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"Satanassi e Tizzoni d'inferno"

di Stefano Borgogni


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Conclusioni
In conclusione, intendo riassumere i principali elementi trattati, che mi sembra sintetizzino in maniera sufficientemente chiara alcune delle caratteristiche principali di "Tex".

In primo luogo si può parlare di linguaggio come ingrediente importante per il successo dell'intero "piatto", testimoniato dalla lunga vita del fumetto e dalla notorietà raggiunta in un ambito assai più vasto di quello cui, presumibilmente, erano inizialmente destinate le avventure di Tex Willer e dei suoi amici.

Un linguaggio ricco di immagini, si è detto, pieno di metafore, similitudini, frasi di tipo iperbolico. In una parola, di figure retoriche abilmente utilizzate per arricchire il linguaggio stesso, per impressionare e colpire il lettore, per far sorridere anche nelle situazioni più spiacevoli.

Quest'ultimo mi sembra un elemento-chiave: i quattro protagonisti sdrammatizzano qualunque situazione; in particolare i pericoli sono sempre affrontati con la massima serenità e la morte viene esorcizzata con perifrasi ed eufemismi che la fanno apparire quasi come un'allegra scampagnata.

Inoltre, nel fumetto non manca mai una certa autoironia da parte dei protagonisti principali; in sostanza, i quattro eroi non si prendono mai troppo sul serio e spesso e volentieri si punzecchiano bonariamente tra di loro.

Dunque, abbiamo di fronte dei personaggi per molti versi alternativi, soprattutto se consideriamo i primi anni di vita di "Tex". Negli anni '70 e '80 era certamente facile (e magari anche redditizio commercialmente) proporre un certo tipo di anti-eroe, ma nei decenni precedenti ciò presupponeva indubbiamente una certa dose di anticonformismo. In effetti, nei primi anni di "Tex" capitò più volte che alcune vignette venissero censurate, non solo per qualche spalla femminile scoperta, ma anche per il linguaggio un po' troppo rude del protagonista.

É vero che il fumetto è per sua natura una forma testuale "leggera", che deve servire soprattutto a dare momenti di svago, per cui ha dei margini di libertà più ampi (rispetto, ad esempio, a un libro) e può anche presentare personaggi poco ortodossi e situazioni un po' scabrose. Ma, pur considerando questi aspetti, ritengo che "Tex" sia stato in ogni caso un fumetto coraggioso.

Credo che valga la pena di sottolineare soprattutto la ferma posizione contro qualunque forma di discriminazione e di razzismo, così come la critica radicale contro un certo modello di civilizzazione.

E, comunque - si potrebbe concludere - il miglior giudice è il pubblico. Pubblico che ha decretato la morte di tanti altri fumetti ambientati nel West, mentre "Tex" compie cinquanta anni di vita e non dà alcun segno di voler andare in pensione.

Tanti auguri, Tex Willer, e altri cento di questi giorni!
 

 


 
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