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Mercoledí, 17 Maggio 2006

messaggio da C.Di Clemente - 17/05/2006 13:28
L'articolo "Gipi, tre amici in una guerra" di Fabio Cutri, ospitato a pag.59 del Corriere della Sera di oggi, include una lunga intervista a Gianni Pacinotti (in arte Gipi), autore pisano vincitore del prestioso premio per la migliore storia all'ultima Angouleme. Alcuni estratti, sul suo mestiere:
Quando si parla di fumetto le persone si immaginano subito un tizio in calzamaglia che se ne va in giro a sputare roba appiccicosa dai polsi. Se dico "faccio fumetti", mi chiedono: "E che personaggio disegni?". Non disegno personaggi, racconto storie. Se dico invece che scrivo romanzi illustrati mi guardano stupiti. Ma perché si crede che sia da ritardati leggere libri con le figure dentro? Forse i disegni fanno male alle parole?
Sulla tecnica di raccontare:
La mia regola è: disegna quello che c'è. Poi sparisci. Non infiocchettare troppo le storie. Per i dialoghi, uguale. I personaggi mi devono parlare, e io recito quello che dicono come le battute di un copione. Limo e taglio le frasi finché non suonano vere, credibili. Non devono mai dire cose inutili.
Sul suo nuovo libro, "S.", attualmente in lavorazione:
Sono le storie sui bombardamenti di Pisa nella seconda guerra mondiale che da piccolo mi raccontava mio babbo. Crescendo, ho scoperto che erano tutte balle, ma restano racconti bellissimi.
E sul successo ottenuto:
Ad Angouleme mi trattavano come una star, roba da non credere. I vecchi amici di Pisa, invece, le mie cose non le guardano nemmeno. Io li odio. Ma so che alla fine mi fa solo bene.

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