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Pagine correlate:

  Figlio del vento
Codice: [339] 334pp
Rating:
scheda di Giorgio Loi

    Soggetto/Sceneggiatura:
    Claudio Nizzi
    Disegni/Copertina:
    Roberto Diso / Claudio Villa
    Lettering:
    Marina Sanfelice

    MaxiTex
    n.6 "Figlio del vento" - 334pp - 03.10
    (5k)


In due parole. . .

La pace fra uomini bianchi e rossi è messa in pericolo dalla stupidità di due uomini (un allevatore e un ufficiale dell'esercito) che, per futili motivi, vogliono catturare uno stallone ritenuto sacro dagli indiani poiché incarna lo spirito libero del loro popolo. Tex dovrà mettere in campo tutta la sua abilità e il suo prestigio di capo per evitare una sanguinosa guerra indiana.


Note e citazioni

  • L'albo è disegnato da Roberto Diso. Classe 1932, Diso è un "esordiente" su Tex ma vanta una lunghissima militanza su un'altra gloriosa testata Bonelli, "Mister No", di cui è copertinista e disegnatore principale.
  • Inizialmente il soggetto era stato pensato per un Texone, quale prassi per i disegnatori inediti. Lo spostamento sul Maxi ha comportato l'allungamento della sceneggiatura di oltre cento pagine.
  • Il soggetto è una chiara citazione del n.128 "Lo spirito di Manito". Anche lì si narra di uno splendido stallone nero, Silver Star, che gli indiani considerano sacro e che alcuni bianchi senza scrupoli vorrebbero catturare senza pensare alle conseguenze che il loro gesto avrebbe sulla pace fra i due popoli. Pure il finale è analogo.
  • La fuga di Baker grazie all'intervento di Wateka è simile a quella di Gros-Jean, aiutato da Tenera Betulla, nel n.346 "I predatori del Grande Nord", di Nizzi/Fusco.
  • I quattro pards si "accoppiano" in modo anomalo rispetto alla tradizione, soprattutto nizziana. Abbiamo prima Tex-Kit e Carson-Tiger, e poi Tex-Tiger e Carson-Kit, tutte combinazioni ben più rare delle canoniche Tex-Carson e Kit-Tiger.
  • Se il recente "Le foreste dell'Oregon" ha stabilito un primato negativo quanto a colpi sparati da Tex (nemmeno uno in 220 pagine), qui abbiamo forse un primato di non-violenza: in 334 pagine Tex tira un solo cazzotto, che quasi non si vede (pag.285, 3a vignetta).
  • Tex si sta affezionando alle galere. Negli ultimi sei mesi c'è finito per ben tre volte: n.511 "Ritorno a Culver City", Texone n.17 "Mercanti di schiavi" e questo Maxi.
  • Forse non è un'incongruenza, ma l'improvviso risveglio dell'onore del Maggiore Duncan è strano e avviene quando meno ce lo si sarebbe aspettato, ossia quando non indossa la divisa. Probabilmente è un effetto dell'allungamento della trama. E' un peccato che questo personaggio, che acquisiva così una buona potenzialità, sia poi stato liquidato frettolosamente impedendoci di vederlo a confronto con Tex (il che forse è stato un bene, perché con questo Tex non saremmo stati troppo certi della sua vittoria ;-)).
Incongruenze
  • A pag.14 i quattro pards mettono in fuga gli indiani sparando in aria e tenendo le canne dei fucili ben visibilmente rivolte verso il cielo. Un'azione deterrente palesemente inverosimile, nonché pericolosa per chi la mette in atto, tanto è vero che a pag.23 uno degli indiani dichiara di essersene accorto (bella forza). La mira dei quattro pards si è talmente rovinata da impedir loro di far fischiare le pallottole a pochi centimetri dalle teste degli avversari e metter loro una sana (e verosimile) dose di fifa in corpo?
  • A pag.67, 4a vignetta, l'indiano è scalzo ma nella pagina successiva gli spuntano improvvisamente i mocassini ai piedi.
  • Reduci da uno scontro a fuoco, dove rimediano anche un ferito, gli Arapahos si accampano e accendono un bel fuoco per cuocere un coniglio, rischiando in questo modo di farsi individuare da possibili nemici. Se ci fossero dubbi in tal senso lo sceneggiatore provvede a fugarli per bocca di Due-Dita che, a pag.81, rintraccia i compagni proprio grazie al fumo! (Segnalazione di Moreno Roncucci)
  • Il Maggiore Duncan è un altezzoso nobile inglese, nonché ufficiale dell'esercito. E' inverosimile che, a pag.52, di fronte a quattro "vaccari" americani mai visti prima, confessi candidamente di essere stato punito dalla Regina d'Inghilterra e che ne auspichi il perdono. Non c'è nemmeno la scusante dell'espediente narrativo, la vicenda essendo stata ampiamente spiegata al lettore pochi pagine prima dal capitano Adams. Alla faccia della finezza psicologica!
  • Il Figlio del vento rappresenta il destino degli Arapahos. La sua selvaggia libertà è anche la loro. Ora, passi che Tex abbia deciso di catturarlo per sottrarlo alle grinfie dei malintenzionati, ma che senso ha domarlo? E in presenza degli stessi Arapahos, poi! Già il gesto in sé ci sembra un controsenso, poiché significherebbe domare lo spirito libero degli Arapahos stessi, ma il modo in cui, a pag.163, Tex consegna docilmente il cavallo ad Alce Rosso ci mostra, senz'ombra di dubbio, che d'ora in avanti il cavallo sarà molto più facilmente preda di chiunque voglia mettergli le mani addosso. Se questo ha un senso...
  • Alla luce di quanto sopra risulta totalmente fuori luogo il finale, tra l'altro malamente copiato da "Silver Star"
  • Per essere un "cacciatore molto abile" che, oltretutto, ha vissuto per due stagioni di caccia con gli Arapahos, ci pare che "Grande Barba" Baker caschi un po' troppo facilmente nelle trappole che gli stessi Arapahos gli tendono.
  • Sempre a proposito di catture facili, anche Figlio del vento si fa prendere con relativa facilità. Troppa, per giustificare il fatto che nessuno sia mai riuscito a catturarlo prima e che, per questo, gli Arapahos identifichino in esso la loro stessa libertà, a meno che non l'abbiano fatto solo per il suo aspetto fisico (ma parrebbe un po' strano).
  • E' completamente irrealistico che al comandante di un forte sia inflitto un trasferimento, per punizione, unicamente sulla base del contenuto di un telegramma spedito da un indiano (telegramma che avrebbe potuto scrivere chiunque) senza che si formi una commissione d'inchiesta o che, quanto meno, si provi ad accertare come sono andate le cose. Il generale Davis, oltre a essere un (troppo) comodo e abusato Deus-Ex-Machina, questa volta è stato pure utilizzato in modo maldestro e frettoloso.
  • Non meno irrealistico, del resto, è il "piano" di Duncan per neutralizzare Tex. Egli sa che Tex è amico di Davis e che ha intenzione di informarlo delle sue malefatte. Quandanche fosse riuscito a catturare tutti e quattro i pards, che cosa aveva intenzione di fare? Di tenerli in prigione fino a quando avesse ottenuto il perdono dalla regina Vittoria?
  • A pag.303 Tex è pronto a "far schizzare la testa" al torturatore di Orso nero ma, poche pagine dopo, lascia ammazzare come un cane il Maggiore Duncan. I riflessi del ranger stanno peggiorando di numero in numero. :-(
La frase
  • "Quel grande stallone selvaggio è come il vento che vaga libero sulle montagne e nessuno potrà mai imprigionare il vento"
    Didascalia, pag.338


Personaggi

Tex, Carson, Kit, Tiger Alce Rosso guerriero Arapaho, braccio destro del capo Orso Nero Lupo-Senza-Coda [+] guerriero Arapaho, si allea con i "mustangers" per spodestare Orso Nero Orso Nero capo Arapaho Jefferson [+] capo dei "mustangers" Butch braccio destro di Jefferson Capitano Adams amico di Tex e Carson Maggiore Duncan [+] comandante di Fort Stanley "Grande Barba" Baker cacciatore bianco amico degli Arapahos, ingaggiato da Duncan per catturare Figlio del vento Wateka donna Arapaho, ex compagna di Baker

Locations

Clearwater Mountains Idaho Villaggio di Orso Nero Campo dei "mustangers" Fort Stanley Grangeville Idaho

Elementi

Stallone sacro Ufficiale dell'esercito di origini inglesi Mustangers Coppie "rare": Tex-Kit, Carson-Tiger Tex-Tiger, Carson-Kit
 

 


 
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