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La sfida (im)possibile

un temerario albo centenario
Recensione di  |   | zagor/


La sfida (im)possibile
Zagor 600


Scheda IT-ZG-600

La sfida a cui allude il titolo non è quella di Zagor, che affronta nuovamente gli avversari probabilmente più pericolosi mai incontrati in carriera, quanto quella degli autori che, anziché festeggiare i 600 numeri limitandosi a timbrare il cartellino, hanno avuto l’audacia di imbarcarsi in una storia ricca di insidie scivolose.

In precedenza un tale coraggio per un numero centenario si era visto solo con il n.400 di Mauro Boselli, che aveva mirato un colpo al cuore di Zagor, portandolo a riconciliarsi con il doloroso ricordo del padre, massacratore di indiani, in una storia in cui affrontava anche alcuni nodi spinosi e scomodi della propria missione, sebbene in termini ben più rassicuranti rispetto al controverso Incubi di Tiziano Sclavi.

Il n.600 è anch’esso un colpo al cuore, ma a quello dei lettori, poiché è il seguito diretto di Terrore dal sesto pianeta, datata 1980, indimenticabile sotto tanti punti di vista ed entrata a pieno titolo nella leggenda dell’eroe di Darkwood. Per una serie di motivi.
Il numero 600 di Zagor è un colpo al cuore dei lettori.

Innanzitutto, per la formidabile minaccia del sodalizio tra Hellingen, il nemico storico di Zagor, e gli extraterrestri Akkroniani e per il modo in cui lo Spirito con la Scure riuscì a ribaltare una situazione apparentemente senza uscita. Poi perché si tratta di una delle storie più rappresentative della ricetta vincente (ma tutt’altro che semplice da applicare) della testata, la mescolanza tra generi. Ma se si chiedesse a qualsiasi lettore invecchiato con Zagor perché la storia è indimenticabile, probabilmente vi risponderebbe che è l’ultima firmata da Guido Nolitta, il papà narrativo dello Spirito con la Scure, la cui persistenza nell’immaginario dei lettori, nonostante decenni di storie successive, è ancora un "incubo" per qualsiasi scrittore si avvicini allo Spirito con la Scure per superare il giudizio dei lettori - ormai stagionati - di quella che un tempo era la testata bonelliana rivolta al pubblico più giovane.

Gli Akkroniani
disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.600, pag.5

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Gli Akkroniani<br>disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.600, pag.5<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Terrore dal sesto pianeta, con le sue 421 tavole, è anche una delle storie più lunghe di una serie abituata a trame di grande respiro, per cui la scelta di riservare il ritorno degli Akkroniani a un episodio autoconclusivo dal roboante titolo Il giorno dell'invasione, con tutti i rischi connessi, rappresentava un ulteriore azzardo, sebbene il n.600 sia da inquadrare non solo in un generale contesto celebrativo ma anche alla luce degli albi successivi, in cui Moreno Burattini riporterà in scena proprio Hellingen. In tal senso, la scelta di affidare i testi a Jacopo Rauch, autore che ha più volte dato prova di gestire con disinvoltura le storie brevi (come si è visto nei primi due Color Fest ma anche nella recente Tamburi nella notte), alla fine si è rivelata vincente, e le 94 tavole non soffrono della compressione dei ritmi narrativi.

Sfida vinta, pertanto? In sostanza sì, sebbene con il depistaggio del titolo che, contenendo promesse che non vengono mantenute, l'ha di fatto "semplificata". Ne Il giorno dell'invasione, infatti, l'invasione in massa degli akkroniani è "soltanto" una minaccia incombente che alla fine non si concretizzerà.

L'episodio è ben congegnato e fa di necessità virtù.
L'episodio è ben congegnato e fa di necessità virtù. Le pagine a disposizione sono poche per escogitare un seguito epico di una storia leggendaria che richiederebbe ben altro respiro? E allora è necessario un pretesto narrativo che velocizzi i tempi di svolgimento, giustificando la nuova missione esplorativa degli Akkroniani proprio a Darkwood e il coinvolgimento di Zagor, per dargli il modo di fermare l'imminente invasione del pianeta. E il pretesto ideato da Rauch, oltre ad essere convincente e credibile, si rivela stuzzicante: gli Akkroniani vogliono conoscere le cause di un mistero riguardante la loro precedente sconfitta a colpi di armi primitive, e la loro rovina sarà segnata dall'impossibilità di comprendere, per un popolo dalla tecnologia avanzatissima, un qualcosa di "superiore" che sfugge alla scienza.

In bilico tra realtà, sogno e interventi deus-ex-machina di antiche figure mai dimenticate, Il giorno dell'invasione vive nel solco di quanto già visto nell'avventura nolittiana, alla quale aggiunge una sola, ma fondamentale appendice, perfetta per gli scopi celebrativi dell'albo: le armi sacre di Rakum, l'espediente nolittiano con cui Zagor riuscì a sconfiggere gli Akkroniani, non valgono in quanto tali, ma soltanto se ad impugnarle è un Campione della giustizia come lo Spirito con la Scure, designato da Manito. Cosa c'è di meglio per celebrare una leggenda editoriale che richiamarne la grandezza nei confini del proprio universo narrativo?

Un'altra leggenda è Gallieno Ferri, il papà grafico della serie, che a 86 anni è ancora capace di sfoderare una prova più che valida per l'occasione, anche se con le inevitabili incertezze degli ultimi tempi per motivi anagrafici, ma che non guastano la festa per l'ennesimo traguardo raggiunto.

Una visione angosciosa
disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.600, pag.40

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Una visione angosciosa<br>disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.600, pag.40<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Concludendo, l'albo ha centrato molteplici scopi celebrativi (del classico di Nolitta, di Zagor, di Ferri), e lo ha fatto all'insegna della tradizione della serie, con uno sviluppo lineare degli eventi e con il protagonista sempre al centro dell'attenzione. Peccato soltanto che, dopo un efficace incipit, con una gag di Cico perfettamente funzionale alla trama e il mistero della barriera invisibile che ha isolato una parte di Darkwood, il lettore non abbia mai avuto la possibilità di provare la stessa incredula sorpresa di Zagor e Cico nella bella sequenza delle pagine 35-38, quando finalmente ricompaiono gli extraterrestri.
Un plauso convinto per l'audacia dimostrata.
Esigenze di comunicazione con il pubblico (anticipazioni sui contenuti del n.600 erano state diffuse da mesi) e di marketing avevano già cancellato ogni dubbio sulla natura della minaccia affrontata, al punto che le scelte di una copertina così esplicita e dell'inizio con un riassunto di Terrore dal sesto pianeta sono venute naturali. Considerato che si trattava di un episodio autoconclusivo, non sarebbe stato impossibile mantenere il riserbo sull'identità dei nemici (come avvenuto nel n.500) e consentire ai lettori di provare una sorpresa che sarebbe stata il più grande colpo di scena dell'intera saga zagoriana.

Agli autori va comunque un plauso convinto per l'audacia dimostrata nel riproporre gli akkroniani per un numero centenario e per il buon risultato complessivo. Un rischio che, tutto sommato, può essere stato calcolato con cura: il contesto celebrativo del n.600 ha permesso di far accettare l'idea di un ritorno degli akkroniani dal peso narrativo ben più contenuto dell'originale, mentre in altri frangenti i lettori sarebbero stati molto più esigenti nei confronti di un seguito dell'ultimo capolavoro nolittiano che era insperato attendersi. Se poi era davvero necessario giocarsi un pezzo da novanta dal valore iconico e sentimentale così rilevante per 94 "misere" tavole a colori è un altro discorso, che esula dal giudizio sull'episodio.

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