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Venerdí, 17 Ottobre 2008

messaggio da P.Dionisio - 17/10/2008 22:35
Dall'intervista di Claudio Brovelli su Punto Informatico a Daniele Caluri, autore di Don Zauker (e non solo), riguardo alla creatività e al diritto d'autore:
Claudio Brovelli: Allora Daniele, il nostro "incontro" è dovuto ad un commento che ho lasciato nel tuo blog: avevo notato una somiglianza tra Don Zauker ed un personaggio minore comparso sulle tavole di altri autori e tu, subito e con molta cortesia mi hai risposto chiarendo che questi autori tu li hai amati.
Daniele Caluri: (..) la somiglianza con padre Muster, il personaggio che effettivamente somiglia a Don Zauker, è non intenzionale, nel modo più assoluto; e d'altra parte - come noti tu stesso sul commento - trattasi solo di un personaggio che agisce nell'arco di poche vignette e poi muore. Semmai, intenzionale dal quarto-quinto episodio in poi, è la somiglianza con Torpedo stesso: se lo invecchi d'una quarantina d'anni, gl'infoltisci le sopracciglia e gl'imbianchi i capelli, otterrai Don Zauker. E il bello sai qual è? Che sia Abuli che Bernet conoscono il mio esorcista, e gli è pure piaciuto!
(..)
CB: Per cui partiamo con la prima domanda: Quanto è importante per una persona creativa la possibilità farsi ispirare da altre opere creative?
DC: È una domanda posta male. Primo per quanto riguarda il concetto di ispirazione, che prende le mosse dallo Sturm und Drang, si sviluppa lungo il romanticismo ed è storicamente superato. La creatività, che si esprime attraverso un linguaggio grafico, letterario, cinematografico e via dicendo, è invece un flusso continuo di esperienze in cui s'inseriscono gli autori: i precedenti influenzano i successivi, i quali a loro volta svilupperanno una propria chiave d'espressione che, proporzionalmente alla sua efficacia, influenzerà parte di quelli che verranno dopo ancora. È una costante di tutta la storia dell'arte, e molto più prosaicamente il meccanismo è lo stesso per i mezzi di espressione e comunicazione moderni; per rimanere in tema, lo stesso Bernet parte dalle premesse di autori come Milton Caniff.
O, per estremizzare, che mi dici di Marcel Duchamp e dei suoi baffi alla Gioconda?
(..)
CB: Credi che sia possibile per un creativo vivere delle proprie opere senza blindarle con licenze d'uso tanto restrittive come le attuali? In sintesi, l'autore (o il suo editore) che non si riserva TUTTI i diritti è destinato a finire sotto un ponte povero e derubato?
DC: Ecco, hai centrato il punto. È chiaro che il prodotto d'ingegno deve portare un guadagno all'autore, altrimenti l'autore smette di farlo e per pagarsi il pane si dedica alla panificazione, alla carpenteria, alle missioni di pace con l'UZI, all'uncinetto, a qualcos'altro. Ma da lì a bloccare un'opera per 70 anni (è esatto?), coinvolgendo spesso anche gli eredi, e nell'ottica di alimentare un leviatano onnivoro come la SIAE ce ne passa.
Il problema sono la tutela e il compenso del lavoro d'ingegno, in Italia davvero scarsi. Ma il tema è gigantesco e in così poco spazio si banalizza troppo; resta inteso che si potrebbe aprire un bel dibattito, ipotizzando chessò, forme a scaglioni, per cui oltrepassando tetti prestabiliti di compenso percepito si passa al regime Creative Commons. Ma si entra nel campo dell'utopia, credo.
CB: Tu sei un disegnatore, che licenze usi?
DC: Dipende dal tipo di contratto che mi viene proposto, quindi difficilmente le decido io. Quando invece sono l'editore, oltre che l'autore, adotto il copyleft. Come nell'esempio del sito di satira donzauker.it, che curo personalmente insieme ad Emiliano Pagani.

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