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Zagor (un)chained

quando lo Spirito con la Scure non può cambiare la Storia
Recensione di  |   | zagor/


Zagor (un)chained
Zagor 570-572


Zagor (un)chained

Scheda IT-ZG-570-572

Un epilogo a lungo dimenticato

Dopo le più ombre che luci dei due episodi amazzonici, la trasferta sudamericana di Zagor si riaccende con questa godibile avventura di Luigi Mignacco. Una storia di stampo classico ma anche sorprendente, perché ripropone uno di quegli epiloghi amari, legati agli scheletri negli armadi del progresso e del potere, che la serie, dopo alcuni classici di un’epoca ormai lontana, ha "dimenticato" in favore di vicende dal finale più consolatorio.

Nel caso di Sangue su Bahia, come il titolo lascia intuire, si verifica un autentico bagno di sangue, ad opera dei militari che reprimono la rivolta degli schiavi neri brasiliani, ormai ridotti in condizioni di netta inferiorità e senza possibilità di scampo, facile preda del fuoco nemico sul sagrato di una chiesa.

Sulle pagine di Zagor i massacri dei più deboli sono di solito il punto di partenza di un episodio, al termine del quale il responsabile viene punito. Ancora più spesso, lo sterminio è soltanto la minaccia che pende sui protagonisti ma che lo Spirito con la Scure riesce a sventare all’ultimo.
L'episodio ripropone uno di quegli epiloghi amari che la serie aveva da tanto tempo "dimenticato"
Persino una delle situazioni più realistiche e apparentemente prive di sbocco pacifico del periodo relativamente recente della serie, come lo scontro finale tra i Comanche e i Rangers nel n.414, si era chiusa con una tregua dopo aver fatto credere, per qualche vignetta, che avremmo letto un epilogo di ben altro tipo, con la morte di Lupo Grigio (grande amico di Zagor) che è soltanto apparente.

In Sangue su Bahia non può succedere nulla di simile, perché è uno di quegli episodi in cui Zagor si misura con la Storia con la S maiuscola, che lo Spirito con la Scure non può cambiare e che solo di rado può essere di casa nell'immaginaria terra di Darkwood in cui bianchi e indiani, più o meno pacificamente, continueranno a convivere.

Gli aspetti classici

Naturalmente Zagor (e qui sta la classicità dell'episodio) non è mai travolto dagli eventi, ma ne resta sempre al centro. La rivolta è infatti "pilotata" dalle alte sfere militari, che colgono l’occasione per fare "piazza pulita". Zagor, anche nel pieno degli scontri, individua e punisce traditori e principali colpevoli e ha persino un confronto verbale con il Governatore di Bahia,
Zagor non è mai travolto dagli eventi, ma ne resta sempre al centro
dopo avere conosciuto, in precedenza, figure decisive per gli sviluppi e l'epilogo come il capoeirista Kaleb, la coscienziosa e benestante Magdalena o la "medium" Zaphira, anche con la collaborazione di un Cico in spolvero e dell’avventuriero Rodrigues, uomo d’azione a cui Liberty Sam (l'abituale protagonista di alcuni episodi di Zagor incentrati sulla lotta per la libertà) ha idealmente "ceduto il testimone" per questa storia.

Un plauso va alla suggestiva e tutt'altro che scontata soluzione che risolve la situazione di stallo, ma senza uscita, in cui Zagor e i suoi amici si sono cacciati, circondati dall'esercito di fronte a una chiesa ingombra di cadaveri, in cui Mignacco riscopre anche il valore narrativo della didascalia.

Il tragico lavaggio del Bonfim
disegni di Raffaele Della Monica, Zagor n.572, pag.95

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Il tragico lavaggio del Bonfim<br>disegni di Raffaele Della Monica, Zagor n.572, pag.95<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

Paragoni scomodi

A questo punto diventa inevitabile porsi una domanda: cosa manca a storie del 2013 come Sangue su Bahia per renderle avvicinabili ai classici dall’epilogo amaro di Nolitta e Donatelli, ancora modernissimi dopo decenni per le tematiche affrontate e recentemente riproposti anche dalla Collezione Storica a Colori? Soltanto un inevitabile effetto nostalgia per cui "non ci sono più le storie di una volta", o qualcosa di diverso che si può tentare di tracciare?

Un confronto con i classici dall'epilogo amaro di Nolitta e Donatelli sarebbe comunque improprio
Posto che un confronto diretto con episodi come Mohican Jack (n.56-58), Libertà o morte (n.89-92), Arrestate Billy Boy (n.119-122) e Spedizione punitiva (n.133-136) sarebbe improprio, essendo figli di un'epoca lontana e di altri meccanismi di scrittura, nel caso di Sangue su Bahia non avrebbe fatto male assegnare un maggiore respiro alla trama, che è confinata in appena due albi (un'ulteriore metà è in realtà stata aggiunta, ma solo per incastonare l'episodio nella continuity della saga sudamericana). Il maggiore spazio avrebbe giovato per aggiungere sfumature ad alcuni personaggi chiave, prigionieri della funzione loro assegnata dalla storia. Anche quello che è un aspetto intrigante, vale a dire lo sviluppo vorticoso dell'episodio nell'arco di una sola giornata, in un continuo crescendo e precipitare degli eventi, diventa un'arma a doppio taglio, poiché lo priva di quei momenti di pausa e riflessione che aggiungono "vita" e spessore a una storia, rendendola un classico.

Lo stesso Zagor, che è sì pronto e reattivo come sempre nel combattere ingiustizie e soprusi, agisce in modo un po' meccanico e, al di là dei suoi proclami di "giustizia che non guarda il colore della pelle", si avverte solo parzialmente un suo coinvolgimento. Zagor appare "incatenato" e non libero di sprigionare la grinta che lo agita quando sono in ballo soprusi come lo schiavismo, per il quale lo abbiamo visto perdere spesso la pazienza e agire d'impulso, con rabbia e determinazione. Si avverte inoltre l'assenza di una scena madre che lo coinvolga più direttamente.

Cico espone le sue perplessità a Rodrigues e Zagor
disegni di Raffaele Della Monica, Zagor n.571, pag.66

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Cico espone le sue perplessità a Rodrigues e Zagor<br>disegni di Raffaele Della Monica, Zagor n.571, pag.66<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

Un mondo coloniale scomparso

I disegni di Raffaele Della Monica, dal segno leggibile nelle differenti situazioni e scontri e con variegate inquadrature, risultano a tratti fin troppo puliti, a discapito della caratterizzazione grafica dei personaggi, tra cui lo Zagor poco grintoso di cui si è detto. Si può invece giudicare riuscito il contesto scenografico, che trasmette quel "fascino di un mondo coloniale scomparso" di Bahia (il virgolettato è tratto dalla descrizione della città nelle prime pagine in assoluto di Mister No), come il suggestivo centro storico del pelourinho, con le sue abitazioni e gli stretti vicoli, o la chiesa sulla colina sagrada, dove si svolge il drammatico cerimoniale del Lavaggio del Bonfim che chiude l'episodio.

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