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" Mercanti di Schiavi"

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Bambini, frati, suore, peones, giornalisti e minatori: sono loro i veri protagonisti di questa storia, ambientata nelle polverose lande della Sonora messicana, mentre Tex e Carson, sempre più stanchi e arrugginiti, riescono a portare a termine la missione grazie ad un’esagerata serie di circostanze fortuite...

Gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi
recensione di Michela Feltrin



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

Chi erano gli "ultimi" nelle storie di Tex? Erano i personaggi di contorno, i comprimari, quelli bisognosi d’aiuto, quelli che Tex proteggeva e ai quali mai chiedeva di combattere o di rischiare la vita al posto suo. Erano uomini e donne in cerca di giustizia, ai quali Tex portava sempre giustizia, incaricandosi di mediare, col suo modo schietto ed efficace, tra la giustizia divina e le imperfette leggi umane, tra il Bene e il Male. Gli innocenti venivano salvati, i torti raddrizzati, i malvagi puniti. E tutto ciò grazie a Tex e ai suoi pards, gli unici "primi" delle avventure bonelliane, i veri motori "mobili" delle indagini, degli interrogatori, della faticosa ricerca di tracce, dello studio dei piani d’azione, del contrattacco alle perfide azioni del malvagio, dei pestaggi e delle risse, delle sparatorie e dei duelli, dei rapimenti e delle fughe, degli assedi e delle eroiche resistenze, della vittoria e della punizione del cattivo.

Oramai, i ruoli si sono invertiti.

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lo Sceriffo corrotto, disegno di Sommer
(c) 2003 SBE
   
 
Storia dopo storia, il Tex nizziano è sempre più bisognoso d’aiuto e immeritatamente baciato dalla fortuna, che lo soccorre sotto forma di veri e propri deus-ex-machina aventi spesso le sembianze di quegli "ultimi" che Tex aveva giurato di difendere o aveva promesso di liberare. E che non si limitano a fornirgli indizi e informazioni, ma che arrivano addirittura a risolvere la situazione in sua vece, dopo che Tex, rincorrendo e subendo gli eventi, invece di determinarli, si dimostra inadeguato al suo ruolo (e, ci permettiamo di aggiungere, alla sua tradizione e al suo mito).

Ma veniamo alla storia

Il soggetto è l’unica nota positiva di tutto l’impianto: la ricerca della leggendaria miniera da parte dei frati consente a Nizzi di sfruttare temi e ambienti sempre carichi di fascino, vale a dire la "caccia al tesoro" e la Missione; l’impiego disumano dei prigionieri della miniera dà modo di introdurre il tema dei "mercanti di schiavi", complessivamente poco sfruttato nella lunga saga "texiana"; la rivolta dei minatori, col suo promettente carico di vendetta e di riscatto, costituisce indubbiamente il perno sul quale si regge la storia quantomeno nella seconda parte, e l’occasione per vedere Tex e Carson alla guida dell’epica ribellione (o almeno così speravamo).

Storia discreta o sufficiente, allora? No, nient’affatto.
Perché nel momento in cui Nizzi passa alla sceneggiatura, riesce a vanificare gli elementi positivi del soggetto, trasformando circa 180 delle complessive 224 pagine in una sorta di lunghissimo prologo a quella che, stando alle premesse, avrebbe dovuto essere la scena portante del racconto, ossia la sofferta rivolta dei prigionieri della Barranca, propiziata da Tex e Carson. La lettura della storia sembra suggerire che l’autore, non avendo o pur avendo predisposto la scaletta e calcolato lo spazio da dedicare alle singole scene, sia arrivato troppo "lungo" in prossimità del finale, e sia stato costretto a tirare le fila della vicenda in modo eccessivamente frettoloso. È come se Nizzi, avendo ben chiari solamente l’inizio e la fine della storia, avesse cercato di riempire lo spazio rimanente con qualche scontro tra i buoni e i cattivi, procedendo scena per scena grazie all’intervento dei famosi deus-ex-machina di cui si parlava più sopra, e si fosse poi trovato nella necessità di risolvere troppi elementi in troppo poco spazio. La sensazione che ne deriva è quella di un confuso mosaico, di una sceneggiatura poco curata, volta a giustificare la povertà di logica di alcune scene e del legame tra una scena e l’altra.

Intendiamoci, qua e là ci sono anche degli spunti interessanti. Ci riferiamo in particolare alla varietà delle locations, e alla presenza di un maggior numero di scene d’azione (quantomeno rispetto a gran parte delle storie nizziane degli ultimi anni), alcune delle quali strutturate con un minimo di suspance (pag.76 e 105). Ma ciò che dovrebbe essere la regola, nelle storie di Nizzi è ormai diventato l’eccezione: gli elementi citati vengono soffocati dai suoi soliti difetti, ripetutamente elencati in molte delle nostre precedenti recensioni (si veda, ad esempio, la recensione di Loi a "Il mercante francese" n.508/510.

Quanto al resto, ci permettiamo di focalizzare brevemente l’attenzione sugli elementi che, a nostro giudizio, rendono gravemente insufficiente la storia, vale a dire i dialoghi, lo schema ricorrente che vede l’intervento dell’aiuto dall’esterno e, non ultimo, lo stravolgimento operato su Tex.

  • DIALOGHI Non ha molto senso andare a vedere se spiegazioni, supposizioni e ipotesi siano presenti in numero maggiore o minore rispetto alle precedenti storie di Nizzi, anche se non possiamo non rilevare come molti dialoghi sonnacchiosi facciano il paio con il ritmo dilatato della storia: occorrono tavole intere per trovare una locanda situata in una piccola piazza con un pozzo o per andare dall’entrata del Convento delle suore alla cella di Padre Eliseo. Quello che ci preme evidenziare è come certi dialoghi tra i protagonisti (Tex e Carson, in primis) contribuiscano ad enfatizzare le brutte figure rimediate, finendo per amplificare ancora di più (se possibile) l’impressione fortemente negativa fornita dai due pards e dai loro antagonisti (si vedano le incongruenze di carattere comportamentale segnalate nella scheda).
  • TEX Fa piacere vedere Tex interrogare un sospettato alla "sua" maniera, saltare da un albero su un cavaliere al galoppo e difendere un bambino dalle molestie di un soldato. Ma non ci fa affatto piacere vederlo mentre abbandona due sentinelle inermi condannandole a saltare in aria insieme alla polveriera. Forse si tratta semplicemente di un’ulteriore "evoluzione" del Tex nizziano. Tuttavia, non essendoci ancora abituati e rassegnati a tale evoluzione, ci pare doveroso individuare, nell’episodio di pag.224, la prova di uno stravolgimento caratteriale quasi definitivamente compiuto.
  • DEUS-EX-MACHINA Ce ne sono ben otto, in questa storia (sette, se contiamo che Padre Eliseo interviene due volte) : il conducente del carro, che sopravvive miracolosamente e che riconosce uno dei rapitori; la bambina, che è al corrente degli affari poco puliti del padre; il secondino della caserma, che favorisce la fuga dei pards invece che la loro morte; il giornalista di Hermosillo, che toglie Tex e Carson da una brutta situazione e li porta da Padre Eliseo; lo stesso Padre Eliseo, che avvisa i pards dell’arrivo di Torres; il povero Paco, che offre loro l’opportunità di impossessarsi delle divise dei soldati; il piccolo Juanito, che avvisa i pards dell'arrivo di Torres; e infine Padre Eliseo, che appare giusto in tempo per distrarre Obregon e Torres permettendo a Tex e Carson di salvare gli ostaggi.

In conclusione: se l’iniziativa è tutta degli ‘ultimi’, è chiaro che Tex non può far altro che rimanere in un angolo a domandarsi quando tornerà ad essere ‘primo’.



DISEGNI
Manfred Sommer    

Discreta la prova del disegnatore iberico Manfred Sommer, in particolare nella seconda parte della storia, dove il tratto si sporca maggiormente e l’autore dimostra di aver ripreso confidenza con la tecnica di un medium abbandonato per più di 12 anni. A fare le spese dei tanti anni dedicati alla pittura sono soprattutto le scene d’azione, che ritraggono figure sproporzionate in pose statiche e innaturali, a volte addirittura comiche (come nella sparatoria di cui alle pagg.122-128).

Ci pare che l’autore dia il suo meglio nell’illustrazione degli scenari, naturali e non (la missione di San Juan, i paesaggi della Sonora, il villaggio di Santa Clara, l’intera zona della Barranca) e nella caratterizzazione dei personaggi di contorno (da Padre Mateo agli sgherri di Obregon, da Padre Eliseo al giornalista Moncado, dalla gente di Santa Clara ai soldati e ai minatori della Barranca).

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l'inferno degli innocenti
di Sommer (c) 2003 SBE

La nota maggiormente dolente riguarda proprio Tex, a tratti irriconoscibile, nella fisionomia come in certe sue espressioni (una per tutte, quella alle pagg.58/9), e a tratti (non molti, a dire il vero) sufficientemente determinato.

C’è però da dire che Sommer, che ha dichiarato di non aver mai letto Tex prima di disegnare questa storia, si è trovato per le mani una sceneggiatura certo poco adatta a ridestare pienamente la sua antica passione per il fumetto e per il genere western. Gli facciamo comunque i nostri migliori auguri per la storia che sta attualmente disegnando, sceneggiata da Mauro Boselli, e che comparirà nella serie regolare.

Un discorso a sé meriterebbe la copertina che, a parte la stonatura della gamba destra del messicano, presenta un bell’effetto d’insieme. I colori caldi e la dinamicità dell’azione (ripresa dalla scena di pag.106) ci restituiscono un Tex irruento e deciso, che purtroppo ha poco a che fare con quello che ritroviamo all’interno dell’albo.



GLOBALE
 

Considerato il livello dei Texoni degli ultimi anni, non ci sentiamo di affermare che questo sia il peggiore. Certo è che, al di là delle considerazioni complessive sulla storia, ciò che pesa in maniera incisiva sul giudizio finale è l’evidente, progressiva erosione del mito di Tex.

Ciò che rimane, di questo albo "speciale", è la fastidiosa sensazione di aver letto una storia che avrebbe potuto non essere così insufficiente. Se e solo se non fosse stata una storia di (e con) Tex.
 

 


 
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