Il conflitto e lo scontro
Il motivo dello scontro e del conflitto è indubbiamente legato a filo doppio con quello della morte, ma merita di essere trattato come punto a parte per la sua importanza e per le numerose sfumature che presenta.
Tale conflitto può essere aperto o soltanto ventilato; nel primo caso rientrano sia le sparatorie vere e proprie che le scazzottate, nel secondo le situazioni di minaccia, che possono poi sfociare in un successivo scontro oppure no.
A) Sparatorie, armi e proiettili
Lo scontro a fuoco è indubbiamente uno degli elementi che non possono mai mancare in questo tipo di fumetti, sia nella forma classica del duello (uno contro uno) sia come sparatoria più allargata, a cui può partecipare un numero variabile di persone.
A livello linguistico tale motivo è trattato in modo fortemente ironico, con un ampio uso di perifrasi o eufemismi. Così, gli scontri a fuoco sono spesso raffigurati come allegre festicciole o piacevoli intrattenimenti. Esempi:
"C'è una fiesta alla quale non possiamo mancare" (KC, n.187)
"Un piccolo scambio di cortesie tra noi e alcuni illustri ignoti" (KW, n.25)
"L'amico pistolero ci aspettava per offrirci un digestivo" (TW, n.181)
"Da quel momento ogni ora sarà buona per ricevere comitati di benvenuto" (n.217)
Le indiscusse protagoniste di ogni sparatoria sono le armi da fuoco che, dunque, svolgono un ruolo fondamentale nella narrazione. Molto spesso sono raffigurate per mezzo di metafore tratte dagli ambiti più svariati, tra i quali il più significativo è senz'altro quello della musica.
É ricorrente la minaccia di "far cantare le armi", mentre fucili e pistole assumono l'aspetto di strumenti musicali, tra i quali (sarebbe interessante capire perché) hanno un rilievo particolare il clarino e il clarinetto. Esempi:
"Ci verrò anch'io al concerto che intendono offrire al mio pard e allora sentirete che razza di musica sa suonare il vecchio Carson" (KC, n.56)
"Tieni il cannone e non esitare a farlo cantare, se necessario" (TW, n.216)
"Niente male come concerto, ma aspettate di sentire la mia grancassa" (KW, n.112)
"Forse da piccolo volevo imparare il violino" (KC) - "E invece sei diventato un virtuoso del clarinetto a sei colpi" (TW, n.407)
"... per far capire a Tex che nel concerto sta per entrare un clarino amico" (KC, n.216)
Ma c'è di più: le armi sono delle fedeli e indispensabili compagne d'avventura, dalle quali dipende la vita o la morte dei personaggi che ne fanno uso. Questo fa sì che in taluni casi esse siano addirittura oggetto di una vera e propria "personificazione", come nei seguenti brani:
"Se appena vedo avvicinarsi un'ombra, passo la parola alla mia colt" (KC, n.209)
"I guai noi li raccontiamo alle nostre colt e loro ce li sistemano in un batter d'occhio" (TW, n.62)
"La dinamite fa sempre miracoli" (KC) - "Quando parla lei, la gente smette di discutere" (TW, n.218)
Va detto, però, che nella maggior parte dei casi le armi sono considerate per quello che sono: un oggetto, sia pure di grande utilità. In effetti, le espressioni più usate per designarle sono "sputapiombo", "ferro da tiro", "ferraglia" o altre di questo genere.
Lo stesso discorso fatto per le armi vale per i proiettili, che vengono spesso trasformati in oggetti con una connotazione positiva. La loro forma e dimensione suggerisce quasi naturalmente la metafora più diffusa, quella per cui le pallottole diventano confetti o caramelle.
Ecco una serie di esempi:
"Piantala o la prossima caramella te la metterò direttamente in bocca" (TW, n.64)
"Mi sentivo grandinare attorno i confetti delle loro pistole" (TW, n.187)
"(i miei amici) sono freddi come la morte mentre aspettano di servirmi e roventi come l'inferno quando li metto in azione. Eccone qua uno: mister 45" (TW, n.87)
L'ultimo esempio è leggermente diverso; lo sottolineo poiché rappresenta un raro esempio di personificazione dei proiettili.
Alle pallottole si associa immediatamente il piombo; tale metallo viene citato spessissimo con tutte le possibili varianti sul tema. Ecco qualche esempio:
"Cercheranno di ricamare il fondo dei tuoi pantaloni con del filo di piombo calibro 45" (n.151)
"Niente in contrario se cerco di sistemare un po' di piombo nelle gambe di quel mattacchione?" (KW, n.127)
"Appena caccia il naso fuori dalla finestra, glielo soffieremo con un fazzoletto di piombo" (n.62)
"Se non arrivi in tempo, il tuo vecchio Kit si becca una scorpacciata di piombo" (KC, n.133)
Il piombo compare anche in altre tipologie di discorso, tra le quali due mi sembrano degne di una menzione, una per il contenuto, l'altra a livello formale.
Nel primo caso il piombo è dipinto come un'infallibile "medicina" che Tex e i suoi "pards" utilizzano ampiamente nella loro opera di "rieducazione" dei delinquenti; nel secondo compare come protagonista di antitesi in cui viene contrapposto a qualche elemento positivo. Ecco alcuni brani riguardanti entrambe le tipologie:
"Queste sono teste dure" (TW) - "Gliele ammorbidiremo con del buon piombo caldo" (KC, n.249)
"Con un serpente simile c'è solo una medicina buona per combatterne il morso: piombo caldo" (n.188)
"Cancellate quei vostri piani o invece dell'oro avrete tanto di quel piombo da farvi precipitare nel più profondo dell'inferno" (TW, n.133)
"Altro che birra fresca, qui ci servono piombo bollente" (TW, n.217)
B) Risse e scazzottate
Un altro volto, meno cruento, che può assumere il conflitto è quello della scazzottata o della rissa, che presentano molte caratteristiche simili a quelle della sparatoria, anche se - ovviamente - cambia l'esito finale.
Anche tali situazioni sono onnipresenti nelle avventure di Tex e compagni e possono prevedere un numero variabile di attori, da due persone (in tali casi uno è immancabilmente Tex Willer) a un intero gruppo. Tipica di questo secondo caso è la rissa generalizzata (il cosiddetto "free for all"), in cui rimangono coinvolti tutti gli avventori di un saloon senza sapere bene come il tutto sia cominciato.
Anche dal punto di vista linguistico le somiglianze tra i diversi "livelli" di scontro sono notevoli: così come le sparatorie, anche le scazzottate vengono trattate sempre con un registro ironico:
"Lui e Tex si sono scambiati una dozzina di parole non del tutto cordiali, poi si sono leggermente scazzottati" (KC, n.150)
"... un semplice massaggio da parte mia al cranio di un tizio pesante di mani ma leggerissimo di cervello" (TW, n.216)
"Non eravate venuto qui per guadagnare un sacco di soldi?" (TW) - "Certo, ma a giudicare dagli inizi qui c'è da prendere solo un sacco di botte" (n.87)
C) - Fuga e inseguimento
Altri elementi strettamente collegati al conflitto, di qualsiasi tipo esso sia, sono quelli della fuga e del conseguente inseguimento. Si tratta di motivi tipici non solo dei fumetti, ma di ogni forma artistica che parli del West; si pensi, ad esempio, al celebre inseguimento nel film "Ombre rosse".
Anche "Tex" non fa eccezione, in quanto tale tema si ripresenta con notevole frequenza e su di esso sono imperniate alcune delle locuzioni più tipiche come "cavalcare ventre a terra" e "mettere il sale sulla coda".
Naturalmente, cambia l'epilogo a seconda che i quattro protagonisti siano "lepri" oppure "cacciatori": quando inseguono qualche banda di fuorilegge, questi difficilmente riusciranno a scamparla mentre nel caso contrario - a parte poche eccezioni - Tex e compagni troveranno il modo di sfuggire all'inseguimento oppure verranno aiutati da qualche intervento esterno.
Vediamo qualche brano sull'argomento:
"Filando via schivi l'incontro con il giudice e quello con la corda del boia" (n.150)
"Entro mezz'ora starò già sollevando polvere sulla strada che porta al Messico" (n.176)
Ma la fuga non è soltanto un elemento del conflitto tra buoni e cattivi. In diversi casi i personaggi scappano o si rincorrono per decine o centinaia di miglia, e l'inseguimento - durante il quale possono succedere tante cose e altre storie possono intrecciarsi con quella originale - occupa a volte anche due o più numeri del fumetto.
In questo senso, il motivo della fuga si ricollega a quello del viaggio e della dinamicità dell'azione di cui si è detto nell'introduzione.
D) Le minacce
Per le minacce valgono molte delle considerazioni fatte a proposito del conflitto e dello scontro, ma vi sono anche alcune significative differenze.
Esistono sostanzialmente due diverse tipologie - minacce di morte e minacce di botte - tra le quali, per la verità, il confine è spesso assai labile; l'oggetto delle minacce, infatti, è sempre qualcosa di terribile.
Ciò presuppone dialoghi fondati su un costante uso di espressioni di tipo iperbolico: in "Tex" non si legge quasi mai un semplice "se ti muovi, ti sparo" o "stai attento, che ti prendi un sacco di legnate", ma gli stessi concetti sono espressi in termini volutamente esagerati.
Proprio questa è la differenza cui si accennava: mentre quando si parla di scontro e conflitto l'elemento linguistico prevalente è l'ironia, il tema delle minacce ha come caratteristica principale l'iperbole.
Questo è un altro tema su cui la fantasia degli sceneggiatori può scatenarsi alla grande: gli esempi sono innumerevoli e le varianti infinite. Vediamo alcuni brani, cominciando con quelli contenenti una minaccia di morte:
"Quando avrò messo il sale sulla coda del brav'uomo che ti ha spianato la carcassa, gli darò una tale ripassata che per seppellirlo basterà fare un buco per terra e metterci sopra un dollaro" (TW, n.188)
"Se è stato il padrone del saloon, giuro che gli svito la testa a calci e gliela metto in mano" (KC, n.186)
"Questa volta non mi limiterò a sfiorarti la zucca, ma ci farò dentro un buco grosso quanto basta per scoprire se esce cervello o segatura" (TW, n.209)
"Che il diavolo lo salvi dal cadere nelle mie mani, perché tanto varrebbe che si buttasse da solo in un burrone pieno di cactus e di serpenti a sonagli" (TW, n.171)
Ecco, invece, qualche esempio in cui la minaccia è (ma non di molto) meno violenta:
"Se non avrà torto un capello a Kit e Tiger, mi limiterò a fargli ingoiare il messaggio e la penna con cui l'ha scritto, ma se gli ha lasciato addosso anche il più piccolo livido dovrà svaligiare tutte le infermerie dell'Arizona per procurarsi le bende e i cerotti che gli serviranno" (TW, n.280)
"Non sognarti di contar storie perché, parola mia, ti faccio schizzare tutti i denti in fondo agli stivali" (TW, n.151)
"La prossima volta che vi vedo vi pesterò tanto che la gente penserà che siete usciti da una tana di gatti selvatici" (TW, n.64)
 |
continua con "Altri motivi ricorrenti"
|
|