ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
DatabaseSchede





Pagine correlate:

  Muddy Creek
Codice: [338] 220pp
Rating:
scheda di Michela Feltrin

    Soggetto/Sceneggiatura:
    Claudio Nizzi
    Disegni/Copertina:
    Vincenzo Monti e Bruno Brindisi / Claudio Villa
    Lettering:
    Renata Tuis

    SERIE REGOLARE
    n519 "Muddy Creek" - 110pp - 04.01
    n520 "Agguato a mezzanotte" - 110pp - 04.02
    519 520


In due parole. . .

L’acqua del Muddy Creek sta uccidendo il bestiame in un ranch nei pressi di Amarillo, di proprietà di un vecchio amico di Tex e Carson. Decisi ad accertare le responsabilità dei dirigenti della miniera che scarica i suoi residui nel torrente, i due pards si schierano al fianco del loro amico cercando di proteggere lui e la sua famiglia dalle insidie di alcuni loschi personaggi desiderosi di mettere le mani sulle terre del ranch, nel cui sottosuolo si trova qualcosa di molto più prezioso del rame estratto dal ventre della miniera…


Note e citazioni

  • Con le prime 74 pagine di "Muddy Creek" ci lascia per sempre Vincenzo Monti, scomparso nel 2002 all’età di 61 anni. Monti era entrato ufficialmente a far parte dello staff di Tex nel 1982 con la storia "I predoni rossi", apparsa sui nn.262-265 di Tex Gigante.
  • Vincenzo Monti era già stato protagonista di una “staffetta” tra disegnatori avendo completato la storia dal titolo "Un mondo perduto" iniziata dal compianto Erio Nicolò e pubblicata nel 1984 nei nn.282-283 del Tex Gigante.
  • A pag. 75 di "Muddy Creek" subentra ai pennelli Bruno Brindisi, disegnatore abitualmente impegnato su Dylan Dog ma non sconosciuto ai lettori di Tex, con il quale si era già cimentato illustrando il Texone del 2002 "I predatori del deserto".
  • Per le fisionomie del barman del “Lone star” saloon, del vecchietto coi baffi (n.519, pagg.81-82) e dell’uomo con baffi e capelli lunghi neri (pag.99, vignetta centrale), Brindisi sembra essersi ispirato ad alcuni dei personaggi apparsi nel film di Sam Raimi "Pronti a morire" ("The Quick and the Dead", 1995), con Sharon Stone, Gene Hackman e Leonardo DiCaprio. Anche il disegno riportato a pag.4 del n.519, eseguito in occasione di Napoli Comicon 2003, riprende una posa di DiCaprio nel medesimo film. (segnalazione di Mauro Mondino)
  • Per ben 3 volte, da pag.17 a pag.70 del n.519, Tex e Carson scendono da cavallo e assaggiano l’acqua del Muddy Creek. Ci saremmo aspettati un solenne “Puah!” dal vecchio Carson o almeno una battuta a commento dell’evento. E invece, niente. Sono proprio tempi duri per il vecchio ranger che aveva sempre considerato l’acqua “come qualcosa buona solo per lavarsi la faccia” o addirittura come “il peggiore fra gli elementi di questa balorda terra”…!
  • L’ingordigia del Carson nizziano era nota da tempo, ma non sospettavamo che avesse contagiato Tex in modo tanto virulento da fargli esclamare, rivolgendosi all’amico Macomber: “Harry, non vorrei che dopo quanto è successo ti rimangiassi la promessa di invitarci al ristorante.” (n.519, pag.58). Si noti che Macomber ha appena lasciato la prigione dove si trova detenuto il figlio minore!
  • A pag.94 ricompare la figura dell’uomo che origlia. Segnaliamo quella che è ormai (purtroppo) una costante della scrittura di Nizzi per il semplice fatto che, per questa volta, lo spione non ascolta indisturbato le conversazioni di Tex e dei suoi amici, bensì quelle degli avversari.
  • Ci par di capire che i disegni e i dialoghi non siano sufficienti a far sì che il lettore “medio” di Tex intuisca o comprenda da sé lo svolgimento dei fatti. Non si spiega altrimenti la presenza di una serie di vignette in cui i personaggi “pensano” al solo scopo di anticipare o riconfermare quanto mostrato dai dialoghi e dai disegni. Una perfetta illustrazione di quanto affermiamo ci viene offerta dal folgorante pensiero di Carson a pag.11 del n.520 che evitiamo di riportare per ragioni di decenza.
  • Rimaniamo decisamente perplessi leggendo il dialogo di pagg.13-15 tra Tex e Harry Macomber: non stupiscono tanto l’artificiosità del dialogo oppure i riferimenti di Tex al suo privato, quanto il fatto che Tex consigli al suo vecchio amico di parlare col ragazzo nell’illusione che questi “dopo la spiegazione col padre, possa avere un ripensamento…” (pag. 22). Ricordiamo che Steve sta complottando contro padre e fratello per impossessarsi del ranch, e che ha già fatto da esca nel fallito tentativo di intrappolare e uccidere il fratello Nat (n.519, pagg.99-110). Considerato come Tex risolve la situazione a pag.75 (si veda tra le incongruenze), presumiamo che il “ripensamento” di Steve (parlare di “pentimento” è assolutamente fuori luogo) sia bastato a cancellare tutte le sue colpe. Steve, un “Giuda di prim’ordine”? Macché! Piuttosto un nuovo tipo di “figliol prodigo”, simile all’altro Steve (n.518, "Pioggia"), anch’egli rovinato da un’amicizia “discutibile”, anch’egli complice in un grave reato ma salvato dalla “giustizia” di Tex, disposta a chiudere più di un occhio nei confronti di questi ragazzi dai nervi fragili che magari ammazzano una vecchietta ma non finiscono sul capestro perché hanno sparato “in preda al panico” (Jess, il giovane pluri-rapinatore di banche nel n.518, pag.113).
  • Da pag. 58 a pag.73 Tex viene disegnato con il coltello, fissato posteriormente all’altezza del cinturone (o forse della cintura). Tex usa il coltello solo una volta per recidere le corde che tengono legato Steve. Poco dopo, conclusasi la scena della miniera e recuperati i cavalli, il coltello scompare.
  • Dopo essere stato aiutato per ben due volte da un topo ("Il lungo viaggio", nn.515-517), in questa storia Tex salva addirittura la ghirba grazie al provvidenziale miagolio di un gatto, emerso di soppiatto dai rifiuti di uno dei vicoli di Amarillo (n.520, pag.103). Che sia lo stesso gatto disegnato da Brindisi a pagg.71-72 del suo Texone?
  • “Peste e corna! Senza quel gatto avrei la schiena piena di buchi!” pensa Tex (sic) a pag.105. Chissà cos’avrà pensato a pagg.106 e 107 dopo essere stato salvato di nuovo, e per ben due volte, prima da un colpo di pistola di Harry Macomber e poi dall’avvertimento di Carson, a terra ferito. Riassumendo, Tex viene salvato per ben 3 volte in 5 pagine. Un record. E noi che pensavamo che la fortuna aiutasse gli audaci, non gli sprovveduti… :-(
Incongruenze
  • Nel corso delle pagine precedenti ci viene ripetuto più volte che il giovane Nat è un ragazzo irascibile. Nonostante ciò il suo comportamento ci sembra oltremodo esagerato (n.519, pag.27), senza contare il fatto che il ragazzo ha tutto il tempo di assestare a Colby due pugni e un calcio prima che qualcuno intervenga. Se ci pare strano che il padre o il fratello di Nat non cerchino di fermarlo, ancora più strana è l’assenza di reazione da parte di Tex e Carson, praticamente impalati qualche passo dietro ai Macomber, come se anche i due ranger fossero in fila con i minatori per intascare la paga. D’altronde, con un avvocato di mezzo è sempre meglio non calcare la mano. Lo fa notare proprio Tex a Macomber: “Hai fatto bene a mollare. La ragione è dalla tua, ma avresti rischiato di passare dalla parte del torto.”
  • Non riusciamo a scorgere quale scopo possa avere l’arresto di Nat nell’economia della presunta “offensiva” scatenata contro i Macomber. Oltre a ciò, ci sembra si tratti di un’azione poco lungimirante vista la presenza in loco di Tex e Carson. Non sarebbe stato meglio aspettare che i due rangers “di passaggio” se ne fossero andati invece di insospettirli ulteriormente e così rischiare di avere alle costole due uomini che “hanno fama di essere degli emeriti piantagrane” e la cui presenza “sarebbe stata una complicazione in più” (n.519, pag.36) ?
  • Considerando la cattiva impressione che l’avvocato Dillon ha fatto a Tex e Carson (n.519, pag.49) e il “naso speciale” che Tex dovrebbe avere “per fiutare gli imbrogli” (pag.50), non possiamo non segnalare come incongruenza lo stupore e i commenti dei due pards a pagg.71-73. “Come ve lo spiegate che l’acqua sia tornata normale” proprio il giorno successivo al colloquio con quel “commediante di prim’ordine” dell’avvocato Dillon?
  • A pag.11 del n.520 scopriamo che l’improvvisa ricomparsa in paese di Tex e Carson è frutto di un piano messo a punto insieme con Harry Macomber prima che i rangers lasciassero il ranch. Ci chiediamo tuttavia per quale motivo ciò sia avvenuto all’oscuro della moglie e soprattutto dei figli di Macomber (si veda il n.519, pagg.88 e 89) nei confronti dei quali Tex non aveva nessuna ragione di nutrire sospetti. Ricordiamo infatti che Tex riceve dall’ingegner Belmont le informazioni sulla complicità di Steve con Dillon & soci solamente dopo che lui e Carson sono scesi dal treno per rifugiarsi nella baracca sui pascoli.
  • Ed è proprio sui pascoli che avviene il fortunoso incontro tra i due pards e l’ingegner Belmont, narrato nel flash-back di pag.17-21. Si noti che Tex raccomanda all'ingegnere di non parlare con nessuno dell’incontro, promettendo che lui e Carson faranno altrettanto. Peccato che 5 pagine dopo Tex cambi idea parlando dell’incontro e della scoperta dell’oro all’amico Macomber, che a sua volta ne parla ai suoi figli (con l'approvazione di Tex!), mettendo in questo modo in pericolo proprio l’ingegner Belmont. Importa poco che Macomber non riveli chi è la “fonte” della notizia: se Steve non è in grado di intuirlo, ci riesce però lo sceriffo Abbott (pagg.34 e 43).
  • “…non lo perderemo d’occhio e gli impediremo di nuocere” dice Tex a Carson a pag.22 riferendosi a Steve. Se le cose stanno così, come avrà fatto Steve ad andarsene di notte indisturbato (pag.27), tormentato dal pensiero di essere stato imbrogliato non solo dai suoi complici ma anche dalla bella Katleen? Parafrasando il Tex di pag.11 ci verrebbe da commentare: “invecchiando si dorme meno” ma ai due pards “succede il contrario”.
  • Fino a pag.38 e cioè fino al momento in cui viene rapito, Steve indossa una camicia a righe. Da pag.62 in poi, da quando riappare nel deposito, legato e imbavagliato, Steve indossa anche un gilet nero sopra la solita camicia.
  • Pagg.40-44. Il piano architettato da Colby e Abbott per avere definitivamente partita vinta con Macomber e i rangers è a dir poco fantasioso in quanto basato su una concatenazione illogica di previsioni (spacciate per certezze) che tuttavia si realizza con incredibile precisione anche se in modo assai poco verosimile: lo sceriffo Abbott sospetta dell’ingegner Belmont ed è quindi sicuro che, andando da Colby, Belmont non resisterà “alla tentazione di mettersi in ascolto"; con questa certezza, i due congiurati discutono su come attirare in trappola gli avversari, svelando addirittura il luogo esatto in cui si trova prigioniero Steve; poco dopo, visto partire a cavallo lo “spione”, Colby e Abbott sono ancora una volta sicuri che si dirigerà al ranch di Macomber a raccontare tutto a Tex e Carson; lo sceriffo Abbott, che afferma di conoscere il modo di agire dei due rangers, è sicuro che attaccheranno la miniera quello stesso giorno. Ci chiediamo che senso abbia organizzare un agguato sulla pista senza prima accertarsi che effettivamente l’ingegner Belmont andrà al ranch di Macomber. Se è così facile spiare il ranch dalla collinetta già mostrata a pag.35 del n.519, perché allora non mettere degli uomini alle calcagna di Belmont e altri a sorvegliare il ranch, giusto per controllare se Tex e Carson agiranno come previsto?
  • Non vedendo arrivare gli avversari all’ora prevista e sul sentiero previsto, lo sceriffo Abbott si lancia nell’ennesima previsione concludendo che “ormai verranno domani” (pag.53). Nessun sospetto, nessun campanello d’allarme lo induce a far presidiare il territorio in più punti o a tenere in allerta i suoi uomini e mettere alcuni di loro a guardia del deposito-prigione o, meglio ancora, a spostare il prigioniero in un altro nascondiglio. E non dimentichiamo l’ingegner Belmont, liberissimo di gironzolare a suo piacimento; con “cattivi” di un ben diverso spessore l’ingegnere sarebbe già morto oppure si troverebbe a far compagnia a Steve. D’altronde, da un uomo come lo sceriffo, tanto sicuro di sé e della validità delle sue previsioni, come potremmo attenderci dei dubbi?
  • Tex non è certo da meno dello sceriffo Abbott in quanto a previsioni e certezze: il dialogo con Carson di pagg.54-57 dimostra che Tex ha contro-previsto alla perfezione tutte le mosse ordite sino a questo punto dai suoi avversari. Ma se Tex sa che i nemici si sono serviti di Belmont per organizzare una trappola, allora ci chiediamo perché, a pag.50, egli abbia rimandato l’ingegnere alla miniera dicendogli addirittura che la sua assenza avrebbe potuto “sollevare qualche sospetto di troppo”!? Se stiamo al gioco e proviamo anche noi a fare una previsione, la risposta non può che essere questa: Tex sa che i “cattivi” non torceranno un capello al buon Belmont perché sa che devono dargli modo di completare la sua funzione di deus-ex-machina, non solo guidando i due pards fino alla miniera ma addirittura tenendo gli occhi aperti al loro posto e avvertendoli “se dovesse annusare qualche pericolo” (Tex dixit, pag.57). In fin dei conti l’idea di Tex non è poi così sballata: visto che l’ingegnere ha sottratto ai pards tutto il lavoro d’indagine, è giusto che li sostituisca anche nel resto.
  • “…se non trovassimo Steve in quella cella, sarebbe la conferma che ha di nuovo tradito la sua famiglia” dice Tex a pag.55. Ebbene, a pag.63, non solo Tex trova Steve nel deposito, ma il ragazzo è persino legato e imbavagliato. Per il Tex-pensiero questa è la prova inoppugnabile che Steve non ha tradito il padre. Non lo sfiora nemmeno l’idea che possa trattarsi dell’ennesima messinscena di un giovanotto che Carson aveva marchiato come “un Giuda di prim’ordine”.
  • Dev’essere stata la rapidità “nel maneggiare le armi” acquisita in tanti anni passati in territorio indiano (pag.47) a tradire i minatori che, pur potendo contare sul fattore sorpresa, sparano a Tex e agli altri senza aspettare che siano del tutto usciti dal tunnel (pag.64). Si tenga inoltre presente che “rapidità” non è certo garanzia di “precisione” e questo spiega come mai i quattro uomini riescano a tornare incolumi all’interno del tunnel dopo essere stati sotto il fuoco di una decina di minatori per diverse vignette.
  • Visto che a pag.47 Belmont aveva precisato che i minatori erano “almeno una trentina”, presumiamo che gli altri venti e più se ne siano rimasti a dormire. Ma qui siamo di nuovo nel campo delle ipotesi: la cosa certa è che, pur avendo avuto l’ordine di dormire vestiti per far prima “a schizzare fuori dalle baracche in caso di allarme” (pag.53), nessuno di loro ha provveduto a presidiare la vecchia uscita della miniera, dalla quale Tex e gli altri escono prontamente grazie all’ennesima imbeccata del prodigo ingegnere.
  • La scena di pag.75 stride in maniera acutissima con la psicologia di Tex: Steve ha complottato contro il padre e il fratello eppure sentiamo Tex pronunciare le frasi “…tu non hai niente da rimproverarti …tutto questo appartiene al passato… non ci pensare più”. A quanto pare, il “Giuda di prim’ordine” non è affatto un Giuda e nemmeno un misto mancato tra Caino ed Edipo, bensì un ragazzo complessato che è stato trascinato su una cattiva strada da “qualche amicizia discutibile”. Scopriamo così come il tradimento possa venire addirittura giustificato, senza nemmeno accertasi che il traditore si sia veramente pentito o provi rimorso. In passato Tex è stato spesso generoso con i nemici, tuttavia Steve non è un delinquente di mezza tacca che viene lasciato andare perché vada ad ammazzarsi altrove e non è nemmeno un bandito che – pentitosi – decide di cambiare vita e si allea con Tex contro gli ex complici. Possiamo citare almeno due casi di figli traditori: Red Mac Kennet, nel n.69 "Piombo Caldo" e Randy Cardigan, nel n.151 "L’ultimo poker". Ma, a parte il fatto che in entrambi i casi i ragazzi erano complici di furti e raggiri e non di tentato omicidio ai danni di familiari, si noti che se Red Mac Kennet – che non si ravvede – muore per una sorta di giustizia divina, l’altro – che invece si pente – viene aiutato da Tex a riabilitarsi ma non prima di aver ricevuto una solenne lezione a base di pugni. Nel caso di Steve è tutto molto più semplice: nessun pentimento, nessun rimorso, nessun mea culpa recitato davanti a nessuno, nessuna punizione, nessun allontanamento volontario da casa per espiare altrove, nessuna morte “in gloria” per liberarsi dalla vergogna, nessun intervento della giustizia divina. Niente. Il che collima alla perfezione con quello che fa Tex, ossia niente.
  • Dopo essersi messo nei panni dello sceriffo e aver previsto la sua intenzione di arrestare lui e Carson, Tex decide finalmente di “giocare d’anticipo” andando ad accusare lo sceriffo invece di aspettare di essere accusato. L’accenno di Tex ai testimoni (si noti il plurale) pronti a deporre contro lo sceriffo (pag.82), dimostra che Tex aveva previsto persino la provvidenziale confessione di Katleen, avvenuta due vignette dopo. A questo punto, pare ovvio che mentre il pensiero di fine pagina (“Peste! Ecco un colpo di scena che non mi sarei mai aspettato.) lascia trasparire un falso stupore per l’(in)aspettata confessione, l’espressione del viso di Tex manifesta un esplicito turbamento per l’acquisizione di poteri tanto straordinari!
  • Confrontando alcuni dialoghi precedenti (n.519, pagg.81-83 e 95) con la scena di pagg.29-35, ci pare poco credibile l’improvviso pentimento di Katleen, che tuttavia con la sua confessione prende due piccioni con una fava: si libera dal giogo dello sceriffo, ormai ridotto a malpartito, e riesce a farsi impalmare da Steve. L’unione viene sancita dalla benedizione di Tex (pag.111) che con la sua influenza cancella i dubbi del recalcitrante papà Macomber sull’onestà della “brava figliola”. Verrebbe da dire: Dio li fa e poi Tex li accoppia.
  • La sequenza di pag.85-91 completa la scena di pag.75, dipingendo un quadro dai risvolti inquietanti: la “giustizia” texiana appare talmente inquinata da psicologismo e buonismo che Tex, dopo aver cancellato con un colpo di spugna il passato del “fragile” Steve, tenta addirittura di rabbonire “un avvoltoio travestito da colomba” come l’avvocato Dillon, appartenente a quella schiera di individui che un tempo venivano equiparati ai serpenti, e dei quali Tex diceva a chi gli contestava la durezza nell’affrontarli: “Non potete trasformare una serpente a sonagli in una innocua biscia e insegnargli a non mordere. Potete soltanto tagliargli la testa e tenervi poi la coda come ricordo!”. Questo Tex, invece, dopo avere addirittura bussato alla casa dell’avvocato (giusto per dargli il tempo di andare ad armarsi con una pistola di cui Tex non si accorge), arriva persino a poggiare a terra il fucile rischiando così di farsi uccidere, probabilmente al fine di garantire la forca all’avvocato, che con ciò che aveva combinato fino a quel momento se la sarebbe invece cavata con qualche anno di prigione. Ma Dillon, forse turbato più dalle inattese parole di Tex che dall’umiliazione della prigione, spara e manca il “negoziatore” Tex a distanza ravvicinata, costringendo il ranger a rispondere al fuoco suo malgrado. La “giustizia” di Tex è talmente traballante che ha persino bisogno di appoggiarsi alla testimonianza del segretario dell’avvocato: “Hai visto anche tu che ha sparato per primo. Cerca di rammentarlo.” :-( Mentre un tempo, quando c’era da scegliere tra Legge e Giustizia, Tex stava sempre “dalla parte di quest’ultima”, oggi per lui non esiste altra giustizia che non sia quella dell’ordine costituito.
  • A pag.100, Tex si rende conto che gli avversari stanno inscenando un fuoco di copertura e tuttavia non fa niente per proteggersi le spalle, tanto che, se non fosse per il gatto, sarebbe morto. La scena si ripete un istante dopo mentre Tex sta mentalmente ringraziando il gatto, incurante di volgere le spalle al luogo della sparatoria. Questa volta in soccorso arriva l’amico Macomber, a conferma di una costante delle attuali storie nizziane secondo la quale Tex deve farsi salvare da colui che si era impegnato a proteggere. Ma non finisce qui: sfondata la porta della prigione Tex non si dà un’occhiata intorno e non si accorge (di nuovo!) che lo sceriffo è armato: se non fosse per il suggerimento di Carson, Tex non riuscirebbe a schivare (di nuovo!) altri due colpi da distanza ravvicinata e ad eliminare lo sceriffo. Stai tranquillo, Tex: i tuoi lettori possono testimoniare che lo sceriffo, come l’avvocato, non ti ha lasciato scelta.
La frase
  • "Sapendo che avete sempre fame, mi sono permessa di prepararvi un po’ di provviste per il viaggio"
    Mabel Macomber rivolta a Carson, n.520, pag.112


Personaggi

Tex, Carson Harry Macomber, vecchio amico dei pards e proprietario di un ranch situato nei pressi di Amarillo Mabel moglie di Macomber Steve e Nat figli di Macomber Ray mandriano di Macomber Red Colby [+] direttore della miniera Bruce guardaspalle di Colby Abbott [+] sceriffo di Amarillo, ammanicato con l’avvocato Dillon Avvocato Dillon [+] responsabile della miniera per conto della compagnia proprietaria, con sede a Chicago Belmont ingegnere minerario che lavora alle dipendenze di Dillon Katleen una delle ragazze del “Lone star”, saloon di Amarillo Luke [+] sgherro di Colby e omicida fallito di Nat Macomber Minatori che partecipano alla sparatoria notturna alla miniera Horace segretario dell’avvocato Dillon Cinque aiutanti dello sceriffo [+] di cui quattro uccisi da Tex e uno ucciso da Macomber

Locations

Ranch di Harry Macomber non lontano da Amarillo, Texas Miniera di rame in prossimità del torrente Muddy Creek Amarillo Ufficio dello sceriffo Abbott Amarillo Ufficio e casa dell’avvocato Dillon Amarillo “Lone Star” saloon Amarillo Bivio delle “Due Querce”

Elementi

Bestiame avvelenato Sfruttamento minerario e speculazione Filone d’oro Sceriffo corrotto Gelosia tra fratelli Rapimento e ricatto Sparatoria nella Main Street
 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §