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Gamba di legno, cuore di pietra recensione di Marco Migliori
Un giovane assassino che si diverte a torturare le sue vittime,
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Dire che questo soggetto e' un capolavoro, e' senza dubbio esagerato. Pero'.. pero' nel western in generale, e nel mondo di Tex in particolare, Segura ha tirato fuori una ottima idea, che gli consente di fare girare un gran numero di personaggi e un Tex che deve continuamente rincorrere l'avversario. Se plaudo all'idea guida di Segura, il mio giudizio e' leggermente meno positivo per la realizzazione: ritmo serrato, gran succedersi di eventi che restano spesso confusi agli occhi dei pards, ma incompleto rispetto del personaggio.
Il fatto e' che il Tex qui rappresentato, peraltro tutt'altro che irriconoscibile, presenta alcune modifiche (a mio avviso) che me lo farebbero apprezzare di meno in una storia della serie regolare.
In se questi punti non sono del tutto negativi, anzi certi sono positivi, come il diverso sfruttamento del vecchio cammello. E comunque, non sono un grosso problema in una storia fuori serie, che permette allo sceneggiatore una certa liberta' nell'uso del personaggio e del suo ambiente.
Per il resto, c'e' solo da sottolineare la particolare cura che Segura pone nei personaggi, muovendoli fin dall'inizio in contesti diversi, ma tutti finalizzati con buona abilita' al riunirsi nella strada percorsa da Four Bears e Tex. Decisamente da lodare quindi la caratterizzazione dei personaggi, con uno di questi sopra tutti nonostante lo scarso numero di pagine in cui appare: Charles Sutter veramente capace di colpire l'attenzione del lettore, non solo a causa di un uso spropositato della violenza. Il personaggio meno riuscito e' invece forse Iron, che mi sembrava un soggetto interessante dalla presentazione, e che invece viene trascurato in seguito. Peccati veniali comunque.
A mio avviso Jose Ortiz e' un grande disegnatore. Eppure il suo Tex, per quanto buono, non mi convince del tutto. In una fiera Manfredi, parlando di Magico Vento, giustamente diceva che Ortiz lo aveva colpito per la capacita' di realizzare un disegno "sporco", capace di far sentire al lettore il sudore dei cavalli, e la polvere delle piste. Tutto questo in Tex si sposa pero' male: Ortiz ci disegna un Tex meno solare del solito, in cui anche i paesaggi verdi del Wyoming e del Montana (nella nostra immaginazione), si trasformano in intricati canyon, foreste cupe e piene di rovi e un deserto polveroso da attraversare. Tutti elementi che si sposano bene con la sceneggiatura di Segura,
Le scene di movimento o quelle in cui i personaggi risultano piu' piccoli, ci mostrano un Tex decisamente diverso da quello, personale ma nella tradizione, dei primi piani. La differenza sta nelle caratteristiche quasi "spigolose" attribuite al Tex al centro dell'azione. Insomma, magari sbagliero' per voler essere troppo pignolo, ma non ho potuto fare a meno di chiedermi quanto e' stato corretto Ortiz prima della stesura finale. A mio avviso le tracce di correzione ci sono e numerose, ma in ogni caso il risultato concreto (quello che possiamo vedere noi) e' piu' che soddisfacente. Un solo punto finale: Ortiz ci mostra un Ken abbastanza buono, in cui le caratteristiche del suo disegno possono far emergere certi lati cupi del mondo "reale" di Ken, e' quasi perfetto per Magico Vento, ma non e' il disegnatore ideale di Tex. Per questo ci sono i Villa, i Ticci, i Civitelli.. e sinceramente non possiamo proprio lamentarci. Copertina nella media, non particolarmente significativa per Villa. Da notare che come soggetto si e' preso il protagonista della storia forse meno presente, ma probabilmente quello caratterizzato nel modo piu' incisivo. Quel poco che ho tolto dalla sceneggiatura, lo rimetto qui perche' dopo tutto si tratta di un albo fuoriserie, in cui la libera interpretazione di Tex, e' non solo ammessa (entro certi limiti :-), ma anche obbligatoria. E del resto la storia non puo' certo dirsi brutta, anzi..
Chissa' che ci sara' dopo Segura? ..magari Gino d'Antonio e dopo di nuovo Berardi? La mia e' una speranza..
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