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"Lampo mortale"


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recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Maurizio Colombo    

La prima cosa che salta all'occhio, leggendo "Lampo Mortale", è il gran numero di citazioni che l'autore, Maurizio Colombo, sparge a piene mani per tutta la storia. Non sono contrario alle citazioni, che hanno sempre caratterizzato la produzione della SBE e di Zagor in particolare, ma c'è modo e modo di usarle.

"Colombo ha voluto sfoggiare tutta la sua cultura da cinefilo solo per gioco. Un gioco che, alla fine, gli si ritorce contro (..)"    
Ben venga la citazione, se serve ad arricchire la storia, portando il lettore a rappotare l'opera che sta leggendo a quella citata. Ben venga se riesce a farlo riflettere, o a farlo divertire con intelligenza, stuzzicando la sua cultura. Ma quale mai può essere lo scopo di una lughissima serie di citazioni tratte da numerosi film, anche diversissimi tra loro? Nessuno, credo. Colombo ha voluto sfoggiare tutta la sua cultura da cinefilo solo per gioco. Un gioco che, alla fine, gli si ritorce contro, dato che alla lunga annoia e irrita il lettore, oltre a distrarlo portandolo a pensare non alla storia che sta leggendo, ma a ciò da cui la storia è tratta.

Inoltre, mi pare naturale che il lettore sia portato a perdere la fiducia nell'autore che ricorre costantemente, e senza un particolare scopo, ai rimandi ad opere altrui. Viene da chiedersi se chi scrive in questo modo non lo faccia solo per mascherare una scarsa capacità di inventiva. Peggio ancora, in presenza di una bella scena, in cui non si riconosce nessuna citazione, viene da chiedersi se non sia magari tratta da qualche opera non nota. Sempre e comunque, si sente puzza di bruciato.

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Lee Marvin, alias Viruelas
disegno di Cassaro, (c) 1999 SBE
   
Che dire della natura delle citazioni fatte (vedere la scheda della storia per un elenco quanto più possibile completo)? E' divertente vedere un personaggio col volto di Lee Marvin (almeno, a me pare che la somiglianza ci sia), e passino pure le citazioni da Sergio Leone e Howard Hawks; passino anche, con un po' di buona volontà, quelle da John Carpenter... ma c'è da rimanere almeno perplessi davanti ai riferimenti a John Woo. Cos'hanno a che fare le sfrenate sparatorie dell'ormai celebre regista cinese con lo Spirito con la Scure? La risposta è semplice: Maurizio Colombo è, come ormai ben noto, un fan sfegatato dell'autore di "Face/off" e "Broken Arrow", e non ha resistito alla tentazione di volerlo infilare a tutti i costi in una sua storia. Non si sa bene se le citazioni da John Woo siano state inserite perché si adattano al personaggio Johnny Nakiar, o se piuttosto il personaggio non sia stato adattato alle citazioni di John Woo.

La questione delle citazioni usate in modo inappropriato inficia senza dubbio la godibilità di questa storia, il cui soggetto, tuttavia, non è male, almeno nelle sue linee essenziali, e poteva essere sufficiente a imbastire una storia potenzialmente appassionante. Purtroppo, la situazione peggiora ulteriormente a causa di alcuni svarioni abbastanza gravi (per i quali rimando ancora una volta alla scheda), e di una sceneggiatura che evidenzia una gestione dei personaggi piuttosto maldestra. Ad esempio, il comportamento di Bubba è alquanto inspiegabile, e risulta risibile il suo ruolo nel processo che conclude la storia. Ma soprattutto, delude Johnny Nakiar, con i suoi melensi racconti di vita vissuta, e col suo rapporto conflittuale con Zagor, che alla fine prova un sentimento di stima assolutamente non condivisibile per uno spietato assassino, un inaffidabile farabutto che non ha fatto altro che beffarlo e insultarlo in continuazione.



DISEGNI
Gaetano Cassaro    

Cassaro svolge un lavoro più che discreto, mostrandosi abile nel rappresentare con il dovuto dinamismo le frenetiche scene d'azione che Colombo dissemina per tutta la storia. Il fumetto si legge quindi rapidamente e senza problemi, mantenendo tutto il ritmo. Purtroppo suscitano una certa delusione le caratterizzazioni dei personaggi, le cui fisionomie, peraltro eccessivamente spigolose, non sono ben rispettate da una pagina all'altra della storia. Decisamente opinabile anche l'interpretazione che dà Cassaro dei due personaggi principali, Zagor e Cico, che in più di un occasione fanno storcere il naso, e ciò è tanto più vero quanto più il campo della vignetta è ravvicinato. L'autore se la cava bene nei siparietti comici che vedono il pancione alle prese con l'asino Salvador, e nel complesso il giudizio non può che essere positivo.

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Johnny Nakiar in azione. Disegno di Cassaro (c) 1999 SBE



GLOBALE
 

Rimane il sospetto che con questa storia Maurizio Colombo abbia solamente voluto fare sfoggio della sua onniscienza cinematografica, e -prevedibilmente- ciò non gli è bastato a tirare fuori una storia di piacevole lettura. Per il futuro, mi auguro di trovare meno citazioni e più sostanza nella sceneggiatura, e una maggiore attenzione alle caratterizzazioni fisiche nei disegni.

Non molto soddisfacenti le due copertine di Ferri. Nella prima, risalta eccessivamente lo sfondo, di uno sgradevole colore rosso; la seconda è sicuramente più pregevole, ma quantomeno curiosa: Zagor si aggira in una ghost town di cui non c'è traccia all'interno della storia.
 

 


 
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