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Ogni eroe ha la sua nemesi, e la nemesi di Zagor è il professor Hellingen, geniale scienziato votato al male. I due personaggi sono completamente antitetici in ogni aspetto. Zagor è giovane, bello, atletico, mentre Hellingen è un vecchio avvizzito, il volto deturpato dalle ferite reso ancora più raccapricciante da un ghigno diabolico. Il primo è un eroe dall'animo nobile, il secondo è un sadico e spietato criminale, dotato di una superiore intelligenza e di una sconfinata cultura in molti campi scientifici, dalla fisica all'elettronica, dalla cibernetica all'ingegneria navale. Ispirato a Virus, "Il mago della foresta morta", personaggio creato nel 1939 da Federico Pedrocchi e Walter Molino, Hellingen incarna l'archetipo del mad doctor, lo scienziato pazzo che, rinchiuso nel suo laboratorio segreto tra macchinari avveniristici, cova il suo risentimento per un'umanità incapace di comprendere il suo genio, e trama diabolici piani di vendetta. Alla legittima domanda di Zagor, "Perché fai tutto questo?" (ZG 108, p.60), lo scienziato risponde con una vera dichiarazione di intenti: "L'affermazione della mia personalità di scienziato, ecco che cosa mi propongo da anni! La mia rivincita su tutti i boriosi colleghi che hanno deriso le mie teorie e ostacolato le mie ricerche... un riconosciemtno del mio genio, insomma!". "Ma perché non cerchi di raggiungere questo scopo con mezzi diversi?", incalza Zagor, "Perché la tua intelligenza si limita a produrre soltanto macchine capaci di distruggere?". Questa la risposta: "Perché la violenza è l'unico argomento che riesca ad imporsi costantemente ad un mondo popolato da gente superficiale, distratta, irriconoscente... gente pronta a sottovalutare e dimenticare qualsiasi beneficio le venga concesso... gente che reagisce e diventa viva soltanto sotto il pungolo della paura!".
Hellingen è sostanzialmente un personaggio monocorde, ossessionato dal suo odio verso l'umanità. Col tempo, però, cresce in lui un nuovo odio, quello verso Zagor, che più volte gli infligge umilianti sconfitte, e gli provoca nuove ferite non solo nello spirito, ma anche nel corpo. Ad ogni nuovo scontro, l'esile e macilento fisico dello scienziato è sempre più deturpato da nuove ferite, tanto che già nel secondo episodio Hellingen sente il bisogno di nascondere il suo orrido volto dietro una maschera. Ma è proprio l'odio verso Zagor a permettere ad Hellingen di sconfiggere la Morte, e a ritornare dall'aldilà dotato dei poteri delle Tenebre. Fin dall'inizio, Hellingen ha sempre rappresentato una minaccia gravissima per gli Stati Uniti e per l'intero pianeta. Tuttavia, nei primi scontri Zagor riesce a sgominarlo prima che i piani del diabolico scienziato si portino troppo avanti, quando ancora le sue pur potenti invenzioni, il gigantesco automa Titan e il sottomarino Squalus, costituiscono solo uno spauracchio per i pacifici indiani Ottawa del capo Teseka. La situazione cambia già al terzo incontro fra i due ("Ora zero!"): stavolta, complice la prolungata assenza da Darkwood dello Spirito con la Scure, Hellingen ha avuto tutto il tempo di organizzare la sua vendetta, spopolando la foresta, e di portare avanti i suoi progetti fino a poter minacciare direttamente il Presidente degli Stati Uniti. Nella storia successiva, "Terrore dal sesto pianeta", Hellingen si allea con gli alieni Akkroniani, dotati di una tecnologia avanzatissima, che gli consentirebbe di conquistare facilmente l'intero pianeta; lo scienziato raggiunge quindi un grado di pericolosità su scala globale. Con questo, Hellingen è all'apice della sua carriera criminale, ed è difficile pensare che possa fare meglio di così. Questo, probabilmente, ha spinto Tiziano Sclavi a modificare radicalmente il personaggio in "Incubi", trasformandolo in una vera e propria incarnazione del Male e decretandone la morte, contrariamente a quanto previsto da Nolitta. Già, perché è evidente che il "modulatore macromolecolare a campo ionizzato" doveva portare in salvo Hellingen, e non ucciderlo. Quel che è fatto è fatto, e tocca poi a Mauro Boselli il compito di levare le castagne dal fuoco con "Ombre su Darkwood". L'autore ha già introdotto nel cosmo zagoriano Wendigo, il Signore del Male che è il naturale nemico di Kiki Manito, ed è così che Wendigo e Hellingen si alleano, e lo scienziato pazzo perde ogni residuo di umanità, divenendo un servo del Caos.
Egregi colleghi... Come ha osservato il famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, "una tecnologia sufficientemente avanzata può essere facilmente scambiata per magia". In questo senso, Hellingen è un mago, proprio come Mefisto. Uno usa le sue conoscenze tecniche per creare mirabolanti strumenti di distruzione, l'altro sfrutta le arti mistiche, ma il risultato è lo stesso: entrambi riescono a produrre ciò che ai loro avversari appare come un autentico prodigio, anche se la minaccia di Hellingen è molto più tangibile delle eteree apparizioni di Mefisto. Entrambi i personaggi hanno l'identica capacità di poter spiare a distanza le loro vittime, ma se il mago scruta nella sua sfera di cristallo, lo scienziato si serve di telecamere ed onde radio. Inoltre, Hellingen e Mefisto hanno subìto un simile destino: entrambi morti, risorgono dal Regno del Ombre come autentiche potenze delle Tenebre, e continuano a tormentare i loro nemici di sempre. Dal canto suo, Xabaras è un vero e proprio mad doctor, così come Hellingen, anche se le sue ricerche scientifiche sono orientate solo alla produzione di un siero con cui sconfiggere la Morte. Siero di cui Xabaras stesso non sembra avere bisogno, dato che si proclama immortale. Anche lui è quindi una Potenza delle Tenebre, e nelle gerarchie infernali occupa di certo un posto superiore a Hellingen e Mefisto.
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