I personaggi
In questo capitolo si intendono esaminare le principali tipologie di personaggi che compaiono nelle storie di "Tex"; oltre ad un'analisi generale, saranno riportati numerosi brani esemplificativi.
Buoni e cattivi
Innanzitutto è necessario tener conto che il tema di fondo, intorno al quale ruota l'intera narrazione, è la "classica" lotta tra buoni e cattivi, tra il bene e il male, anche se i due campi opposti sono delineati con una certa elasticità, in modo da non scadere mai nel banale.
Il bene, naturalmente, è rappresentato da Tex Willer e dai suoi amici, mentre il male assume di volta in volta sembianze differenti. É possibile, però, evidenziare due tipologie fondamentali di personaggi, che si distinguono sensibilmente sia perchè cambia il trattamento riservato loro da parte dei quattro rangers, sia per la struttura dei dialoghi.
A) Nemici e antagonisti
Da un lato ci sono i capi, gli organizzatori dei piani criminosi, quelli che muovono le pedine e incassano anche la fetta più grossa della torta: loschi politicanti, grandi allevatori privi di scrupoli, "pezzi grossi" che fanno il buono e il cattivo tempo nei villaggi; dall'altro stanno i delinquenti da quattro soldi: cacciatori di taglie, ladri, bari, imbroglioni etc.
Per i primi la morte è la prospettiva più probabile, come giusta conclusione di una carriera criminosa più o meno lunga e redditizia. I pesci piccoli, invece, hanno un "indice di mortalità" più ridotto, in quanto la loro scarsa importanza nell'economia complessiva delle storie li salva da conseguenze più gravi. Quelli che non muoiono nel corso delle sparatorie, infatti, alla fine riescono a cavarsela con una solenne battuta o con una precipitosa fuga.
Dal punto di vista del linguaggio, il rapporto con i nemici presenta alcune costanti. Nelle relazioni con i ricchi e i potenti Tex e i suoi usano sempre un registro fortemente ironico - tipiche alcune espressioni come "mister pezzo grosso" o "grand'uomo" - sia quando parlano tra di loro, sia nei dialoghi diretti, in cui si divertono a smontare la boria di tali personaggi e a metterli in ridicolo di fronte all'intera comunità.
Ecco un esempio emblematico di quanto si diceva:
"Lo sai che è un pezzo grosso?" - "Lo so, ma dopo che l'avrò spolverato, puoi scommettere che sarà notevolmente calato di statura" (TW, n.133)
Non manca l'uso dell'ironia anche per quanto riguarda i furfantelli di mezza tacca. Essi sono spesso definiti "mattacchioni" o "allegroni", e quando si parla del loro incontro con i rangers compare quasi sempre qualche aggettivo o avverbio con valenza positiva, legato a concetti come bontà, gentilezza o allegria, che contrasta fortemente con le scene raffigurate.
Ma nella maggior parte dei casi Tex e i suoi "pards" li trattano in termini dispregiativi (gli appellativi più normali sono "testa di vitello", "rubagalline", "pendaglio da forca" o "tagliagole", il più diffuso in assoluto) e li lasciano andare perché non vale la pena di perdere tempo con loro.
I due brani che seguono sono indicativi al riguardo:
"Cialtroni come te non valgono nemmeno la corda per impiccarli" (TW, n.150)
"Pesci piccoli come quello non valgono nemmeno la pena di sprecare vermi per l'amo" (TW, n.216)
Oltre ai "cattivi" classici, spesso Tex e compagni si trovano in conflitto con altri tipi di nemici o antagonisti.
Non mancano, ad esempio, gli strali lanciati contro gli ufficiali dell'esercito, rigidi e ottusi nella loro applicazione della disciplina militare (anche a rischio di sacrificare la vita dei loro soldati), oppure presuntuosi e tracotanti nei rapporti con i civili.
In questi casi vi sono alcune espressioni standard tipo "portatori di stellette" o "grossi papaveri in uniforme" che la dicono lunga su come la pensino Tex e i suoi pards. L'ironia è anche alla base degli appellativi con cui Tex e compagnia apostrofano tutta una serie di personaggi (non necessariamente catalogabili come nemici) per i quali dimostrano di non avere molta simpatia.
Un caso particolare è quello in cui vengono coniate delle parole composte che costituiscono dei veri e propri neologismi. Così, gli impiegati di ogni genere sono "scaldasedie", i contadini "zappaterra", mentre la scarsa considerazione di cui godono i dottori del west (probabilmente non del tutto immotivata) viene espressa dal termine "segaossa". Sono tutte parole che ben esprimono una certa sufficienza - sia pur bonaria - da parte dei quattro eroi per la vita tranquilla e sedentaria, così lontana dalla loro mentalità e dal loro modo di essere.
Anche le "cose" non si salvano dalla lingua tagliente dei quattro rangers: un villaggio è quasi sempre uno "sputo di paese" o, ironicamente, una "metropoli", mentre il saloon è invariabilmente un "covo di ladri".
B) Gli sceriffi e la legge
Un caso particolare della dinamica buoni-cattivi è costituito dagli sceriffi, che possono lottare e rischiare la pelle al fianco di Tex e dei suoi, oppure - più frequentemente - essere dall'altra parte della barricata, per paura o perché al soldo del pezzo grosso di turno. Nel complesso, comunque, i tutori della legge non fanno una gran figura.
Inoltre, pur essendo rangers al servizio del governo statunitense, Tex Willer e Kit Carson hanno una visione alquanto personale della legge e spesso e volentieri si servono di metodi piuttosto sbrigativi, aggirando norme e regolamenti che impedirebbero loro di avere le mani libere "di impugnare l'artiglieria".
I brani che seguono sono emblematici di come Tex e i suoi amici concepiscano la legge:
"Assieme al codice dovreste tenere in mano una '45 quando trattate con i delinquenti" (TW, n.72)
"A volte la strada della giustizia è dannatamante lunga e tortuosa e si ci si ostina a percorrerla tutta, c'è il rischio che i criminali se la svignino" (TW, n.273)
"Poiché accade sovente che le leggi facciano a pugni con la giustizia, così noi restiamo dalla parte di quest'ultima" (TW, n.152)
L'ultimo esempio è particolarmente significativo perché indica una sorta di inconciliabilità tra legge e giustizia che merita senza dubbio un minimo di riflessione.
"Non fare molto affidamento sulle istituzioni e farsi giustizia da soli, sia pure con moderazione e buon senso" sembra essere il messaggio trasmesso e, indubbiamente, si tratta di un messaggio assai poco educativo, anche se non si può dimenticare che l'azione si svolge in un West ancora "far", ancora selvaggio, in cui vige una sorta di "legge della giungla".
Il Mondo Indiano
La sfiducia dei quattro rangers verso la legge diventa più comprensibile se si considera l'importanza fondamentale che ha in questo fumetto la presenza del mondo indiano.
Tex si trova tra l'incudine e il martello, stretto tra il suo ruolo di ranger del governo e quello di capo indiano: deve far rispettare la legge degli Stati Uniti e nel contempo cercare di difendere i suoi Navajos (o qualunque altra comunità pellerossa) dai soprusi e dalle provocazioni di chi cerca ogni pretesto per scatenare una guerra contro gli indiani.
I pellerossa, infatti, sono quasi sempre vittime dei bianchi e la loro stessa esistenza è costantemente minacciata dagli imbrogli di trafficanti senza scrupoli o dagli attacchi degli ufficiali dell'esercito, per buona parte dei quali vale il celebre detto "l'unico indiano buono è l'indiano morto". É vero che talvolta alcuni gruppi di indiani fanno parte delle schiere dei cattivi, ma anche in tali casi c'è quasi sempre lo zampino di qualche "viso pallido".
Considerato tutto ciò, è difficile non condividere lo scetticismo di Tex verso le norme della società dei "bianchi".
Ma non è solo una questione di legge; la lunga permanenza di Tex tra gli indiani (non dimentichiamo che sua moglie Lilith era una pellerossa e, dunque, il figlio Kit ha sangue indiano nelle vene) fa sì che egli abbia ormai interiorizzato in buona parte il loro modo di pensare, il che comporta un approccio complessivo, una "Weltanschauung" profondamente diversi rispetto a quelli del mondo "civilizzato". E anche Kit Carson, pur avendo legami personali meno stretti con gli indiani, è sulla stessa lunghezza d'onda.
Non è un caso, ad esempio, che alla fine di ogni avventura i quattro "pards" si affrettino a tornare nel loro villaggio navajo, magari abbandonando bruscamente qualcuno dei numerosi amici che hanno sparsi qua e là, in cerca di "aria più respirabile".
Tutto ciò implica una precisa scelta di campo da parte degli autori di "Tex"; sottolineo questo punto poiché se oggi stare dalla parte degli indiani appare abbastanza naturale, probabilmente negli anni '50 e '60 sostenere questo tipo di idee non era un fatto così scontato.
Lo stesso tipo di posizioni fortemente contrarie ad ogni forma di razzismo o discriminazione sono riscontrabili anche in molti episodi in cui Tex e i suoi "pards" si trovano a combattere contro l'ostilità (o peggio) di certi villaggi nei confronti dei neri (si vedano, ad esempio, "La casa sul fiume" e "Linciaggio", n.209/210).
Per quanto riguarda il linguaggio, la presenza costante dell'elemento indiano comporta spesso l'uso di un linguaggio tipico dei pellerossa (o dell'immagine che normalmente si ha di essi); ecco alcuni esempi:
"Se vedranno il segno di guerra i navajos faranno in modo che le ossa dei loro nemici diventino trastullo per i cuccioli di coyote" (TJ, n.21)
"La vita della giacca azzurra vale meno di un granello di polvere" (n.180)
"Può forse lo strillo di un cucciolo di coyote pawnee soverchiare l'urlo di un lupo navajo?" (TW, n.21)
Inoltre, spesso si possono leggere alcune locuzioni caratteristiche come le seguenti: "beati territori di caccia" e "paese delle ombre" (l'aldilà), "giacche azzurre" (soldati), "canne tonanti" (cannoni), "acqua di fuoco" (liquore). Tutte espressioni che l'abbondante materiale grafico, testuale, cinematografico esistente sull'epopea del West hanno reso familiari ad un pubblico assai vasto, anche in Italia.
Nel complesso, insomma, prevale una visione alquanto stereotipata degli indiani, il che, peraltro, non inficia la chiara presa di posizione a loro favore, nè la partecipazione alle loro disgrazie.
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continua con "I rapporti tra i protagonisti"
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