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Mostruosità, ossessioni e smeraldi

due episodi di Zagor tra fantastico e umane ossessioni
Recensione di  |   | zagor/


Mostruosità, ossessioni e smeraldi
Maxi Zagor 21 e Zagor 580-582


Mostruosità, ossessioni e smeraldi

Scheda IT-ZG-580-582

Scheda IT-ZG-m21

Mentre la Collezione Storica a Colori di Zagor continua a frantumare ogni aspettativa di longevità editoriale che era lecito attendersi, c’è chi si sta accorgendo che il famigerato "medioevo" della serie, il lungo periodo post-nolittiano degli anni ’80 e inizio ’90 che precedette il rilancio della gestione Boselli-Burattini, non era poi tanto oscuro. Pur senza spingersi a tanto (leggere in poche settimane le storie del decennio "buio" è ben diverso che essere cresciuti con esse, all’ombra dei capolavori degli anni ’70 di cui si coglieva troppo poco nelle nuove storie), si può riconoscere che La palude dell’orrore, ormai antico episodio del 1985, possa essere annoverato tra i piccoli classici della serie, nonché uno dei migliori contributi di Marcello Toninelli, il principale autore del "medioevo", al filone fantastico della testata, sostenuto anche dai disegni di un Gallieno Ferri nei suoi anni migliori.

Un seguito riuscito

Spedizione di soccorso, l’ideale seguito che Jacopo Rauch ha ideato quasi trent’anni dopo, oltre ad essere un racconto che convince per equilibrio, rispetto dell’ortodossia zagoriana e partecipazione suscitata dalla lettura, è anche un ottimo esempio di come andrebbe scritto un sequel. L’autore prende infatti in prestito lo scenario di quell’episodio, la "terra-da-cui-non-si-torna", per sfruttarlo in una direzione diversa dal primo capitolo: non più l’attraversamento di una terra sconosciuta e da incubo, nel solco di classici come Odissea americana, bensì lo scontro tra Zagor e un gruppo di persone senza scrupoli che si sono lì insediate per sfruttare una scoperta scientifica dalle potenzialità enormi, sull’orlo di un’apocalisse che sta per spazzare via quel mondo isolato.

La fine della "Terra-da-cui-non-si-torna"
disegni di Gianni Sedioli, Maxi Zagor n.21, pag.284

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

La fine della "Terra-da-cui-non-si-torna"<br>disegni di Gianni Sedioli, Maxi Zagor n.21, pag.284<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Un seguito, pertanto, che non si limita a scimmiottare quanto già visto nel primo episodio, ma che lo completa ed arricchisce, grazie anche all’aggiunta di due vecchi comprimari, i naturalisti Kruger e Mayer, al loro ritorno decenni dopo la celebre Acque misteriose ed il cui inserimento nella trama è del tutto coerente con le loro caratterizzazioni. Ad aggiungere ulteriore sale alla vicenda è il passaggio di Staggler, avventuriero efficiente e beffardo che all’epoca de La palude dell’orrore era stato un compagno di avventura dei nostri, dall'altra parte della barricata. Sebbene la perdita di un personaggio potenzialmente interessante e ricco di sfaccettature come Staggler lasci un po' di amaro in bocca, bisogna riconoscere che avere avuto lui come avversario dell’episodio anziché un qualsiasi mister X inventato per l’occasione ha aggiunto interesse alla vicenda. Vedremo come si risolverà la situazione, per certi versi simile e in sospeso da ormai tre anni, tra Zagor e l’archeologo Dexter Green sulle pagine della serie regolare.

Staggler, il traditore
disegni di Gianni Sedioli, Maxi Zagor n.21, pag.178

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Staggler, il traditore<br>disegni di Gianni Sedioli, Maxi Zagor n.21, pag.178<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Ossessioni e smeraldi

A questo proposito, il terz’ultimo capitolo della saga sudamericana, Sotto il cielo del sud, è un racconto ambizioso ma che non convince del tutto. Il soggetto di Luigi Mignacco, pur in una cornice di spunti classici della grande tradizione avventurosa zagoriana (il viaggio per nave, l’esplorazione di una terra selvaggia, il rispetto che lo Spirito con la Scure si guadagna presso le tribù indigene) e sempre all'insegna dell’attenzione storica e geografica che ha caratterizzato l’intera saga sudamericana, è in realtà incentrato su una tematica universale e decontestualizzabile: la dannazione che l'uomo si procura da solo ricercando una ricchezza fine a se stessa. La trama è focalizzata sulle vicende di due personaggi: il tenebroso capitano Herzog, divorato dal desiderio di vendetta nei confronti dell’uomo che anni prima gli portò via la sua donna e un tesoro di smeraldi, e quest’ultimo, l’ex-socio Jeremy Sloane, detto "Mezzo orecchio" dagli indios, che nel frattempo si è redento e vive isolato da tutti in una terra di selvaggia bellezza.

Il tenebroso Capitano Herzog
disegni di Gianni Sedioli, Zagor n.581, pag.87

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Il tenebroso Capitano Herzog<br>disegni di Gianni Sedioli, Zagor n.581, pag.87<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

I due personaggi chiave risultano tuttavia insoddisfacenti e quasi delle macchiette, senza quel carisma necessario per reggere sulle proprie spalle le sorti dell'episodio: troppo netto il passaggio di Herzog da esperto lupo di mare a "demonio" privo di scrupoli, se si pensa alle più complesse figure che Mignacco ha saputo creare in passato, mentre il saggio "Mezzo Orecchio" è così piagnucoloso e rassegnato a subire il proprio castigo, nonostante anni di espiazione, da risultare irritante. Le potenzialità narrative della redenzione restano così nel cassetto e non danno luogo a dialoghi o situazioni che lascino il segno. Con i due principali protagonisti così poco convincenti, non basta la parte avventurosa dell’episodio a risollevarne le sorti, nonostante uno Zagor in splendida forma. Dopo un inizio piacevole (la burrasca in mare aperto), Sotto il cielo del sud si appiattisce progressivamente nel proseguimento degli eventi, fino ad un’insoddisfacente parte conclusiva di sparatorie e inseguimenti privi di un reale pathos. Nota di merito, invece, per l'anomalo (oggigiorno) finale allungato, oltre 20 tavole dopo la morte del cattivo. Anche se probabilmente sono servite solo per arrivare a pag.98, ha fatto piacere vedere Cico così alla ribalta (ma il pancione è stato ben caratterizzato anche nel resto dell'episodio).

Jeremy Sloane e la sua dannazione
disegni di Gianni Sedioli, Zagor n.582, pag.11

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Jeremy Sloane e la sua dannazione<br>disegni di Gianni Sedioli, Zagor n.582, pag.11<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Un disegno amplificatore

Due storie così diverse nei contenuti hanno avuto in comune i pennelli di Gianni Sedioli, che nel primo caso hanno ampliato i pregi dell'episodio e nel secondo i difetti. L'autore, dal tratto particolarmente classico e dall'aspetto "antico" rispetto a molti suoi colleghi, ha tra i suoi punti di forza il dinamismo delle sequenze di azione e in Spedizione di soccorso ha realizzato una delle sue prove più convincenti, rivelandosi all’altezza della sfida di raffigurare gli scenari fantastici e le mostruose creature della "terra-da-cui-non-si-torna", nonché lo spettacolare finale. Viceversa, in Sotto il cielo del sud i suoi pregi (evidenti nella sequenza della burrasca) e il suo segno, estremamente funzionale e privo di fronzoli, non lo aiutano a trasmettere con la dovuta efficacia le caratteristiche meno superficiali dell'episodio, ma non meno importanti nella sua economia, relative alle tormentate ossessioni di Herzog e Sloane e al messaggio della dannazione, espiazione e redenzione che ne abbraccia l'intero svolgimento.

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