park". Non quando i vampiri sono quelli di Dampyr e gli zombi sono quelli di Dylan Dog. Non quando i lettori più adulti si attendono un maggiore realismo nelle storie, e personaggi dal profondo spessore psicologico. Non quando i giustizieri tutti d'un pezzo hanno lasciato il posto ad anti-eroi più tormentati (vedi, sempre in ambito Bonelli, i vari Ken Parker, Dylan Dog, Nathan Never). Insomma, per pubblicare Zagor al giorno d'oggi bisognerebbe essere pazzi.

Per nostra fortuna, Zagor è nato la bellezza di 40 anni fa, ed è nato come prodotto confezionato appositamente per un pubblico di giovanissimi, all'insegna dell'avventura a tutto tondo. Per cui ecco un personaggio che riunisce in sé le caratteristiche di alcuni eroi di successo (Tarzan, l'Uomo Mascherato, Batman o qualche altro supereroe del genere), che vive nella terra dell'Avventura per eccellenza (l'America del 19° secolo), eccetera. All'epoca un personaggio del genere poteva funzionare, e infatti ha funzionato. Resta il mistero di come abbia potuto sopravvivere fino ai giorni nostri rimanendo sempre uguale a se stesso (o quasi). La parola magica è una: "alchimia". In Zagor si trova di tutto e di più. Dai familiari scenari western alle dimensioni parallele. Dai classici criminali armati di pistola e coltello agli antagonisti più disparati, perfino soprannaturali. Dai personaggi che sono poco più di divertenti macchiette (pensate per esempio a Icaro La Plume), a quelli che mostrano una personalità complessa (come Guitar Jim). Dalle avventure più improbabili (avete presente "L'ultimo vikingo"?) a quelle più solidamente legate alla realtà del mondo. Dalla situazione comica all'intreccio più drammatico. E così via. In passato mancava un tocco di colore rosa, ma recentemente è stato aggiunto anche quello, e così il quadro è completo. Il segreto è questo: nessun limite di genere. Giancarlo Berardi dice che "le buone storie sono quelle con buoni personaggi": Zagor dimostra che questo è vero solo in parte. La varietà di scenari e di situazioni è altrettanto importante, ed è questo il principale punto di forza della serie.

E' da rimarcare come questa commistione si manifesti non solo tra una storia e l'altra, ma anche all'interno di una stessa storia, in cui situazioni umoristiche o paradossali si affiancano a sequenze più realistiche, intense e drammatiche. Basti solo pensare alla dualità della coppia Zagor-Cico. Anche se alcuni -sia lettori, sia (purtroppo!) autori- considerano Cico un personaggio inopportuno e ingombrante, per non dire proprio fastidioso, la sua presenza costituisce uno dei cardini della serie, dato che, con la sua goffaggine, si contrappone all'eroe protagonista facendo per così dire da contrappeso a tutte le qualità quasi superumane di Zagor, aumentando a dismisura la varietà del fumetto. Zagor ha bisogno di Cico quanto della sua scure.

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"Zagor racconta..."
(c) 1970-2001 SBE
   
Naturalmente bisogna anche essere capaci di costruire un buon intreccio. Anche se Zagor è nato indubbiamente come prodotto di "serie B", anche se Sergio Bonelli ha ammesso di aver scritto molte sceneggiature in maniera estremamente rapida, "di getto" e senza eccessiva attenzione, Zagor non è mai stato davvero un fumetto di serie B se non, forse, nei primissimi tempi. In realtà, il livello dei disegni e delle sceneggiature ha sempre dimostrato che gli autori di Zagor hanno in ogni caso fatto del loro meglio per portare in edicola un prodotto di qualità (okay, non proprio in ogni caso: abbiamo pur letto qualche storia che non s'aveva da pubblicare), anche se è solo all'inizo degli anni '70 che la serie raggiunge la piena maturità espressiva, con la pubblicazione dell'ottima "Zagor racconta" (ZG 55/56) che dona al personaggio Zagor un'inedita carica emotiva, trasformandolo per la prima volta in un fumetto più adulto, complesso e maturo, come rimarrà fino ad oggi. Ed è proprio in quel decennio che la serie raggiunge l'apice del suo livello qualitativo, e conseguentemente l'apice del successo.

Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti. Il fumetto, inteso in generale, si è trasformato sia nella forma che nel contenuto. Partendo dal cosiddetto fumetto "underground" americano, al sempre cosiddetto "fumetto d'autore" italiano, anche il genere più popolare ha cambiato la sua espressività, divenendo in qualche modo più maturo. Perfino Sergio Bonelli ha abbandonato Zagor per dedicarsi a Mister No, e poi sono arrivati i vari Ken Parker, Dylan Dog e Nathan Never, che hanno rilanciato a gran voce il genere, dimostrando che il fumetto non è solo roba da bambini, visto che qualcuno aveva bisogno che questa abbagliante ovvietà fosse dimostrata. Buon per noi. O meglio, buon per il fumetto il generale, ma non tanto per Zagor che ancora una volta si è ritrovato ad essere etichettato come prodotto giovanilistico. Del tutto ingiustamente, questo lo sappiamo: purtroppo c'è chi può leggere "Terrore dal sesto pianeta" (ZG 178/182) e percepire solo l'assurdità di un tizio che combatte con arco e frecce contro degli alieni, senza minimamente notare la perfezione con cui la storia è stata scritta e disegnata. Come dire che Dylan Dog è una cretinata perché spara agli zombi.

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Ma qualcosa sta cambiando di nuovo, secondo un'eterna spinta di rinnovamento che alla fine è ciclica. La pubblicazione, in tempi più o meno recenti, di Legs, Jonathan Steele e Gregory Hunter testimonia la volontà di tornare ad intendere il fumetto come forma di intrattenimento meno problematica rispetto ai suddetti Dylan Dog e Nathan Never, perché, dopotutto, una parte dei lettori (o forse, una parte di ogni lettore) ha semplicemente il bisogno di divertirsi, leggendo un fumetto, senza arrovellarsi con dubbi esistenziali. Non è di certo un caso se Antonio Serra cita il primo numero di Zagor all'interno del primo numero di Gregory Hunter. Sembra quasi di vedere una frattura, ma potremmo anche chiamarla diversificazione, che contrappone un genere di fumetto più fantastico e spensierato ad un altro più realistico e introspettivo, nell'intenzione di raggiungere quanto più pubblico possibile, soprattutto per quanto riguarda le diverse fasce d'età.

Naturalmente, esiste già un fumetto che coniuga il divertimento con l'introspezione e la fantasia con il realismo: si chiama Zagor, ed è in edicola da quarant'anni.
 

 


 
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