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Dal Giappone con furore

un Ronin vuole vendicare il suo Signore Minamoto, ma si innamora e cambia idea: Minamoto si rivolta dodici volte nella tomba ;-)
Recensione di  |   | zagor/


Dal Giappone con furore
Zagor 485-487 "Uomo venuto dall'Oriente, L'"


Dal Giappone con furore

Scheda IT-ZG-485-487

Trent'anni fa

Okada Minamoto. Se questo nome non vi dice niente, significa che alla vostra collezione zagoriana manca un capitolo importante, perché se aveste letto "La scure e la sciabola" la figura del principe giapponese vi sarebbe rimasta impressa nella memoria come una delle più carismatiche nella ricca galleria di comprimari del nostro fumetto preferito. Pubblicata nel 1975, tra due capolavori del calibro di "La marcia della disperazione" e "La rabbia degli Osages" (ZG 112/116 e 119/122, su testi di un ispirato Nolitta per i disegni rispettivamente di Ferri e Donatelli, entrambi in forma smagliante), "La scure e la sciabola" (ancora Nolitta, stavolta in coppia con Bignotti) è un momento fondamentale della giustamente celebrata golden age nolittiana in cui il creatore dello Spirito con la Scure riversa tutto il suo sense of wonder, trasformando la foresta di Darkwood in un luogo magico, un'autentica capitale dell'Avventura in cui tutto può accadere, perfino che i pellerossa si scontrino con un'armata di sanguinari samurai venuti dal Giappone.

Bushido

Una volta di più, Moreno Burattini non manca di porre affettuoso e rispettoso omaggio all'opera del mentore Nolitta/Bonelli con questa "L'uomo venuto dall'oriente", in cui il giovane ronin Takeda, fedelissimo di Minamoto, deve vendicare il suo Signore uccidendo l'uomo che ne ha motivato il suicidio (seppuku come più correttamente viene detto in questa storia rispetto al termine harakiri usato nella precedente), ovvero ovviamente Zagor.

Takeda il samurai
Zagor n.486 pag.56, disegni di Pesce

(c) 2006 SBE

Takeda il samurai<br>Zagor n.486 pag.56, disegni di Pesce<br><i>(c) 2006 SBE</i>
Se Nolitta per tratteggiare i suoi samurai si ispirava a modelli probabilmente derivanti dalla produzione del regista Akira Kurosawa, o anche al film western "Sole Rosso" di Terence Young (vedi la voce su IMDB) come suggeriscono gli autori del prezioso "Zagor Index 101-200", Burattini attualizza i riferimenti cinematografici ai giorni nostri, rifacendosi non tanto al fin troppo hollywoodiano "The last samurai" con Tom Cruise, ma piuttosto al film "Ghost dog: the way of the samurai" scritto e diretto nel 1999 dall'estroso Jim Jarmusch (vedi la voce su IMDB). L'autore inoltre approfondisce la psicologia e le motivazioni dei guerrieri orientali riferendosi all'opera letteraria "Hagakure" del monaco buddista Yamamoto Tsunemoto (vedi la voce su Wikipedia) che descrive il Bushido, la via del samurai.

Azione!

A fianco di Takeda, Burattini mette in campo un buon numero di personaggi, dall'amata Jeng al villain Carrizo, dal redivivo Robson al bieco Webster: ne risulta un intreccio complesso, che ha bisogno di tre albi per dipanarsi con sufficiente respiro. La vicenda è sempre interessante e costruita dallo sceneggiatore con la consueta cura e precisione, lasciando ben poco al caso. Burattini dimostra inventiva non solo nella struttura del racconto, ma anche nelle singole scene, soprattutto quelle d'azione, che presentano molti particolari degni di nota, anche se non sempre in senso positivo. Ad esempio, non possiamo fare a meno di notare come Zagor, nella sola prima metà dell'ultimo albo, riesca a schivare di misura una buona dozzina di proiettili a lui indirizzati! Anche tenendo conto delle eccezionali doti fisiche del nostro eroe, qui i casi sono due: o lo Spirito con la Scure ha acquisito il potere di deviare le pallottole come Neo in "Matrix", oppure i suoi avversari hanno una mira degna degli alieni Vogon della "Guida galattica per autostoppisti", noti per essere i peggiori tiratori di tutta la galassia secondo lo scrittore Douglas Adams. Facile ironia a parte, giudichiamo particolarmente originali e ben condotte le scene della corsa senza freni del carrello ferroviario e del tuffo di Zagor dal ponte per salvare dall'annegamento un operaio cinese, e ci ha favorevolmente colpito il momento in cui Zagor riesce a nascondere la scure dietro il braccio in modo da sembrare disarmato, per poi colpire fulmineamente il suo avversario.

Alta velocità
Zagor n.485, pag.65, disegni di Pesce

(c) 2005 SBE

Alta velocità<br>Zagor n.485, pag.65, disegni di Pesce<br><i>(c) 2005 SBE</i>
E' solo riuscita a metà, invece, la sequenza in cui lo Spirito con la Scure, per raggiungere il fuggiasco Grimm, fa un paio di capitomboli per la troppa fretta e rischia perfino l'osso del collo: con ogni probabilità l'intento è quello di umanizzare la figura troppo perfetta dell'eroe, e di infondere ulteriore realismo a una situazione classica come quella dell'inseguimento... ma a dire la verità la situazione strappa un paio di ghignate alle spalle dell'Eroe di Darkwood, non sappiamo quanto volute dall'autore. Però la sperimentazione è interessante.
"una sceneggiatura che tutto vuole essere tranne che banale"

Parole, parole, parole...

Ulteriori punti di nota, a testimonianza del lodevole impegno nella costruzione di una sceneggiatura che tutto vuole essere tranne che banale, sono le istruttive citazioni da "Hagakure", che aiutano il lettore a immedesimarsi nel modus vivendi del samurai Takeda, e le vignette prive di dialoghi che, se pure in numero molto misurato, dilatano i tempi narrativi magari proprio a voler imitare uno stile in uso nei paesi orientali (si veda ad esempio il primo scontro tra Takeda e Carrizo nel terzo albo, o il già citato tuffo dal ponte che giunge a occupare ben due tavole!). Oltre che dagli aforismi di Yamamoto Tsunemoto, la narrazione è scandita da svariati flashback, di cui, a voler essere proprio pignoli, si potrebbe rimarcare un uso forse fin troppo insistito, tanto che nel secondo albo se ne trovano addirittura due innestati uno dentro l'altro - ma questo in fondo dipende anche dai gusti personali, così come può risultare più o meno gradita la non trascurabile dose di violenza che Burattini non esita a profondere nella storia, a partire dal cruento scontro di Takeda con i due disonesti maniscalchi americani verso l'inizio della vicenda, che tra l'altro si apre con un allegro suicidio di massa.

Ciò che invece non può dipendere dai gusti personali, e che francamente fatichiamo a digerire, è la tendenza che l'autore manifesta (e non è certo il solo in casa Bonelli) a voler spiegare con eccessiva dovizia di particolari le motivazioni che muovono i personaggi, in modo più consono ad un romanzo che ad un racconto a fumetti. Carrizo si prende fin troppe pagine, nel secondo albo, per spiegare ai complici le ragioni del suo feroce odio verso Takeda e Jeng, il modo con cui è giunto a lavorare per Robson e a tradirlo, e infine i suoi piani futuri. Peggio ancora, Burattini ha voluto aggiungere alcune pesanti pagine di epilogo alla fine della storia, che poteva considerarsi degnamente conclusa a p.90, solo per fugare qualsiasi punto oscuro dovesse essere rimasto sulle azioni di Takeda e di Webster. Un vero peccato, perché il finale appesantito lascia uno spiacevole retrogusto alla fine della lettura che può portare a giudicare con eccessiva severità una storia che, d'altra parte, presenta numerosi aspetti positivi, come abbiamo fin qui evidenziato.

Disegni

Non possiamo sapere se i disegni siano stati assegnati a Massimo Pesce per scelta o per puro caso, ma comunque siano andate le cose la matita di Pesce è perfettamente adatta all'occasione, e il suo stile fortemente dinamico raffigura al meglio le abbondanti scene d'azione che costellano la storia, senza tuttavia venire meno alla cura dei particolari (ammirevole la rappresentazione del porto di New Orleans).

La bella Jeng
Zagor n.486, pag.60, disegni di Pesce

(c) 2006 SBE

La bella Jeng<br>Zagor n.486, pag.60, disegni di Pesce<br><i>(c) 2006 SBE</i>
E' vero che l'autore calca un po' la mano nella caratterizzazione, a volte tendente al grottesco, dei volti di alcuni personaggi, e possiamo anche sottolineare alcune sporadiche cadute di tono, come le improbabili capriole di Zagor a pag.72 nel terzo albo, o un paio di esagerati salti mortali di Takeda (tanto che viene quasi da pensare che il samurai sia legato a dei fili invisibili, come gli attori dei film wuxiapian cinesi), e pertanto giudichiamo la sua opera buona ma migliorabile. Da notare infine come "l'uomo che disegnò Pearl Nightshade" (ve la ricordate?) continui a non rinunciare alla sua passione per le forme sexy, grazie alla presenza della bella Jeng, e come addirittura osi spingersi anche oltre i comuni canoni della serie, generalmente piuttosto castigati, coinvolgendo in prima persona anche lo Spirito con la Scure: date un'occhiata alla prima vignetta di pag.12 del terzo albo per capire ciò che intendiamo. Un motivo in più per suppore che sia i testi che i disegni di questa storia siano stati concepiti per un pubblico adulto, piuttosto che nell'ottica del fumetto all-ages.

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