5.1 Le metafore
Passo, adesso, all’esame di alcuni aspetti più specificamente legati al linguaggio, a partire dall’uso di metafore.
In entrambi i testi si può trovare una certa quantità di tali figure retoriche (di più in "Tex"), ma su questo aspetto vale quanto detto in conclusione del capitolo 3: determinati punti in comune tra Salgari e Bonelli (e successori) non si possono considerare una loro "esclusiva", bensì appartengono all’intero mondo narrativo dell’avventura.
Restringendo il campo d’indagine ad alcuni specifici contenuti, però, si può notare un significativo elemento di correlazione: l’uso di metafore, spesso assai fantasiose, per descrivere la morte, compagna inseparabile dei nostri eroi nel corso delle loro avventure. "Tex" è una miniera pressoché inesauribile in proposito 22, ma anche Salgari non disdegna perifrasi piuttosto interessanti, come quella contenuta nel seguente dialogo tratto da "Le tigri di Mompracem":
Sandokan: "Di che temi, fratello mio?"
Yanez: "Temo che l’uragano ci mandi tutti a bere nella grande tazza."
Ancora più notevoli sono alcuni casi, per la verità più rari, in cui compaiono metafore del tutto identiche a quelle di "Tex": ecco un brano salgariano in cui si ritrova tal quale l’immagine della "cravatta di canapa" tipica di Bonelli: "potrebbero mandarci al diavolo con due braccia di corda per cravatta e un kriss piantato fra le costole" ("I pirati della Malesia").
5.2 Uso iperbolico del linguaggio
Nel più volte citato articolo "Satanassi e tizzoni d’inferno" si evidenziava l’ampio uso di frasi iperboliche e figure retoriche similari in "Tex"; tali caratteristiche sono assai evidenti anche nel ciclo di Sandokan.
La differenza principale consiste nel fatto che Bonelli e i suoi successori mostrano una maggiore fantasia, utilizzando molte forme linguistiche diverse, mentre Salgari si basa quasi esclusivamente su superlativi assoluti o su aggettivi come "enorme", "smisurato" o "formidabile".

Assendiando i Tuareg (c) SBE
|
Vi è, invece, un’assoluta corrispondenza nell’uso di forme iperboliche basate sulla "scommessa", cioè su espressioni del tipo "scommetto... contro... che...". Il concetto è più chiaro con esempi concreti; ne riporto due presi dai libri di Salgari e altrettanti tratti da "Tex"; come si vede, essi sono del tutto equivalenti.
- "Scommetterei il diamante del mio kriss contro una piastra che dietro a questa palizzata vi sono delle giacche rosse" ("Le tigri di Mompracem").
- "Scommetterei cento sterline contro una sigaretta che quella è la nave di sir Moreland" ("Il re del mare").
- "Scommetto 100 dollari contro una moneta falsa che ci stanno preparando una festosa accoglienza" (Tex, n.72).
- "Il mio cavallo contro una sputacchiera che tra poco li vedremo tutti correre come topi in cerca di un buco" (Carson, n.177).
Un’altra notevole analogia si riscontra in alcune espressioni salgariane che ricordano molto da vicino il "che io sia impiccato se" oppure "che mi venga un colpo se" tipici del linguaggio di "Tex". Ecco qualche esempio:
- "Che un coccodrillo mi mangi una gamba se l’animalaccio che fischia in questo modo non è un rinoceronte" ("Sandokan alla riscossa").
- "Che Siva mi anneghi nel mar di latte del grande serpente se io capisco quest’uomo!" ("Sandokan alla riscossa").
Indice delle pagine successive: