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Ci scusiamo per il disagio

il mezzo ritorno di Hellingen
Recensione di  |   | zagor/


Ci scusiamo per il disagio
Zagor 601-605


Scheda IT-xZG-601-605

La situazione è all'incirca questa.

Il sole è alto a mezzogiorno. Sei a bordo di un aereo, in procinto di partire per un viaggio che aspetti da tanto tempo. L'emozione sarebbe tanta, peccato solo per il tuo compagno di sedile, dalla stazza così grande da sacrificare il tuo spazio, che non fa che parlare di tutto quello che serve sapere per viaggiare in perfetta consapevolezza e sicurezza. I motori si accendono, l'aereo rulla in pista ed accelera. "Wow, si parte!", pensi. I minuti passano, la pista si accorcia sempre di più. "Cosa si aspetta per decollare?" La pista finisce, e ti ritrovi in un luogo dove il cielo è giallo e brillano due lune. L'aereo si blocca con una brusca frenata. "La compagnia si scusa con i passeggeri, ma il decollo è rimandato a data da destinarsi. Ci scusiamo per il disagio." Faccia sgomenta. "D'oh!".

Il risultato finale ha deluso perché la storia si interrompe frettolosamente con un brusco cambio di registro proprio quando avrebbe dovuto decollare.
In forma di metafora, sono queste le sensazioni provate nella lettura delle 426 tavole del ritorno di Hellingen, il più celebre nemico di Zagor. Nel 1980 Nolitta lo fece scomparire all'interno di una cabina extraterrestre, nel 1988 Sclavi lo ripropose come fantasma, sancendone la morte, mentre tra il 1996 e il 1997 Boselli lo riportò in vita, salvo farlo precipitare nel Regno del Caos dominato da Wendigo, lo Spirito del Male, che aveva cercato di fregare.

Dopo 18 anni tocca a Moreno Burattini cimentarsi con il personaggio e, pur con l'indulgenza dovuta per le difficoltà di soddisfare le aspettative di una così lunga attesa, il risultato finale ha deluso perché la storia si interrompe frettolosamente con un brusco cambio di registro proprio quando avrebbe dovuto decollare. Impossibile non partire dal finale nel valutare l'episodio: Zagor è messo così alle strette da Hellingen (o meglio, dal suo clone) da riuscire a cavarsela soltanto grazie a un intervento magico di Wendigo, da lui stesso evocato, che preleva lo scienziato e lo conduce a far compagnia al suo originale nel Regno del Caos. Il deus-ex-machina di natura divina, a onor del vero, è una costante nelle storie di Hellingen dal 1980 in poi: infatti la questione non è tanto l'avere inserito un elemento magico o fantasy in una storia in cui sin lì non c'azzeccava nulla, quanto che c'è una bella differenza tra introdurre questo tema con il necessario respiro narrativo e buttarlo lì nelle ultimissime pagine perché tanto ormai l'argomento è di casa nella serie. E con il poco invidiabile risultato di ottenere un epilogo al tempo stesso sbrigativo e pesante (i ragionamenti con cui Zagor, mentre è in fuga, perviene al suo piano).

Deus-ex-machina
disegni di Marco Verni e Gianni Sedioli, Zagor n.605, pag.44

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Deus-ex-machina<br>disegni di Marco Verni e Gianni Sedioli, Zagor n.605, pag.44<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

La serie dello Spirito con la Scure è basata da sempre su storie singole, con un inizio, uno svolgimento e con contenuti emozionali che si esauriscono dopo la parola "fine"

Poco importa che dal suo Blog l'autore toscano abbia ufficializzato che il seguito di Mad doctor è già stato scritto e che il ritorno di Hellingen è stato spezzato in due storie, pubblicate a distanza di pochi anni, perché altrimenti le dimensioni complessive sarebbero divenute eccessive. Non è questo l'uso della continuity che ci piace su Zagor. La serie dello Spirito con la Scure è basata da sempre su storie singole, con un inizio, uno svolgimento e con contenuti emozionali che si esauriscono dopo la parola "fine". Questo è il patto non scritto delle grandi storie di Zagor rimaste nell'immaginario collettivo. Si può anche ripartire anni dopo da dove ci si è interrotti, o pubblicare una serie di storie con un sottile filo conduttore comune (come è successo nelle trasferte in giro per il mondo), ma il contenuto principale di una storia si deve esaurire, senza facili trucchi. In una Bonelli Editore che si sta rinnovando sempre di più, con nuovi media e serie parallele in arrivo di personaggi storici (il reboot di Martin Mystère) e recenti (la versione per bambini di Dragonero), per una serie tradizionalista come quella dello Spirito con la Scure una continuity del tipo di Mad doctor è una novità meno appariscente ma ugualmente dirompente.

La storia in questione, pur essendo tutt'altro che un capolavoro, ha evidenziato nelle prime quattro parti spunti intriganti
La storia in questione, pur essendo tutt'altro che un capolavoro, ha evidenziato nelle prime quattro parti spunti intriganti. L'autore toscano ha aggiunto del suo allo scienziato pazzo, raccontandone il passato precedente la prima apparizione e operando un "ritorno alle origini" in senso letterale dopo le strade intraprese da Sclavi e Boselli: ne è scaturita l'immagine di un folle totale sin dalla giovinezza, ma con nuove sfumature razziste, opinabili senz'altro (vedere la scheda) ma che hanno chiarito le ragioni della sua volontà di conquistare il mondo. Il prologo degli automi assassini e le modalità della clonazione di Hellingen sono in continuity con il numero immediatamente precedente, il celebrativo n.600 e l'espediente è stavolta efficace, perché sono elementi che aggiungono sale ad una storia e mostrano una capacità progettuale gratificante, ma che non piegano l'episodio a qualcos'altro. Lo stesso vale per gli altri agganci con l'universo zagoriano, dalla base governativa di Altrove (presa a prestito da Martin Mystère ma già introdotta ai tempi dell'ultimo scontro con Hellingen) al filone atlantideo, essenziali per la formazione del giovane Hellingen. Il finale deus-ex-machina non ha tuttavia tirato le fila delle premesse, e gli spunti sono rimasti fini a se stessi e utili più che altro a rimpolpare un succedersi di eventi (riassumibili in "Hellingen risorge nella base di Altrove e fugge dopo aver compiuto una strage") troppo scarno.

Il giovane Hellingen
disegni di Marco Verni e Gianni Sedioli, Zagor n.604, pag.25

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Il giovane Hellingen<br>disegni di Marco Verni e Gianni Sedioli, Zagor n.604, pag.25<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

La sceneggiatura è appesantita da dialoghi ridondanti e ingessati
Riguardo alla sceneggiatura, la scrittura di Burattini ha purtroppo segnato un deciso passo indietro dopo Mortimer: ultimo atto e Lo zoo di Kaufman: appesantita da dialoghi ridondanti e ingessati, mostra la nota ed evidente volontà di chiarire ogni minimo aspetto e comportamento, sviscerandolo nei più piccoli passaggi logici. A volte la necessità di fare il punto della situazione è risolto in modo efficace, come nella rievocazione del finale di Magia senza tempo, visto dalla prospettiva del clone di Hellingen che gradualmente recupera i ricordi. Ben più spesso i risultati sono invece infelici: la sequenza del bimbetto indiano da poco orfano che fornisce l'interpretazione corretta della minaccia dietro gli automi a un gruppo di adulti tontoloni, tra cui Zagor, è francamente grottesca e non meno sconfortante delle sequenze in cui l'autore fa un' "invasione di campo" nel racconto, facendo rievocare a Zagor alcune sequenze di storie passate al solo scopo di dire ai lettori ipercritici che un Hellingen razzista e psicopatico è compatibile con le storie nolittiane.

Il bambino saccente
disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.602, pag.41

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Il bambino saccente<br>disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.602, pag.41<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

In generale sono tutti i personaggi a parlare, dedurre e controdedurre troppo tra di loro, e ogni volta che si incontra qualcuno (ora gli scienziati Hubbard e Kant, ora gli agenti Jesse e Roberts di Altrove, ora il generale Nolan) si riparte da capo. Una simile modalità narrativa può andare bene nel romanzo, ma in ambito fumettistico, in cui immagine e testo dovrebbero essere in equilibrio nel portare avanti una storia, si finisce con l'ammazzare inesorabilmente ogni possibilità di tensione drammatica e di conseguente piacere nella lettura. Come nel primo faccia a faccia tra Zagor e Hellingen nei sotterranei di Altrove: un anticlimax in cui lo scienziato finisce con il ripetere ancora una volta le modalità della sua clonazione, già precedentemente discusse e dedotte allo sfinimento. Non è andata comunque molto meglio nelle parti d'azione, con quel Morirai! ripetuto dagli automi così ossessivamente da dare alle sequenze di battaglia una connotazione quasi puerile.

Ancora?!
disegni di Marco Verni e Gianni Sedioli, Zagor n.603, pag.27

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Ancora?!<br>disegni di Marco Verni e Gianni Sedioli, Zagor n.603, pag.27<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Verni e Sedioli sono i primi disegnatori ad affrontare lo scienziato pazzo in quasi mezzo secolo dopo Ferri e Donatelli e sono stati all'altezza del compito
Tanto shock è stata la sorpresa del non-finale per i testi quanto rassicuranti sono stati i disegni, che avranno fatto piacere a coloro che sostengono il "Ferri style sempre e comunque, tutto il resto non è Zagor", grazie al prologo illustrato da Gallieno Ferri e al corpo principale dell'episodio realizzato dalla coppia Marco Verni-Gianni Sedioli, che hanno nel Maestro un evidente punto di riferimento. Ci siamo già espressi negli ultimi anni sulle conseguenze delle questioni anagrafiche del primo e sulla capacità dei secondi di ottenere, insieme, un risultato superiore a quello dei singoli e all'insegna di uno stile classico, funzionale e privo di fronzoli, e non staremo a ripeterci. I due romagnoli sono i primi disegnatori ad affrontare lo scienziato pazzo in quasi mezzo secolo dopo Ferri e Donatelli e sono stati all'altezza del compito nella sua caratterizzazione grafica. Da ricordare alcune tavole di particolare impatto per l'impostazione molto lontana dalla tradizione (pag.67 e 86 del n.602, pag.18 e 46 del n.605), che hanno vivacizzato un po' l' "andamento lento" dell'episodio.

Se anche il "secondo tempo" fosse un capolavoro, Mad doctor va valutata oggi, e non alla luce degli sviluppi futuri
In conclusione, dispiace che quello che doveva essere un ritorno epocale, pubblicato per di più a ridosso dei festeggiamenti per i 600 numeri, sia stato "piegato" alla necessità di avere un "secondo tempo" nel giro di pochi anni. Aprendo, di fatto, la strada a una tipologia di continuity moderna ma molto rischiosa per una serie come quella dello Spirito con la Scure, perché disgrega il concetto di storia autonoma. Se anche il "secondo tempo" fosse un capolavoro, Mad doctor va infatti valutata oggi, e non alla luce degli sviluppi futuri. E l'episodio che ne è venuto fuori è strutturalmente squilibrato, con una valutazione complessiva compromessa dal brusco non-finale: se in un piatto di spaghetti trovate due bulloni cosa fate, li scartate e tornate a mangiare o buttate via tutto il piatto?

Nota: il testo è stato modificato in data 23 dicembre 2015.

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Scheda IT-xZG-601-605

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