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Domenica, 21 Giugno 2009

messaggio da José Carlos Francisco - 21/06/2009 22:05
Intervista a Mario Milano -disegnatore di Zona X, Nick Raider, Magico Vento e Tex- nel blog portoghese di Tex in versione italiana e portoghese.
La sua risposta alla domanda "In Italia il fumetto è considerato ancora un’arte minore. Com'è stato lavorare per la Bonelli e come giudichi la tua esperienza francese?":
Lavorare con la Bonelli é stata un’esperienza bellissima che mi auguro di ripetere, sarebbe fantastico disegnare ancora Tex curando le inquadrature, il tratto, il personaggio... Se è vero che il fumetto viene considerato da qualcuno un’arte minore, penso che per un disegnatore di fumetti ambizioso sia assolutamente fondamentale fare tutto il possibile e contribuire affinché il fumetto diventi un’arte a tutti gli effetti, perchè il fumetto è arte! Lavorare per il mercato francese mi sta dando molte soddisfazioni e le prospettive sono ottime: ho cominciato infatti a collaborare anche con un’altra casa editrice francese, la Glénat e la storia che ho cominciato a disegnare è bellissima. Magari se vorrete mi piacerebbe in futuro darvi qualche anticipazione.

Martedí, 5 Maggio 2009

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messaggio da Il Team di Collezioneggio - 05/05/2009 22:55
Il sito Collezioneggio ha pubblicato un'intervista a Fabio Civitelli realizzata da Raffaele Garcea.
La sua risposta alla domanda "25 anni con Tex, un traguardo importante per chi come lei ha contribuito in maniera preponderante al successo del ranger più amato dagli italiani. Un episodio di questi anni che ricorda con particolare emozione? ":
La fortuna editoriale di Tex è stata costruita da Gian Luigi e Sergio Bonelli con l’apporto fondamentale di Aurelio Galleppini e dei disegnatori che gli sono stati affiancati negli anni sessanta e settanta. Quando io sono stato chiamato a far parte di questo prestigioso staff, nel 1984, la collana godeva già dell’affetto di centinaia di migliaia di lettori e il mio compito, non facile peraltro, è sempre stato quello di non deludere questi lettori appassionati, facendo loro accettare il mio segno forse un po’ troppo moderno e, a detta di qualcuno, non molto adatto al genere western.
Questi 25 anni sono stati impegnativi ma pieni di soddisfazioni, l’ultima delle quali l’essere stato chiamato a realizzare l’albo a colori per i sessanta anni di Tex: è stato un momento emozionante e mi ha portato la consapevolezza di non essere più un giovane autore di belle speranze ma un disegnatore sul quale la casa editrice può contare nelle occasioni importanti (mi ha rammentato anche che il tempo passa e in un battibaleno ci siamo trovati a festeggiare un traguardo editoriale che pochi anni fa sembrava molto lontano, ma questo è un altro discorso).

Mercoledí, 29 Aprile 2009

messaggio da José Carlos Francisco - 29/04/2009 23:10
Intervista a Pasquale Frisenda -disegnatore di Magico Vento e Ken Parker- con alcune tavole in anteprima del suo gigante di Tex (ancora inedito) ed anche alcune tavole di prova di Dylan Dog nel blog portoghese di Tex in versione italiana e portoghese.
La sua risposta alla domanda "Secondo Gianfranco Manfredi, una delle cause dell'eliminazione di Magico Vento nel 2010 è la difficoltà che i disegnatori più giovani provano con il western in generale, cosa che ovviamente non è il tuo caso. Come riesci a disegnare tanto bene i cavalli, le diligenze, le città, i villaggi, insomma: il genere western nel suo complesso?":
La cosa curiosa è che io non mi ritengo un disegnatore western! Gente come D'Antonio, Ticci, Milazzo, Serpieri o Giraud, solo per citarne alcuni, hanno saputo rappresentare il west con una capacità più unica che rara, il perché è forse anche legato ad un discorso generazionale. In ogni caso, ognuno di loro conosce molto bene quello che sta disegnando, una conoscenza del genere che va ben oltre un semplice discorso di documentazione.
Io riesco a rappresentare il genere da un punto di vista credo solo "emotivo", amo molto il genere western e le caratteristiche e le atmosfere che gli sono proprie. Ma, da un punto di vista generazionale, il mio immaginario è stato "colonizzato" soprattutto dalla fantascienza. Un certo tipo di fantascienza, quella più legata al filone "umanistico" della letteratura e al cinema di quel genere, emersa all'incirca negli anni settanta/ottanta, insomma più vicino a "Blade Runner" che a "Guerre Stellari" (film che comunque amo). In ogni storia di Magico Vento, dopo trenta pagine, inevitabilmente cominciavo a disegnare da qualche parte astronavi in avvicinamento a qualche strano pianeta o minacciosi cyborg. Ma sono convinto che appena avrò la possibilità di disegnare una storia di SF, dopo trenta tavole comincerò a abbozzare un uomo a cavallo in una sconfinata prateria!

Domenica, 12 Aprile 2009

messaggio da Biblioteca di Castelfranco Emilia - 12/04/2009 16:45
In occasione dell’inaugurazione della nuova biblioteca comunale di Castelfranco Emilia (piazza della Liberazione 5, prov. MO), domenica 19 aprile 2009 alle ore 16.30 presso la saletta della biblioteca avrà luogo "1909-2009 Cent'anni di fumetto italiano: dal signor Bonaventura a Tex" un incontro con Lucio Filippucci, disegnatore di Tex e Martin Mystère, con esposizione di fumetti e disegni dell’autore in diretta.

Martedí, 31 Marzo 2009

messaggio da José Carlos Francisco - 31/03/2009 21:55
Intervista a Mauro Boselli -autore di Zagor, Dampyr e Tex- che parla pure di Tex nel blog portoghese di Tex in versione italiana e portoghese.
La sua risposta alla domanda "Qual è stato il suo miglior lavoro su Tex, secondo lei? Ed il più difficile?":
La storia preferita, nel senso che mi soddisfa di più come riuscita professionale, cambia a seconda dei periodi della mia vita. Di sicuro, la mia storia texiana d’esordio, "Il passato di Carson", con Marcello, è servita egregiamente allo scopo, che era quello di lanciarmi come autore e di farmi apprezzare dai lettori... Un’altra storia che mi sembra ben riuscita, perché in linea col personaggio, epica, ma anche con riferimenti ai "cavalry films" di John Ford, è "Sulla pista di Fort Apache", realizzata con José Ortiz.
Io ho una predilezione per il Texone "Gli assassini", perché si trattava di una trama molto intrecciata e quindi difficile da scrivere, con indagini parallele e molti cambi di scenario per divertire Alfonso Font al suo esordio. Sì, tutto sommato le storie di cui sono più soddisfatto sono quelle che mi hanno impegnato di più, quelle con più fili narrativi da non "perdere per strada".

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