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Mercoledí, 31 Marzo 2010

weblog/?4922
messaggio da V.Oliva - 31/03/2010 22:55
Da un articolo su L'Espresso di Umberto Eco:
La prima (e purtroppo l'ultima) volta che l'ho incontrato, appena mi sono seduto al tavolo di quel bar, mi ha guardato con la sua faccia di fanciullo anziano o di anziano fanciullo, e mi ha chiesto: "Cosa ne pensa di Gesù Cristo?".
Adesso potrei lanciare un concorso per chi indovina chi fosse il personaggio, ma sarebbe difficile trovare un vincitore, quindi svelo l'arcano. Quel signore era Charles Monroe Schulz, l'autore dei Peanuts ovvero il padre di Charlie Brown. Ho saputo dopo che nella vita ha avuto momenti di interesse per i problemi religiosi, e altri, diremo, più laici, e mi diceva l'altra settimana sua moglie Jeannie che domande del genere lui spesso le faceva semplicemente perché era interessato alla gente, e voleva sapere che cosa pensavano. Non so, è che chi legge (e rilegge) i Peanuts non vi trova mai riferimenti espliciti a problemi religiosi e ad ansie metafisiche - e come potrebbero averne dei bambini che apparentemente sono ossessionati solo dal baseball?
E tuttavia di Charlie Brown si è scritto che "è capace di variazioni di umore di tono shakespeariano", la copertina di 'Linus' è senza ombra di dubbio l'oggetto transizionale di Winnicott, alle spalle di Lucy, di Schroeder e persino di Snoopy si agita l'ombra di Freud, mentre Pig Pen, dai capelli perennemente intristiti di forfora e le scarpe senza remissione infangate pronuncia parole degne di Beckett quando dice "su di me si addensa la polvere di innumerevoli secoli".
Insomma, Charles Schulz, che continuamente si stupiva che persone che lui considerava dei geni lo ammirassero, apparentemente disinteressato alle vicende del mondo e alle contraddizioni del suo tempo, è stato un grande poeta che ci ha continuamente raccontato, con due colpi di matita, la sua versione della condizione umana. Non so cosa Schulz davvero pensasse di Gesù Cristo, ma la sua era certo una forma di incantata religiosità.
(..)

Giovedí, 25 Marzo 2010

messaggio da P.Dionisio - 25/03/2010 18:50
Da un articolo de La Stampa di Franco Giubilei:
Schulz era evidentemente più grande di Salinger. Mi ricordo che nel '65 collaboravo a "Linus" come Vittorini e lui mi disse "Io avvicinerei i Peanuts al Giovane Holden". Io eccepii, e lui mi chiese "Vuoi dire che è più artista Schulz?". Tempo fa ho scritto un pezzullo in morte di Salinger, in cui sostenevo che a leggerlo adesso è datato, per il linguaggio e per lo slang. Schulz, no. Allora il vero poeta era lui, non è stato più toccato, dato che è impossibile aggiornarlo, perché era già buono per tutti i tempi, proprio come i classici».
Parola di Umberto Eco, che condensa in una frase il concetto per cui Charlie Brown ha sì sessant’anni, ma li porta molto meglio del suo celebre coetaneo, l’ormai ex giovane Holden. Il semiologo ha parlato così nell’aula universitaria di San Giovanni in Monte a Bologna - durante l’incontro «Charlie Brown: i suoi primi 60 anni» con Annamaria Gandini, il grafico di «Linus» Salvatore Grigorietti, Fulvia Serra e la vedova del disegnatore, Jeannie Schulz -, riscattando una volta di più il fumetto dal rango di arte di serie B, ma in realtà si è ripetuto, perché gli stessi argomenti avevano ispirato la sua introduzione al libro che segnò la primissima apparizione dei «Peanuts» in Italia nel 1963.
(..)

Martedí, 23 Marzo 2010

messaggio da L.Ferrini - 23/03/2010 10:55
Da un articolo de Il Corriere della Sera di Paolo Foschini:
[La cerimonia per la celebrazione dei primi sessant'anni di Charlie Brown] è fissata per le cinque e mezza di domani pomeriggio [24/03/2010] nell'aula Giorgio Prodi dell'Università di Bologna e il posto d'onore tra i concelebranti accanto alla signora Schulz l'avrà lo stesso Umberto Eco che 45 anni fa, nell'aprile del '65, tenne a battesimo con un'intervista a Elio Vittorini nonché al direttore-fondatore Oreste del Buono l'esordio italiano di Linus, praticamente il primo sbarco dei Peanuts in Europa dopo che già da un quindicennio dominavano lo spazio-strip dei giornali americani. (..) Jeannie Schulz, in realtà Jean Forsyth Clyde, in questo caso non parla solo come (seconda) moglie dell'uomo di cui ha diviso gli ultimi 26 anni ma come colei che si è incaricata sin dal primo momento - e più che mai da quando è presidente del Charles M. Schulz Museum and Research Center - di difenderne l'eredità umana e artistica: a cominciare dalla volontà di Sparky, sino ad oggi mai tradita da alcuno, che dopo di lui nessuno mai ridisegnasse anche una sola delle sue creature. (..)

Lunedí, 20 Luglio 2009

weblog/?4519
messaggio da Francesco - 20/07/2009 22:25
C'è una relazione tra l'uccellino Woodstock di Linus ed il concerto del 1969?

Grazie, ciao Risponde M.Galea, uBC Staff:
E' lo stesso Schulz a dichiarare in diverse interviste della metà degli anni '70 che per il nome di Woodstock si ispirò proprio al celebre concerto rock, durato dal 15 al 18 agosto 1969: l'uccellino amico di Snoopy compare per la prima volta il 4 aprile 1967, ma è solo il 22 giugno 1970 che a questo curioso personaggio viene attribuito un nome: Woodstock.
E' probabile che Schulz abbia tratto l'ispirazione per questo nome così peculiare dal poster realizzato da Arnold Skolnick per promuovere l'evento, che rappresenta un uccellino stilizzato posato su una chitarra.

Martedí, 17 Marzo 2009

messaggio da P.Dionisio - 17/03/2009 22:50
Da un articolo de La Stampa:
I bambini e i ragazzi della mia generazione si sono nutriti di fumetti, come quelli di qualche generazione che ci ha preceduti e quelli delle generazioni che ci hanno seguiti. Anch’io ho divorato le strisce di innumerevoli comics come milioni di altri adolescenti e adulti.
(..)
Ma l’emozione più forte rimaneva tuttavia l’identificazione con l’eroe giustiziere, protettore dei deboli, delle minoranze, raddrizzatore di torti come il Tex Willer/Aquila della Notte. Era confortante vederlo disegnato senza che le offese del tempo corrompessero il suo sembiante così come la sua fibra morale, ancorché espressa con metodi rudi, di «destra», si manteneva integra di avventura in avventura, di peripezia in peripezia. Più tardi, da giovane curioso e passionario, avrei scoperto che il linguaggio del fumetto era capace di esprimere con sintesi mirabile concetti politici, filosofici, antropologici e sociologici. Il pilastro di quella stagione aveva il suo «manifesto» leggendario nella rivista Linus, l’ho collezionata per anni. I giganti di quella espressione, di cui ho sempre invidiato il talento, mi ammaestravano e in pari tempo mi obbligavano a rimettermi in questione. Mi capita di continuo rammemorarne il genio e il nome: Schulz, Walt Kelly, Gary Trudeau, Johnny Hart, Frank Dickens.
(..)
Ma è l’incontro con l’opera straordinaria di Art Spiegelman e soprattutto con Will Eisner che mi rivela definitivamente la sconcertante «potenza» di linguaggio narrativo ed espressivo del fumetto che accede al respiro maestoso dell’arte del romanzo. La Fandango oggi offre al lettore italiano un’opportunità preziosa, quella di leggere e di avere nella propria libreria quello che a mio parere è un volume che non deve mancare: il capolavoro di Will Eisner, la trilogia Contratto con Dio. È un’intera epopea della vicenda di emigrazione e di assestamento nel Nuovo Mondo dell’ebraismo della yiddishkeit visto attraverso le pulsazioni vitali e i travagli di un condominio del Bronx, microcosmo che allude al macrocosmo. Will Eisner con un rapporto di assoluta pregnanza fra fumetto, disegno, tratto e didascalia riesce a fare partecipe di quella sconvolgente e paradigmatica epopea del nostro Occidente di minoranza ogni lettore, anche il più refrattario.
(..)

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