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Martedí, 30 Giugno 2009

messaggio da M.Galea - 30/06/2009 23:00
Da un articolo de La Stampa di Luca Castelli:
Nel 2000, il fumetto Persepolis ha raccontato la rivoluzione iraniana del 1979 e la graduale trasformazione dello stato asiatico in un regime teocratico sempre più oppressivo, attraverso il punto di vista di una ragazzina, nata nel 1969, diventata adolescente negli anni ’80 e infine scappata in Francia: l’autrice Marjane Satrapi. Nel 2007, quel fumetto è diventato un film d’animazione. Nel 2009, a trent’anni dalla rivoluzione islamica e poche settimane dopo le controverse elezioni di Teheran e i successivi scontri tra cittadini e forze della milizia, una nuova versione di Persepolis torna a raccontare al mondo i fatti iraniani. Questa volta però Marjane Satrapi non è coinvolta direttamente. E il fumetto è disponibile solo su Internet.
Persepolis 2.0 è un progetto di Sina e Payman, due dei tanti iraniani cittadini del mondo, sparsi per i cinque continenti dalla diaspora successiva alla rivoluzione del 1979. Entrambi a ridosso dei trent’anni, residenti a Shanghai, impegnati professionalmente nel settore del marketing. "Io sono cresciuto negli Stati Uniti, dove ho studiato antropologia culturale", ci racconta Sina via email. "Mi sono trasferito in Cina tre anni fa. Payman è invece un iraniano cresciuto in Belgio, specializzato in business management, arrivato a Shanghai un anno prima di me".
Il fumetto è molto breve - tre pagine - e lo si legge in pochi minuti. E se vi sembra che lo stile sia molto simile a quello dell’originale della Satrapi, sappiate che non si tratta di semplici similitudini: i disegni sono proprio gli stessi. Sina e Payman hanno selezionato alcune tavole di Persepolis, cambiandone l’ordine e riscrivendo le battute pronunciate dai personaggi. "Abbiamo deciso di utilizzare le immagini della Satrapi perché la storia sta davvero ripetendo se stessa", spiega Sina. "Milioni di persone che scendono in strada per protestare contro l’ingiustizia, esattamente come accadde nel 1979". Persino il nome di Neda, sul quale si chiude la storia, non è casuale: anche nel Persepolis della Satrapi c'è una ragazzina che si chiama così e cade vittima innocente della barbarie.
(..)

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