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"Satanassi e Tizzoni d'inferno"

di Stefano Borgogni


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I temi ricorrenti in Tex
Nelle avventure di Tex Willer e compagni vi sono una serie di motivi e di situazioni che ritornano costantemente, anche se sono presentati in forme diverse e in contesti diversi; in questo capitolo se ne analizzeranno alcuni dei più ricorrenti e significativi.

La morte
Uno dei motivi dominanti in "Tex" è indubbiamente quello della morte, il che non stupisce considerando il tipo di avventure narrate e lo scenario in cui si svolgono gli avvenimenti. Ciò non significa che ci troviamo di fronte a un fumetto lugubre, tutt'altro. Da un lato la presenza continua della morte fa sì che essa diventi qualcosa di normale, a cui non si fa caso più di tanto, dall'altro l'uso costante di un registro ironico la sdrammatizza e ne disinnesca la negatività, modificando completamente la percezione del lettore.

Non a caso, la parola "morte" compare relativamente poco in proporzione all'importanza che ha. La morte non viene quasi mai chiamata per nome, ma vi si allude con ogni sorta di metafore, perifrasi, giri di parole che fanno riferimento ad alcuni "sotto-temi", direttamente o indirettamente collegati.

Vediamo i principali.

A) Inferno e paradiso

Tra questi sotto-temi spicca indubbiamente quello dell'inferno, che compare con una frequenza quasi ossessiva, tanto che la parola "inferno" è una di quelle più ricorrenti in assoluto. Il caso più semplice e immediato è quello in cui la morte è raffigurata dal "viaggio all'inferno"; in altre occasioni il mondo dei dannati è richiamato da immagini che si rifanno alle caratteristiche più tipiche dell'iconografia infernale: carbone, fiamme, diavoli con coda e forcone, oppure semplicemente tramite il demonio in persona, citato nella stragrande maggioranza dei casi con il nome di "Satanasso". In entrambi i casi la fervida fantasia di G.L.Bonelli e dei suoi successori può sbizzarrirsi in numerose varianti sul tema. Gli esempi sono innumerevoli; ne cito solo alcuni:

  • "Questa è la volta che finisce all'inferno con la schiena ricamata a punto Winchester" (n.188)
  • "Il primo che muove un dito farà un tale tonfo all'inferno da tirare giù dalla branda anche il più addormentato dei diavoli" (KC, n.333)
  • "I vostri maldestri sicari stanno già alacremente spalando carbone nelle officine di messer Satanasso" (TW, n.274)
  • "Il momento in cui ci dovessi rivedere ti beccheresti un biglietto di presentazione per Satanasso scritto su una pallottola da '45" (TW, n.150)
  • "Spero di rivedervi all'inferno" - "Probabile, ma quando succederà avrai una lunga barba bianca e ti sarai fatto dei grossissimi calli alle mani a furia di spalare carbone" (TW, n.263)

    Ma l'inferno può anche avere altre valenze; ad esempio, è considerato come la quintessenza del pericolo e, dunque, utilizzato come "banco di prova" per indicare l'audacia, il coraggio e la determinazione di qualche personaggio:

  • "É gente capace di andare a tirare la coda a Belzebù in persona" (KC, n.333)
  • "Gente in gamba? (TW) - Capace di scendere all'inferno solo per prendere un po' di fuoco per accendere la pipa" (n.87)
  • "Se per farlo (ritrovare mio figlio) dovessi battermi contro un esercito di diavoli schizzati fuori dall'inferno con tanto di corna e forcone, non ci penserei sopra un solo istante" (TW, 280)

    Inoltre, l'inferno e il suo capo vengono tirati in ballo in un gran numero di modi di dire o imprecazioni come le seguenti: "buon viaggio all'inferno", "l'inferno ti inghiotta", "corna di Satanasso", "per tutti i Satanassi" etc.

    Naturalmente, non manca anche il concetto opposto all'inferno, cioè il paradiso, anche se compare con una frequenza di gran lunga inferiore.

    Viene comunque utilizzato nella stessa maniera, per indicare una prospettiva di morte. In tali casi le espressioni sono sicuramente meno colorite che non quando si parla di diavoli, fiamme e carbone, ma, in compenso, sono assai funzionali all'obiettivo, cui si è accennato nell'introduzione, di sdrammatizzare e ridimensionare situazioni estremamente critiche.

    L'effetto ironico è ulteriormente accentuato dal fatto che i "candidati" a svolazzare tra gli angioletti sono farabutti di ogni genere e, del resto, anche gli stessi quattro rangers sono tutt'altro che stinchi di santo. Ecco alcuni esempi:

  • "Se non lo facessi?" - "Ti ritroveresti in un attimo a suonare l'arpa tra gli angioletti" (TW, n.281)
  • "Provate a farlo e io vi spedirò tanto in alto da farvi ritrovare con due alucce sulla schiena e un'arpa in mano" (n.251)
  • "Quel comitato di gentiluomini mi avrebbe spedito su una nuvoletta a pizzicare un'arpa" (KC, n.63)

    Gli esempi appena visti contengono tutti un riferimento all'arpa, accessorio tipico di ogni angelo che si rispetti. Più avanti si vedranno numerosi esempi in cui compaiono altri strumenti musicali, sempre correlati in qualche modo con la morte, ma in un contesto leggermente differente.

    B) Cimiteri, tombe e becchini

    Altre immagini immediatamente collegate con la morte sono quelle del cimitero o della tomba. Ecco alcuni esempi in proposito:

  • "Dove passi tu i cimiteri si arricchiscono di nuovi inquilini" (KC, n.99)
  • "Anche se è vero che ci stanno scavando la fossa, è altrettanto vero che non ci hanno ancora sepolto" (TW) - "Però hanno già in mano la pala, mi sembra" (n.171)
  • "Non ci teniamo affatto a diventare proprietari di una tomba fresca a boot-hill" (n.176)
    [Con il nome di "boot-hill" (letteralmente "collina degli stivali") nel West erano designati i cimiteri]

    Su questo tema vi sono altre due varianti piuttosto frequenti. La prima è la raffigurazione della morte come un lungo riposo sotto terra; la seconda consiste nel parlare dei fuorilegge eliminati da Tex e dai suoi amici in termini di "lavoro dato ai becchini della zona".

    In entrambi i casi, la negatività degli eventi viene totalmente ribaltata, ed essi sembrano assumere una valenza positiva. Esempi:

  • "Hanno l'aria di volerci procurare un lungo riposo sotto l'erba fresca" (n.171)
  • "Se non ci diamo da fare subito il riposo potrebbero imporcelo gli indios e si tratterebbe di un riposo senza risveglio che preferisco rimandare a più tardi possibile" (TW, 252)
  • "I becchini di mezza America hanno fatto affari d'oro grazie ai clienti che le mie colt hanno fornito loro" (TW, n.184)
  • "Ogni volta che voi due capitate a Tucson lo scavafosse deve fare gli straordinari" (n.407)

    C) Altri motivi legati alla morte

    Un'altra immagine ricorrente per la morte è quella della corda, immediatamente comprensibile tenendo conto che nel West i delinquenti erano per lo più giustiziati tramite impiccagione. La corda può anche subire ulteriori trasformazioni metaforiche ed essere sostituita da un'altra parola (generalmente "cravatta"), così come il dibattersi dell'impiccato suggerisce il motivo, alquanto macabro, del "ballo". Esempi:

  • "Sapendo che siete qui per allungargli il collo con qualche metro di corda insaponata, potete scommettere che venderà cara la pelle" (TW, n.209)
  • "Non pensi che la tua fuga potrà destare sospetti?" - "Ci ho pensato e la conclusione è che i sospetti non hanno mai impiccato nessuno, ma i nodi scorsoi sì" (n.209)
  • "Quando ti sentirai stringere la gola da una ruvida cravatta di canapa ..." (TW, n.184)
  • "Non è ancora maturo per il gran ballo della corda" (n.409)

    Un altro motivo ricorrente è quello in cui la morte viene rappresentata tramite l'immagine, assai concreta, della pelle bucherellata dalle pallottole:

  • "Non mi piace per niente l'idea di dovermi separare dal mio scalpo; la mia pelle potrebbe rovinarsi se venisse sforacchiata dalle pallottole di quei bandidos" (KW, 140)
  • "Se fossero stati in molti la vostra pelle l'avrebbero ridotta come colabrodo" (KC, 127)
  • "Questo hombre ci ha rimesso la buccia ad opera dei suoi stessi compari" (TW, 112)

    Per concludere il discorso sulla morte si possono segnalare alcune frasi fatte che la ricordano; ad esempio, "si muore una volta sola" (pronunciata di solito quando si pensa di essere ormai spacciati) oppure "i morti non parlano" per indicare la necessità di far fuori qualcuno.

    Fin qui, niente di strano. Assai più sorprendenti sono, invece, alcune ricorrenti imprecazioni come "mi venga un colpo" o "che io sia impiccato", tanto frequenti quanto inusuali.

    In altri brani il motivo fondamentale non è tanto la morte in senso stretto, quanto un pericolo di morte; tale situazione può essere descritta con immagini standard (come quella della città che "scotta") o con perifrasi più fantasiose, come quella contenuta nel seguente brano:

  • "Sei tranquillo?" - "Come uno che stia seduto su un barile di polvere in procinto di esplodere" (n.345)

    Continua... continua con "Il conflitto e lo scontro"

     
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