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Un fantasy a metà

il primo "Zagorone"
Recensione di  |   | zagor/


Un fantasy a metà
Zagor gigante 1


Un fantasy a metà

Scheda IT-ZG-g1

Alla fine anche Zagor è entrato nel riservatissimo club dei protagonisti bonelliani dotati di albo gigante, il più lussuoso degli speciali, come invocato da anni dai fan dello Spirito con la Scure. Un giusto riconoscimento per un personaggio presente da mezzo secolo nelle edicole e dove, dopo essere passato dall’originario formato a striscia a quello classico a quaderno, può ora presentarsi anche con una copertina maxi, oscura e scintillante, firmata ancora dal papà grafico della serie, Gallieno Ferri.

Una copertina che richiama una storia di stampo fantasy, genere sfruttato appieno in cinquant’anni di avventure soltanto in tre occasioni (Il Signore Nero nel 1981, Il Principe degli Elfi nel 1999 e Gli Eroi del Ramo Rosso nel 2001). E in quella direzione vanno anche le atmosfere evocate con il prologo della vicenda. Ma la storia prende rapidamente una piega ben diversa rispetto al passato.

Le peculiarità

In primo luogo, Moreno Burattini non porta Zagor in mondi paralleli dove vivono creature fantastiche (Golnor piuttosto che Tir-Nan-Og o Erin) come fecero invece, a loro tempo, Tiziano Sclavi e Mauro Boselli, ma porta il fantasy a Darkwood. Una scelta che è rispettosa dell’impostazione basilare della serie voluta da Guido Nolitta, che ha concepito l'immaginaria foresta dove vive Zagor come la terra fantastica in cui sono di casa tutti i generi (dal western classico all'avventura pura, dall'horror al fantastico e al fantascientifico) e dove fece recapitare, comodamente a domicilio, thugs e sceicchi piuttosto che samurai o le suggestioni dell’india misteriosa, senza andarli a cercare in capo al mondo.

In secondo luogo, a differenza delle altre storie fantasy di Zagor, ne "Il castello nel cielo" ci sono pochissimi personaggi a corredo della trama, di cui uno soltanto "fantastico": il cattivo, vale a dire lo stregone guerriero Koontz (nome che rievoca in modo sinistro il più improbabile albo speciale mai concepito per una serie bonelliana), giunto da una dimensione parallela a Darkwood, dove sta ricreando un proprio esercito di orchi e creature mostruose. L'altro personaggio importante dell'albo è Wilbur, uno scrittore di storie ambientate in mondi fantastici, dalla cui fantasia potrebbe aver trovato origine lo stregone.

Lo stregone Koontz
disegni di Marco Torricelli, Zagor Gigante n.1, pag.68

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Lo stregone Koontz<br>disegni di Marco Torricelli, Zagor Gigante n.1, pag.68<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

Un racconto poco kolossal

La limitazione dei personaggi fantastici è probabilmente necessaria con un'ambientazione in casa di Zagor, perché anche se nei decenni a Darkwood si sono già viste creature fantastiche e persino extraterrestri, portarvi in massa le classiche figure del fantasy (cavalieri senza macchia, promesse spose prigioniere nel castello, maghi saggi, elfi e folletti), in mezzo a indiani e minatori, avrebbe comportato un alto rischio di fare degenerare il tutto nel grottesco.

I due personaggi importanti della storia (lo stregone e lo scrittore) non sono, tuttavia, così accattivanti da reggere una trama di 228 tavole in formato cinemascope. Il risultato è, pertanto, una storia senz'altro originale e diversa da "Il Signore Nero" o "Il Principe degli Elfi" e maggiormente in linea con la tradizione zagoriana (caratteristica, questa, non secondaria per una nuova iniziativa editoriale che potrebbe richiamare nuovi lettori), ma che resta a metà del guado. Del fantasy è presente la magia ma non l'epica, con una trama poco ricca e che indulge troppo nelle scene d’azione. Rispetto alla recente e più riuscita "A volte ritornano", che ha alcuni aspetti in comune con questo episodio (creature mostruose giganti ed azione a profusione), è mancato in particolare qualche asso nella manica che creasse una lettura più coinvolgente e, pur nella classicità dell'impianto, meno convenzionale.

I disegni

Pensi al fantasy su Zagor e ti viene in mente, giocoforza, Marco Torricelli, disegnatore de "Il principe degli elfi" e de "Gli eroi del Ramo rosso", dove aveva realizzato vignette affascinanti, evocative, ricche di virtuosismi grafici e trasudanti epicità, malgrado il formato a quaderno degli albi.

Ne "Il castello nel cielo" l’artista, che nel suo lungo corso zagoriano si è distinto per avere cambiato tratto più volte, ha svolto, invece, un "semplice" lavoro ordinato, pulito, dinamico e leggibile nei vari momenti della storia (le stragi delle scolopendre giganti e gli scontri con mostri volanti e orchi, piuttosto che l'esplorazione del castello), senza picchi di emozione né dare veramente l'impressione di sfruttare in modo incisivo il formato gigante a disposizione.

Valutazioni finali

Nell'editoriale "Scusate il ritardo!", Sergio Bonelli lascia intendere che il futuro degli Zagoroni dipenderà dall'accoglienza riservata a questo gigante. L'auspicio di ogni affezionato zagoriano è, naturalmente, che l'iniziativa non rimanga un episodio isolato. Nel caso, tuttavia, sarà anche importante che siano proposte storie "giganti" non solo nel formato, ma anche e soprattutto nella sostanza. "Il castello nel cielo", Zagor Gigante 1, di Moreno Burattini e Marco Torricelli, Sergio Bonelli Editore, 240 pag. b/n, brossurato, maggio 2011, € 7,00

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