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Sabato, 22 Maggio 2010

messaggio da M.Galea - 22/05/2010 14:18
Da un articolo su "La Repubblica":
[...] nel gioco c'è un'attenzione spasmodica verso l'immagine, una cura estrema su ogni inquadratura. Ogni fotogramma è acceso in modo da colpire lo spettatore. I colori sono saturi, violenti. In questo senso la differenza tra fumetto e videogame è palese. Nel fumetto si evita di esaltare continuamente determinati particolari o colori in una stessa sequenza, altrimenti si perderebbe l'effetto drammatico. Se in una storia di Tex ci fosse una sparatoria lunga venti pagine, i lettori probabilmente si annoierebbero. Nei videogame invece è fondamentale l'aspetto della prova da superare, della sfida per i riflessi. E questo cambia tutto

Martedí, 23 Marzo 2010

messaggio da José Carlos Francisco - 23/03/2010 15:40
Intervista a Pasquale Ruju nel blog portoghese di Tex in versione italiana e in portoghese.
La sua risposta alla domanda "Nel corso della tua carriera fumettistica Tex è stato solo un diversivo oppure pensi in futuro, compatibilmente con gli altri tuoi impegni, di sceneggiarne qualche altro episodio?":
Ho cominciato ora a scrivere una nuova storia, che coinvolgerà gli Apache Mescalero, e sarà disegnata dal grande Font.

Giovedí, 11 Marzo 2010

messaggio da José Carlos Francisco - 11/03/2010 22:45
Intervista a Virginia Letteri Castelbranco, figlia di Gugliemo Letteri, nel blog portoghese di Tex in versione italiana e in portoghese.
La sua risposta alla domanda "Com’è che tuo padre è arrivato a disegnare fumetti? Vocazione o necessità?":
Penso che non sia stata nessuna delle due. E’ stato un qualcosa che ha trovato lui e non viceversa. D’altra parte mio padre non era il tipo da chiudersi in un ufficio, sempre nello stesso spazio, con orari certi, per cui ritengo che abbia trovato interessante la libertà che il lavoro gli permetteva: il fatto di poter lavorare quando e dove gli pareva e come desiderava, conciliando il tutto con la musica. Spesso disegnava durante la notte, sempre con il jazz o la bossanova come musica di fondo.

Lunedí, 1 Marzo 2010

messaggio da José Carlos Francisco - 01/03/2010 22:15
Intervista a Massimiliano Leonardo (LEOMACS) nel blog portoghese di Tex in versione italiana e in portoghese, con tre tavole in anteprima della sua storia (inedita) di Tex che sta realizzando.
La sua risposta alla domanda "Come immagini il futuro del fumetto popolare? Secondo te si trasformerà sempre più in un prodotto di nicchia?":
Non credo si possa semplicemente dire che il mercato è in crisi. Le cose stanno semplicemente cambiando (e pure piuttosto in fretta). Cambia il linguaggio e quindi cambia pure il fumetto (che è un linguaggio esso stesso). Cambia la maniera di pensarlo, di proporlo, di distribuirlo, di venderlo e di conseguenza, anche di consumarlo. Il media fumetto ha oramai raggiunto in tutte le sue fasi di produzione altissimi livelli qualitativi ed è oramai considerato universalmente un linguaggio maturo e moderno almeno quanto il cinema e la letteratura (i videogiochi meriterebbero un discorso a parte), per cui ogni paragone con epoche passate mi sembra poco calzante. Anche il fumetto si è, fortunatamente e nel senso buono, globalizzato. Non è più possibile concepirlo come un media "chiuso" e prevalentemente "nazionale", impermeabile al mutare dei "linguaggi" di segni e parole. Non è concepibile ed è oltretutto deleterio. Il "nostalgismo" è un brutto male che assale più gli autori che i lettori. Sono quei (pochi) autori che hanno smesso di entusiasmarsi, annoiati da qualsiasi cosa che non sia la propria arte, ad impoverire il fumetto. I lettori sanno, più e meglio, accettare la diversità delle cose e il cambiamento che ne consegue. Il fumettista più di ogni altra cosa dovrebbe cercare di non essere noioso. Oggigiorno non basta più saper fare bene, bisogna pure sforzarsi di guardare oltre la punta del proprio naso. La Bonelli continua a rimanere un punto fermo perché, pur rimanendo pienamente nella propria tradizione, sa cogliere questi cambiamenti con l’accortezza, l’onestà e la prudenza che si addicono ad un editore di riferimento.

Domenica, 7 Febbraio 2010

messaggio da José Carlos Francisco - 07/02/2010 19:40
Intervista a Gianfranco Manfredi e Fabio Civitelli a proposito della storia "La grande sete" (Tex 585-586) nel blog portoghese di Tex in versione italiana e in portoghese.
La risposta di Gianfranco Manfredi alla domanda "In altro passaggio della storia fai dire a Tex: "I giovani vanno responsabilizzati". È un tema presente nel cinema western classico o pensi sia stato molto poco sfruttato?":
Nel cinema western è un tema centrale. Il rapporto tra genitori e figli, in particolare, è stato trattato in tutti i risvolti. In generale, si può dire che nel west i ragazzini andavano svezzati in fretta. Se non imparavano a cavarsela da soli erano guai.
La risposta di Fabio Civitelli alla domanda "Quali analogie e quali differenze hai riscontrato con il Tex classico?":
Manfredi si è calato con grande umiltà nell’universo texiano e non ha certo creato un Magico Vento in camicia gialla e fazzoletto nero. "La grande sete" è stata apprezzata dai lettori più smaliziati, e fortunatamente anche da quella maggioranza silenziosa che ogni mese va in edicola per ritrovare il ranger che ama fin dall’infanzia. Questo è forse il suo più grande merito: un Tex duro e deciso, nel solco della tradizione bonelliana, un Carson ironico ma anche uomo d’azione, lontano dal vecchietto brontolone e un po’ babbeo che a volte ci è capitato di leggere. Naturalmente, si possono notare delle differenze sia con G. L. Bonelli che con Nizzi, per esempio nel lato "politico" e di denuncia, piuttosto raro nella serie.

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