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Lo spregevole Lord Stead vuole impadronirsi
della favolosa eredità Fitzmayer, sottraendola
ai legittimi eredi, che tuttavia
sono gli unici a conoscerne il nascondiglio.
Minacciati dalla banda del "Francese", i giovani
ottengono l'aiuto di Zagor...
I predatori dell'eredità perduta
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La storia è sicuramente di piacevole lettura, anche se in qualche punto la credibilità scarseggia un po'. I sotterranei di Three-Oaks Manor, irti di trappole e meccanismi diabolici, sono lo scenario per una conclusione della storia "alla Indiana Jones", che, anche se divertente, sembra un po' esagerata nella complessità dei congegni meccanici, e nella sontuosità degli ambienti. E' anche difficile da accettare che Riannon possa comprendere il linguaggio del suo falco Jaye, come nemmeno Ben Stevens avrebbe saputo fare. Ottima, comunque, la gestione dei numerosi personaggi, quasi tutti caratterizzati in modo piuttosto convincente, anche se a volte un po' caricato. L'autore dimostra ancora una volta abilità nel manovrare i personaggi di Cico, di cui non trascura il ruolo umoristico, e Zagor. Quest'ultimo, però, pare una persona fin troppo gentile e ben educata, un po' lontano dallo Zagor spesso rude e sbrigativo di Guido Nolitta. I dialoghi sono in media di fattura più che buona, ma si rischia la sovrabbondanza di parlato: sfogliando le pagine dei due numeri che contengono questa storia, si fatica a trovare una vignetta che non contenga baloon. Altre considerazioni nella scheda della storia.
E, ancora una volta, diamo il benvenuto a un nuovo elemento dello staff zagoriano di via Buonarroti. L'ultimo arrivato è Massimo Pesce, un disegnatore dallo stile chiaro e pulito, egualmente abile nell'imprimere dinamismo alle scene d'azione e nel tratteggiare i volti dei personaggi conferendogli una notevole espressività. Alcuni primi piani di Zagor, bisogna dirlo, sono veramente pregevoli (altri un po' meno...), e pregevole è anche la flessuosità che Pesce sa donare ai personaggi femminili. L'unico difetto, che speriamo venga corretto al più presto, è che non di rado i personaggi assumono pose innaturali, apparendo troppo curvi o slanciati in avanti, o in posizioni che sarebbero scomode da assumere per chiunque. Nel complesso, un'avventura zagoriana piacevole da leggere, che soffre un po' delle limitazioni delle storie all-ages: un taglio più "adulto" non avrebbe guastato. Buone le copertine di Ferri.
Atipiche le due rubriche della posta: nella prima, Sergio Bonelli pubblicizza lo Zagor Club di Giuseppe Pollicelli; nella seconda,
Mauro Boselli commemora Michele Pepe, recentemente scomparso.
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