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Alle falde del Machu Picchu

girovagando per il Perù
Recensione di  |   | zagor/


Alle falde del Machu Picchu
Zagor 562-565


Scheda IT-ZG-562-565

Dopo quasi un anno di assenza dalla serie mensile, Moreno Burattini torna all'opera con una bella storia ambientata in Perù dove, complici gli ispirati disegni di Giuseppe Prisco, finalmente si iniziano a sfruttare le potenzialità dell' "odissea sudamericana" in cui è impegnato lo Spirito con la Scure.

Potenzialità delle location, innanzitutto: tra scenari variegati e di affascinante bellezza (dal monastero di Lima alle piazze di Cuzco e al Machu Picchu), comprimari del posto e alcune note storiche e sociali divulgate senza appesantire (dalle condizioni degli indigeni nelle fabbriche a una corrida molto particolare), viene delineato un preciso ambiente geografico che non resta una semplice cartolina sullo sfondo ma che interagisce con Zagor e Cico, che lì si stanno muovendo per la prima volta.

Naturalmente, poiché la testata di Zagor non è finalizzata alla produzione di reportage per la brava Licia Colò, contano anche i contenuti narrativi dell'episodio. Burattini, che negli ultimi tempi sta svecchiando sempre più spesso la narrazione lineare classica della serie (si veda l’uso del flashback nel recente Gigante n.2), qui porta avanti tre storie in parallelo: le vicende di Dexter Green (l'ex-amico di Zagor e causa scatenante della trasferta, che cerca le tracce della più importante base scientifica di Atlantide), il viaggio dell’avventuriero Barranco (che ha rapito la bella Soledad per essere condotto a un’antica città sacra sulla cordigliera delle Ande, il Machu Picchu, all'epoca non ancora ufficialmente "riscoperto") e, naturalmente, Zagor e Cico, ora alle calcagna dell’uno ora dell’altro, ma impegnati anche a dare una sonora lezione al potente e cinico industriale Don Torres.

Cuzco, Plaza de Armas
disegni di Giuseppe Prisco, Zagor n.564, pag.15

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Cuzco, Plaza de Armas<br>disegni di Giuseppe Prisco, Zagor n.564, pag.15<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>
L'episodio delinea un preciso ambiente geografico che non resta una cartolina sullo sfondo

Lo stile narrativo di Burattini sembra beneficiare dell’inserimento dell’episodio in un disegno di maggiore ampiezza. L'autore, "esonerato" dal dover necessariamente stupire il lettore in un episodio "chiuso" con una sorpresa shock (l’identità del colpevole o un’idea originale, fattori che hanno spesso condizionato e a volte sacrificato la narrazione di interi episodi negli ultimi anni, come La morte sospesa o Zagor contro Mortimer, ma anche l’ultimo gigante), può infatti "limitarsi" a raccontare una "semplice" storia d'avventura. Anzi, tre storie come si diceva, che si alternano con equilibrio, passando con disinvoltura (è una delle caratteristiche principali di Zagor) dall'avventura realistica al fantastico e alla fantascienza, dando un tono frizzante alla lettura anche con transizioni efficaci (pag.23-24 e 45-46 del n.563) o con flashback per dinamicizzare la narrazione quando necessario. E anche se, a ben vedere, la vicenda di Don Torres che "distrae" Zagor è a tutti gli effetti pura routine (un agguato scampato, una successiva cattura e la fuga, in un tripudio di azione sfrenata), l’episodio è impreziosito dal valore aggiunto rappresentato dalla programmazione a puntate della trasferta sudamericana. In altre parole, risultano appaganti i collegamenti con gli episodi precedenti (il prologo del viaggio in A volte ritornano) e il finale che lascia aperte alcune trame (gli scopi misteriosi di Barranco) e che fa da trampolino per le prossime avventure, in cui lo Spirito con la Scure andrà alla ricerca delle Amazzoni, che nella continuity zagoriana diventano eredi delle conoscenze atlantidee, come le figlie di Viracocha conosciute ne La mummia delle Ande.

La grinta di Zagor
disegni di Giuseppe Prisco, Zagor n.563, pag.23

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

La grinta di Zagor<br>disegni di Giuseppe Prisco, Zagor n.563, pag.23<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

I disegni hanno avuto un ruolo, naturalmente, essenziale per un racconto che delinea un ambiente geografico così preciso e plausibile.

Giuseppe Prisco si rivela felicemente in sintonia con la sceneggiatura di Burattini, e non solo per la parte scenografica e costumistica. Decisamente scoppiettanti sono anche le sequenze di azione, che offrono una grande varietà di inquadrature dinamiche e, pertanto, non annoiano né danno l'impressione di "allungare il brodo": da ricordare, in particolare, la lunga parte ambientata a Villa Torres, con Zagor che, privo della scure, si difende efficacemente anche a colpi di tegole e secchiate.

Il lavoro di Giuseppe Prisco aggiunge inoltre linfa alla caratterizzazione rocciosa e tosta dello Zagor di questo episodio (vedere la frase), che sfoggia espressioni da vero duro, come le situazioni affrontate richiedono. Una tempra che emerge anche quando il nostro sorride.

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