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" I sette assassini"


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Torna la Guerra di Secessione con il carico di rancori e odii del Sud sconfitto.

L'onesto traditore
recensione di Marco Migliori



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

Ormai fiduciosi possiamo aspettare ogni anno a Giugno l'arrivo delle tasse e del Texone. Tralasciamo il doloroso off-topic delle tasse, e godiamoci invece un Texone non eccezionale, ma senz'altro convincente.

Dobbiamo sì registrare infatti qualche nota abituale come l'eccessivamente didascalico prologo, o come il pensiero finale del generale ("di gente come loro si è ormai perso lo stampo"). A fronte di questi pochi accenni, abbiamo una ben più evidente differenza con le abituali storie di Nizzi: non è Tex il protagonista.

Di per se questa non è ne una novità, ne una cosa necessariamente positiva. Ma se ben gestita come in questo caso, ci fornisce una avventura godibile; come in uno dei precedenti Texoni di Nizzi, il n.11 "canadese". Qui in confronto, abbiamo un Tex protagonista assoluto nella parte del carcere, e spettatore come il lettore nella lunga parte finale che è il "cuore" della storia. Certo, non è Tex il protagonista qui, ma d'altra parte le sue azioni sono plausibili, e non ci sono svarioni come nell'ultima storia di Washington (vedi recensione del n.471) dove Tex deve subire le minacce di un impiegatucolo.

Credibile e realistico quindi il soggetto. Il Sud sconfitto nella guerra, e in ginocchio anche del punto di vista economico e di vera e propria sopravvivenza, non poteva che covare odio per gli arroganti vincitori. E anche nella realtà, numerose bande dedite al banditismo (ma facendosi passare per patrioti) poterono contare sul'omertà e complicità di larga parte della popolazione. Tutti temi che già sono passati per le pagine di Tex.

Quel che rende potenzialmente interessante la trama di Nizzi, è soprattutto il capitano Fremont, un personaggio non particolarmente originale, ma senz'altro ben riuscito. I buoni dialoghi ci segnalano un Tex in tiepido contrasto con Carson, e attratto dal carattere simpatico e spericolato di Fremont. E' lo stesso Tex nel finale a confermarci il suo ruolo di spettatore e a fare il necrologio del capitano: "Voi pensatela come volete, ma, per quanto mi riguarda, se c'è un uomo che resterà nel mio ricordo quello è proprio il traditore Fremont".

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scena dinamica di Wilson, con uso di un tratto "sporco" alla luce,
e neri pieni per contrasto nelle ombre.
Disegno di Wilson (c) SBE

Un'altra cosa che colpisce è che tutto fila liscio secondo i piani del generale Davis, addirittura aldilà di ogni previsione. E questa è una scelta che per una volta forse soddisfa anche il vecchio Carson. A memoria d'uomo, ogni volta che Tex e Carson dovevano seguire qualche piano geniale, gli imprevisti non mancavano mai. Stavolta simpaticamente, l'imprevisto c'è ma è a vantaggio dei pard, e a svantaggio del loro ruolo da protagonisti.

Se i dialoghi sono buoni, non sono da meno gli altri "compiti" svolti da Nizzi. Accurato e drammatico tutto il pezzo con Fremont che mina la polveriera. E se la sequenza iniziale del treno che deraglia forse delude qualcuno che si ricorda del n.445/446 con una lunga sequenza di Marcello, resta il non meno lungo e rocambolesco finale con fuga e rapina. In effetti rimane la sensazione che i disegni sopperiscano al ritmo che non è assente da colpi di scena, ma risente forse di una certa piattezza monodimensionale, senza azioni distinte da seguire.

Alla fine rimane quasi un rimpianto per un soggetto meno complicato di quanto si poteva intuire, ampiamente compensato dalla più che soddisfacente qualità dell'insieme.



DISEGNI
Colin Wilson    

Decisamente ottimo l'apporto di Wilson. L'artista neozelandese prende sempre più confidenza con la storia e il personaggio nel procedere delle pagine. Il suo tratto è "sporco" ma perfettamente leggibile. Ci sembra che anche il suo bianco e nero (sempre buono) acquisti più efficacia man mano che si legge. Ottimo risultato per un disegnatore abituato alla pubblicazione a colori.

Il suo è un buon Tex, che si iscrive nella tradizione "ticciana", con qualche svarione dovuto alla non perfetta padronanza del personaggio. Qualche volto è talmente simile (soprattutto nei profili) a quelli italiani da fare quasi supporre un ritocco redazionale. Vedi ad esempio pag.93 prima striscia.

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i volti di Tex.
Disegno di Wilson (c) SBE

Da segnalare tra le cose migliori, tutta la sequenza della fuga col carro e successivo deragliamento, pagine 196-234, in cui Wilson usa al meglio i neri pieni con qualche tocco alla Caniff. Anche quando Nizzi (come d'abitudine su Tex) passa diverse pagine sulla stessa scena, Wilson è sempre attento a non farci annoiare gestendo opportunamente le inquadrature, siano esse d'azione o di dialogo.

Il giudizio decisamente ottimo che se ne può dare, non è forse tale da gridare al capolavoro, ma considerando il personaggio per lui nuovo e il passaggio dal colore al b&n, merita crediamo un pieno apprezzamento.



GLOBALE
 

Non può non lasciare perplessi leggere l'opinione di Wilson nell'intervista iniziale sul confronto Blueberry-Tex. Giusta l'analisi dell'autore neozelandese che si riferisce all'unico Tex che conosce: questo. Chi però conosce entrambe le serie (e le apprezza nella loro giusta ottica), credo si trovi difficilmente d'accordo con lui. Sono serie molto differenti nonostante la comune ambientazione western, ma se proprio dobbiamo fare dei confronti, allora ci è facile ricordare come non abbiamo mai letto su Blueberry storie come "Il figlio di Mefisto" n.125/128, "Il grande intrigo" n.141/145, o "Il passato di Carson" n.407/409 per citarne solo tre delle principali.

Tornando al Texone, credo che anche quest'anno l'attesa sia andata soddisfatta. Il Texone deve affrontare diversi problemi redazionali facilmente immaginabili anche all'esterno: traduzione del testo, conoscenza del personaggio, rispetto dei tempi di consegna, ecc.. Per cui un risultato convincente è ancora più da apprezzare.

Bravo Wilson e bravi (chi più chi meno) anche gli altri stranieri apparsi su queste pagine. Vedendo però la qualità dello staff "regolare" di Tex un qualche pensierino sull'affidare in casa un Texone ogni tanto (come già nel passato per Galep e Ticci) al posto di Bonelli lo faremmo. Si veda ad esempio il Civitelli ora in edicola, del quale ricordo con ancora maggior piacere le tavole a grandezza naturale. Perfette per l'ampio formato del Texone...
 

 


 
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