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Preistoria e maledizioni vikinghe

i fuoriserie dell'estate 2014 di Zagor
Recensione di  |   | zagor/


Preistoria e maledizioni vikinghe
Maxi Zagor 22 e Color Zagor 2


Preistoria e maledizioni vikinghe

Scheda IT-ZG-col2

Scheda IT-ZG-m22

I due albi fuoriserie dell’estate 2014 di Zagor hanno offerto avventure piuttosto diverse tra loro, sia nella concezione che nelle modalità narrative.

Possono morire

Il primo, il maxi Il varco tra i millenni, scritto da Moreno Burattini, è stato accolto con un certo entusiasmo dagli appassionati che bazzicano i forum dedicati allo Spirito con la Scure, vuoi per l’inconsueta idea sottostante, vuoi per la presenza di un avversario capace di mettere Zagor in difficoltà sul piano acrobatico.

Buona parte del fascino suscitato da Il varco tra i millenni è probabilmente attribuibile alla memorabile prova degli Esposito Bros, il cui tratto dinamico, che avrebbe guadagnato ulteriormente da una pubblicazione nella defunta collana dei Giganti per cui era stato pensato, è esaltato dalle numerose e lunghe sequenze d’azione di cui l’albo è ricco, tra corpi a corpo con belve feroci, sparatorie, tuffi e fughe nelle rapide, inseguimenti nella foresta e duelli in caverne. E la sceneggiatura è fluida, priva delle pesantezze della scrittura burattiniana su cui ci siamo soffermati in più occasioni. Da un punto di vista narrativo Il varco tra i millenni è tuttavia, per chi scrive, un racconto povero.

L’avventura di Zagor (salvare una spedizione archeologica da un gruppo di banditi) è una missione di pura routine. Questo non sarebbe necessariamente un difetto, se il soggetto venisse rivitalizzato con situazioni accattivanti o personaggi efficaci. Lo stesso Burattini, in Hawak il crudele, dimostrò di saper rendere interessante una missione "banale" per un curriculum come quello dello Spirito con la Scure (la liberazione di donne bianche prigioniere degli indiani) con personaggi come la disillusa Zoe, che proprio nell’incontro e confronto con Zagor avrebbe trovato una maggiore fiducia verso il genere maschile che, sin lì, l’aveva solo sfruttata per la sua avvenenza.

Per dare più energia a Il varco tra i millenni il piatto forte è invece l’inconsueto doppio binario narrativo, che alterna il racconto di Zagor a una vicenda ambientata negli stessi luoghi nel 10mila avanti Cristo, con protagonista il guerriero Whi-Koah e il suo tentativo di scuotere la sua tribù dal terrore per le tigri dai denti a sciabola, ritenute immortali. Le due storie si incrociano nel finale dell’episodio, con una soluzione non scontata. Ora, la domanda che ci si pone è: perché questo racconto sulla Darkwood del 10mila a.C. dovrebbe migliorare il giudizio sulla banale avventura di Zagor? L’incrocio tra i due racconti è vago e la vicenda dello Spirito con la Scure, con minimi adattamenti, sarebbe giunta al suo naturale epilogo anche senza conoscere nulla di Whi-Koah. Avrebbe rappresentato un valore aggiunto per uno dei tanti episodi piatti degli anni '80 (il "medioevo" della serie) sapere cosa era accaduto secoli prima nello stesso luogo dove Zagor e il suo avversario di turno stavano consumando lo scontro finale? Oppure, in un capolavoro della serie come Oceano, si sarebbe sentita la necessità di conoscere in che modo era morto qualcuno vissuto millenni prima sulla spiaggia dove Capitan Serpente si era trafitto con il suo stesso pugnale? Il doppio binario narrativo di questo episodio, pur lodevole per il taglio moderno che dà alla sceneggiatura, per la vaghezza e la sostanziale ininfluenza con l’avventura dello Spirito con la Scure è un artificio che soddisfa più la testa che il cuore durante la lettura, ma che non aggiunge calore a un racconto zagoriano che, nel suo svolgimento, rimane freddo.

Whi-Koah in azione
disegni degli Esposito Bros, Maxi Zagor n.22, pag.204

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Whi-Koah in azione<br>disegni degli Esposito Bros, Maxi Zagor n.22, pag.204<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Non aggiunge linfa all’episodio neppure il cattivo di turno, Shane, che tanto entusiasmo ha suscitato tra i lettori per le sue capacità acrobatiche, tali da impensierire Zagor sul suo stesso terreno, il volteggio tra gli alberi (e qui qualcuno ha visto un possibile futuro Supermike). Un avversario potenzialmente interessante, ma ridotto a mero sicario, che non conosce Zagor né la sua fama e che si permette di non ritenerlo un avversario in grado di impensierirlo. In questo albo Shane è un automa, un esecutore letale ma senza spessore o elementi che lo rendano realmente intrigante. I suoi scontri con Zagor sono notevoli dal punto di vista spettacolare, ma non pervenuti da quello narrativo o dialettico: il loro confronto suscita pertanto ben poca emozione o interesse. Un ritorno di Shane non è da escludere e, se non altro, il trattamento ricevuto nell’episodio potrà consentire di fargli prendere qualsiasi direzione, perché il personaggio qui visto è un guscio vuoto.

L'acrobatico Shane
disegni degli Esposito Bros, Maxi Zagor n.22, pag.239

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

L'acrobatico Shane<br>disegni degli Esposito Bros, Maxi Zagor n.22, pag.239<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Il paradiso può attendere

La seconda pubblicazione speciale dell’estate 2014, il Color Zagor, si avvale del colore ma con una foliazione dimezzata rispetto al maxi. Va da sé che nessuna vignetta possa essere sprecata. Il ritorno di Guthrum, scritto da Jacopo Rauch, è un racconto tradizionale, che sembra provenire direttamente dagli anni ’70 della serie per le sensazioni vintage suscitate, in senso buono però: pura avventura, senza artifici narrativi. La vicenda narrata è ben più densa di quanto non sia Il varco tra i millenni, nonostante la metà delle pagine a disposizione, e questo è il limite di un episodio che avrebbe meritato un maggiore respiro. Vi si ritrovano, condensati, tutti i principali elementi dell’epica zagoriana del viaggio esplorativo: profezie di pericoli, misteri, avversari minacciosi, sacrifici eroici, creature sovrannaturali e tesori maledetti. Ritmi compressi, si diceva, ma in cui non manca una gestione attenta dei personaggi principali nel rispetto delle loro caratteristiche: Zagor, che sul tormentone vikingo di quanto sia bello morire con la spada in pugno perde la pazienza dopo l’ennesimo sacrificio di un loro compagno (vedere la frase), e il re vikingo Guthrum, assai più convincente di quello visto in Ultima Thule, la precedente apparizione, dove era risultato sacrificato nel consueto sovraffollamento di personaggi che contraddistingue la scrittura boselliana.

La scelta del Color Zagor di mettere sotto i riflettori, in ogni uscita, uno dei tanti personaggi appartenenti all’universo narrativo della testata la rende la collana fuoriserie più interessante, anche se la ridotta foliazione suggerirebbe l’elaborazione di soggetti dallo svolgimento in contesti temporali e luoghi più limitati. In tal senso, il precedente Color Zagor dedicato al capitano Fishleg era stato esemplare.

Una minaccia incombente
disegni di Gianni Sedioli, Color Zagor n.2, pag.34

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Una minaccia incombente<br>disegni di Gianni Sedioli, Color Zagor n.2, pag.34<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Il ritorno di Guthrum si avvale dei disegni di Gianni Sedioli, meno appariscenti rispetto a quelli che hanno contraddistinto il maxi, ma non meno funzionali e sempre leggibili in ogni situazione, dalle sequenze con le conversazioni tra i personaggi ai momenti di pericolo, tra cui spicca la spettacolare frana propiziata dal sacrificio del vikingo di turno. Maxi Zagor 22, Il varco tra i millenni di Moreno Burattini ed Esposito Bros, 256 pag. b/n, € 6,8, Sergio Bonelli Editore, luglio 2014
Color Zagor 2, Il ritorno di Guthrum di Japoco Rauch e Gianni Sedioli, 128 pag. a colori, € 5,5, Sergio Bonelli Editore, agosto 2014


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