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Sotto il segno del fuoco

cinquanta primavere con l'aquila di fuoco sul petto, fra tradizione e modernità
Recensione di P.Martinotta |   | zagor/


Sotto il segno del fuoco
Zagor 594-595


Scheda IT-ZG-594-595

Quale miglior modo per inaugurare il mezzo secolo di vita editoriale della testata principale dello Spirito con la Scure (la collana Zenith aveva esordito nel 1960 ma ospita le avventure del nostro eroe dal 1965) se non attraverso l’elemento del fuoco - che tutto distrugge nel nome della rinascita, come l’eterna Fenice? A fare le spese di questa metafora è Hellgate, l' "inferno dei vivi", uno dei luoghi-simbolo dell’universo zagoriano. Dopotutto non si può farsi promessa di futuro senza legarsi al passato e dunque, nel caso di Zagor, alla tradizione nolittiana. In questo senso è piacevolmente sorprendente che a incarnare questo messaggio sia stato Samuel Marolla, giovane promessa che, alla sua prima esperienza con la serie, ha dimostrato di essere a suo agio col personaggio ed è stato capace di far emergere la sua passione per il mondo di Zagor: si veda l’emozione che muove l’entrata in scena dello Spirito con la scure e il rispetto con cui si approccia al personaggio di Cico.

Tra modernità e tradizione
disegni di Paolo Bisi, Zagor n.595, pag.62

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Tra modernità e tradizione<br>disegni di Paolo Bisi, Zagor n.595, pag.62<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Il soggetto presenta tutti i presupposti per suscitare interesse e viene sviluppato in modo eccellente in termini di ritmo narrativo e stile di scrittura, con una particolare attenzione ai dialoghi e alle personalità dei personaggi, anche secondari.
Nella prigione di Hellgate si scatena una rivolta guidata dallo spietato Legion e dal Boia, un misterioso detenuto incappucciato e dall’identità sconosciuta. Fra gli ostaggi figura la giovane June Dillon, che si era recata sul luogo proprio per denunciare le pessime condizioni dei detenuti. Zagor viene incaricato da suo padre, il generale dell’esercito incaricato di sedare la rivolta, di penetrare fra le mura dell’"Inferno dei vivi" prima che il problema venga risolto a colpi di cannone. Il soggetto presenta dunque tutti i presupposti per suscitare interesse e viene sviluppato in modo eccellente in termini di ritmo narrativo e stile di scrittura, con una particolare attenzione ai dialoghi e alle personalità dei personaggi, anche secondari. Grazie a un lavoro di caratterizzazione a trecentosessanta gradi emergono, infatti, una serie di antagonisti intriganti e di comprimari tutt’altro che banali; si pensi alla situazione paradossale della Dillon (sulla quale l’autore ha lavorato molto), alla condizione emotiva del generale o a quella del soldato morente intento a fumare l’ultima sigaretta. Il principale pregio di Marolla consiste nella capacità di trovare un equilibrio fra impegno filologico e divertimento o meglio, posto in altri termini, di essere stato un buon lettore prima ancora che un buon scrittore. La forza della sua storia si fonda proprio su una ripresa non statica della tradizione, eliminando tutti quegli elementi che, da lettore, non lo soddisfacevano. Si tratta di un lavoro di lima che si misura nella cura dei dialoghi (realistici, senza chiacchiere inutili) e delle scene d’azione (combattimenti lunghi e avvincenti). Un altro elemento rilevante e su cui si gioca l’equilibrio fra Zagor moderno e quello classico è la teatralità dell’azione, che esalta la leggenda dello Spirito con le scure e l’ambientazione tenebrosa di Hellgate.

Le considerazioni di Miss Dillon
disegni di Paolo Bisi, Zagor n.595, pag.72

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Le considerazioni di Miss Dillon<br>disegni di Paolo Bisi, Zagor n.595, pag.72<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

L’esordio di Samuel Marolla è pregevole sotto tutti i punti di vista ed è perfettamente supportato, graficamente, da un Paolo Bisi in grande spolvero.
Un discorso a parte merita la caratterizzazione di Cico, che qui viene avvicinato con rispetto e simpatia, rappresentandolo come pura vis comica. L’autore dedica molto spazio al messicano, cercando di fargli giocare un ruolo centrale nella vicenda senza tradirne la natura farsesca, vuole cioè rendere Cico decisivo "non come eroe bonelliano" ma come personaggio alla Stanlio e Ollio. Senza soffermarci troppo su tale interpretazione del personaggio - che pure, nell’arco della saga zagoriana, ha assunto una pluralità di sfaccettature ben più ampia - ci limiteremo a osservare come, nel contesto di questa singola storia e alla luce delle aspettative sollevate nel primo albo, l’intervento finale di Cico potrebbe aver deluso alcuni lettori. L’impressione è infatti che, a prescindere dalla sua presenza, Zagor se la sarebbe cavata egregiamente.

In ogni caso, al di là di queste considerazioni e di alcuni momenti narrativi non perfettamente convincenti in quanto a sospensione dell'incredulità richiesta dalla necessità di mandare avanti la trama (Zagor che si fa catturare apparentemente senza resistenza da due carcerati pur sapendo che lo aspettavano dietro la porta; le chiavi del passaggio segreto che potevano essere semplicemente gettate via per non farle cadere nelle mani dei detenuti; la botola lasciata aperta dai fuggitivi), l’esordio di Marolla è pregevole sotto tutti i punti di vista ed è perfettamente supportato, graficamente, da un Paolo Bisi in grande spolvero: le sue illustrazioni, precise, dettagliate e dinamiche, creano effetti di profondità e un ottimo senso d’atmosfera, valorizzando le scene d’azione, la teatralità della storia e la sua ambientazione a Hellgate. Il volto di Zagor non è sempre convincente ma la resa del fisico è allo stesso tempo elastica e possente. Da sottolineare anche il pregevole acquerellato nel sogno di Cico.

Cico in azione
disegni di Paolo Bisi, Zagor n.594, pag.68

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Cico in azione<br>disegni di Paolo Bisi, Zagor n.594, pag.68<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

La rivolta inaugura egregiamente un 2015 ricco di aspettative.
Si deve sottolineare la discontinuità fra quest’albo e le storie precedenti che, nel descrivere il tragico ritorno a Darkwood dell’eroe dopo la lunga odissea sudamericana, avevano cercato di darsi un’aura da numero-svolta. La discrepanza provocata dal prologo non è dunque dovuta a una debolezza intrinseca della sceneggiatura - che nell’autonomia della storia preferisce gettarsi subito in medias res -, ma probabilmente, alla luce delle storie precedenti, sarebbe stato opportuno inaugurare la nuova fase delle vicende zagoriane con una sintomatica scena di ricostruzione della capanna (solo annunciata nelle ultime pagine del n.593). Perché lo Spirito con la scure è, prima di tutto, il re di Darkwood.

La rivolta dunque inaugura egregiamente un 2015 ricco di aspettative, perché l’apertura al futuro dev’essere supportata da uno sguardo alla tradizione. La storia d’esordio di Marolla, costitutivamente alimentato da questa tensione, fornisce l’idea di un eroe in continua evoluzione e ci permette, sfruttando l’immagine di Hellgate in fiamme, di reinterpretare il significato del simbolo che Zagor porta sul petto in quanto atto di nascita dello Spirito con la Scure: l’aquila di fuoco è come l’eterna Fenice, che a ogni avventura rinasce dalle sue ceneri e chiede al lettore di rinascere insieme a lui.

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