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La fisicità intangibile

il ritorno di Stephan non lascia il segno
Recensione di  |   | zagor/


La fisicità intangibile
Zagor 519-521 "Segno del male, Il"


La fisicità intangibile

Scheda IT-ZG-519-521

Scheda it-zg-263-265

Sono i ventuno anni di storie di Zagor uscite dopo la prima apparizione di Stephan a renderci più esigenti e brontoloni o, insieme a noi lettori, in questi due decenni sono cambiate anche le percezioni che proviamo dalla lettura? Un classico resta un classico a prescindere dal momento in cui lo si legge e del periodo in cui è uscito per la prima volta? E quanto contano le sensazioni provate a quel tempo e le nuove aspettative quando è in arrivo un ritorno? Non è questa la sede adatta per questo tipo di dibattiti: semplicemente, a nostro avviso l'episodio "Il tempio del sacrificio" (n.263-265), in cui esordiva il nero sacerdote del demone Haggoth ideato da Ade Capone, letto ai giorni nostri resta sempre un gioiellino nel rispettare i tanti temi caratterizzanti la serie dello Spirito con la Scure (l'elemento magico e misterioso, in quel caso), mentre questo seguito, che pure cerca lodevolmente di non limitarsi a replicare la precedente avventura, non riesce a fare altrettanto. Vediamo perché.

La fisicità del sovrannaturale

La prima apparizione di Stephan aveva, in suo favore, il mistero e il fattore sorpresa del nuovo nemico, elementi che inevitabilmente in questo suo ritorno non si possono più ripetere: la riproposizione di un personaggio deve anzi essere la sua occasione di crescita, se vuole meritarsi l’appellativo di grande avversario di Zagor. Se il nemico, come Stephan, è una variante del Grande Cattivo privo di sfumature positive (la quasi totalità dei nemici storici di Zagor), allora non solo deve presentarsi in maniera "tosta" e minacciosa, ma anche le atmosfere devono fare la loro parte per avvincere. Nel caso di Stephan, quelle sovrannaturali.

Stephan ha mancato l'obiettivo di entrare nella galleria dei più grandi nemici di sempre dello Spirito con la Scure

L'elemento magico è da sempre una delle costole della testata, basti citare i nomi di Kandrax o di Dharma la Strega, la cui forza e temibilità deriva anche da quella degli Spiriti e Demoni con cui sono in contatto. Negli ultimi venti anni la serie ha vissuto un'evoluzione nell'utilizzo degli Spiriti del Bene e del Male che, da entità impalpabili invocate dallo stregone o dal malvagio di turno, hanno avuto la loro rappresentazione fisica (Donn the Dark per Kandrax, ma si pensi anche a Kiki Manito o a Wendigo). Ne "Il Segno del Male" è tuttavia preso il peggio di quest'evoluzione, perché ne viene fatto un uso "banalizzato" o si preferisce mostrare anziché suggestionare, mancando l'obiettivo di creare atmosfera. Succede dunque che, al contrario di quanto accadeva con "Il tempio del sacrificio", l'elemento sovrannaturale non si inserisce nella trama con naturalezza:

  • dall'evocazione di "chiacchieroni" e riconoscibili Spiriti da parte del giovane stregone Nuan-Teh (con cui lui e Zagor dialogano come in un salotto), in cui il fascino della situazione è ben poco e la magia serve solo da scorciatoia narrativa anziché per creare mistero;
  • al richiamo sul nostro pianeta di un Haggoth così in carne ed ossa che il doppiogiochista Stephan riesce a prendere possesso del suo corpo...
  • ... parificando, in pratica, un demone all'insignificante ed anonimo bandito che per troppo tempo ci siamo trovati di fronte al posto di Stephan, o al debole (nel senso di caratterizzazione) Nuan-Teh.

Zagor contro Haggoth/Stephan
disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.521, pag.22

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Zagor contro Haggoth/Stephan<br>disegni di Gallieno Ferri, Zagor n.521, pag.22<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

L'avversario intangibile

Così, in questo processo di concretizzazione e banalizzazione degli spiriti, alla fine chi ne esce penalizzato è proprio il diabolico Stephan che, al contrario, il suo corpo l'ha perso e per il quale ci si deve accontentare dell'essenza vitale che passa per indegni simulacri. Il momento in cui la sua minaccia, nel corpo di Haggoth, si fa davvero pericolosa arriva tardi, quando la storia deve terminare, e viene quindi subito debellata, mentre Zagor si salva solo grazie al senso dell'onore dell'imbolsito demone che poco prima già pregustava un pasto a base di squaw. Il confronto tra Zagor e Stephan resta, dunque, soltanto quello verbale di un inutile processo farsa: le rivendicazioni antioscurantiste del negromante di per sé sarebbero state un elemento stimolante per caratterizzare e differenziare il personaggio, ma sono caricate di retorica e risultano del tutto avulse dal contesto della storia, visti anche i suoi scopi da "voltagabbana". Stephan ha così mancato l'obiettivo di entrare nella galleria dei più grandi nemici di sempre dello Spirito con la Scure.

l'elemento sovrannaturale non si inserisce nella trama con naturalezza

Se l'idea alla base di questo ritorno non ha convinto, anche la narrazione è apparsa fuori forma rispetto ad altre recenti prove di Capone per Zagor: dai dialoghi un po' troppo vecchio stampo ("assaporo il momento della vendetta" ... "pregusto il sapore del pasto che hai preparato per me") se non goffi (il maldestro tentativo dei trapper del trading post di attirare Zagor in trappola, che di fronte a lui dicono "Hai sentito? Si chiama Zagor" e "Sì, ho sentito") ad un secondo albo in cui la storia doveva decollare e che invece non crea tensione narrativa, tra ridondanti flashback degli eventi raccontati un mese prima, un meccanico avvicinamento alla fortezza inglese (in cui si intromette un intermezzo in un campo pellerossa che spezza ulteriormente il ritmo), fino al già ricordato processo.

I disegni

I ventuno anni trascorsi da "Il tempio del sacrificio" si vedono tutti, purtroppo, anche nel tratto di Gallieno Ferri, che qui alterna lampi di classe (come la spettacolare doppia vignetta di pag.6 del n.520, in cui Nuan-Teh è aggredito dagli spettri dei soldati inglesi) a vignette visibilmente incerte o abbozzate, per una prova nel complesso appena sufficiente. E quindi debole, per gli standard a cui ci ha abituato.

Chi scrive è cresciuto e si è appassionato al fumetto con le sue tavole; mi fanno piacere i traguardi che con la sua attività professionale sta raggiungendo (60 anni di carriera nel 2009) ma, con il massimo rispetto ed affetto per il Maestro che mi ha regalato emozioni dedicando la sua vita allo Spirito con la Scure e con una fitta al cuore, auspico che possa anche godersi la meritata pensione prima o poi.



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