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Sog. e
Sce. Mauro Boselli
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La Scozia di Boselli è una terra umida, fatta di sterminate brughiere avvolte nella nebbia e di fiordi sferzati dalle intemperie. Paesaggi pittoreschi e spettrali, in cui risuonano le note delle cornamuse e dei tamburi. L'atmosfera esotica delle Highlands c'è tutta, e accompagna efficacemente un'avventura a sfondo storico, basata sulle vicissitudini di alcuni ottimi personaggi introdotti da Boselli già in "L'esploratore scomparso", ovvero Lord Fraser e signora, e soprattutto Nat Murdo, una "personalità complessa", come dice Zagor. Molto complessa. Pure troppo! Al limite della schizofrenia, direi. Nat Murdo è il giovane perdutamente innamorato di Lady Emma, è il mostro diabolico e avido di potere che complotta contro Lord Fraser, ed è il romantico Capitan Midnight, che difende i contadini dalle angherie dei proprietari terrieri e della legge, sempre al servizio dei potenti. Resta qualche perplessità sulla salute mentale di Murdo, e sulla facilità con cui Zagor e Cico gli perdonano le passate malefatte.
"L'atmosfera esotica delle Highlands c'è tutta"
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La storia è originale ed avvincente, animata da numerosi comprimari caratterizzati con cura, come ad esempio lo sceriffo Cochrane, cinico e un po' vigliacco, e Geordie, il bandito idealista e dal cuore tenero. Boselli riprende in considerazione anche Virginia, un po' trascurata nell' avventura precedente ("Il terrore dal mare"). Interessante la rivelazione di Alan Grant come ufficiale della Black Watch; un colpo di scena certamente più inaspettato rispetto allo scoprire che Murdo e Midnight sono la stessa persona, fatto intuibile già dalla metà del secondo albo.
Generalmente buoni i dialoghi, anche se talvolta soffrono di eccessiva affettazione. Boselli è comunque bravo a stemperare, con un tocco di ironia, alcune battute volutamente sopra le righe.
  

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Mauro Laurenti
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Come di consueto, prevale la classica disposizione delle vignette su tre strisce orizzontali, ma la prima tavola, che contiene il titolo, è un'occasione per un'apertura ariosa, con una vignetta di altezza quasi doppia, in cui Laurenti dimostra subito la sua bravura nel raffigurare con dovizia di particolari un tipico scorcio delle Highlands.
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La Golden Baby, disegno di Laurenti
(c) 1998 SBE
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Altre due vignette doppie sono riservate alla Golden Baby, nella sua spericolata manovra per introdursi in un fiordo. Due disegni eccezionali (qui a lato ne vedete uno), dettagliati ed evocativi, con un'attenzione particolare per le ombreggiature, molto importanti in una storia come questa, dai paesaggi non certo solari. Laurenti miscela stili differenti, giovandosi anche dell'uso delle retinature, limitatamente all'ultima sequenza ambientata nel villaggio di Ullapool. In ogni caso, i risultati sono degni di nota; bisogna almeno citare i giochi di ombre di Callanish e le due sequenze oniriche.
Le scene d'azione sono ben disegnate, movimentate e realistiche, con i personaggi ben proporzionati e in pose credibili ed efficaci. I volti, però, non sono sempre realizzati con la dovuta cura, ad esempio Zagor non è sempre proprio uguale a se stesso. D'altronde Laurenti sembra trovarsi più a suo agio con i volti femminili. Un altro particolare negativo è la sovrabbondanza di personaggi sorridenti, per un motivo o per l'altro.
  
Tre ottime copertine di Ferri (notevole soprattutto la seconda) elevano la valutazione per una storia divertente e inconsueta, tanto nell' ambientazione quanto nello svolgimento, il cui punto debole è una conclusione che non convince appieno.
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