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" Uomini in fuga"


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Uomini in fuga? Si: i texiani disgustati...

Terzo: ricordati di santificare le feste
recensione di Fernando Congedo



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

Doveva essere una festa: il giorno speciale che celebrava il golpe dei colori sul bianco e nero, le ventiquattro ore in cui si indossa l'abito buono, perchè di evento si tratta - 500! - e sarebbe stato giusto e bello adeguarsi.
Dover essere ed essere: divinità parallele, separate, nell'occasione, da un'infinita e liquida distanza.
Testimone verace, il bianco silenzio del mio taccuino di cronista: nessuna celebrazione da raccontare.

Solo il resoconto di un noioso inseguimento segnato da continui cambi di scena che hanno di fatto annullato ogni possibilità di creazione di una struttura narrativa degna di tal nome.
Tex ed i suoi pard sulla pista di banditi bramosi di mettere le mani sull'oro dei Navajo, ma talmente scalcinati da non meritare nemmeno la definizione di "cattivi" e da offendere le qualità dei propri inseguitori.

"Gli originali plasmati da un genio d'inizio Novecento sono rimasti al sicuro ( ... ) nella teca della memoria di ciascun texiano"
     

Nessuna preoccupazione, tuttavia: le doti dei nostri eroi non sono state nè vilipese nè sprecate: quelli messi in scena da Nizzi sono, in realtà, solo le sue brutte copie. Gli originali plasmati da un genio d'inizio Novecento sono rimasti al sicuro, custoditi gelosamente nella teca della memoria di ciascun texiano.
Ciò considerato, va detto che a giocare sono stati i suddetti cloni ed è la loro prestazione che va giudicata.

Partono in svantaggio: gli avversari hanno all'attivo un goal pesante. La tomba della giovane sposa di Aquila della Notte è stata distrutta: pietre scure giacciono disordinate a dare prova del crimine compiuto. Le telecamere riprendono l'azione da questo momento, inquadrando il capitano della squadra dei buoni replicanti intento a convincere se stesso che gli occhi non mentono.
Ognuno di noi è lì, gli è accanto, appena un passo indietro nel rispetto del tumulto di emozioni che immaginiamo scorrazzare velocissime nella sua mente prima di essere imprigionate in una stanza sulla cui porta rosse lettere compongono la parola vendetta.
Quasi prigionieri di una violenta telepatia, rivediamo i volti di Brennan e Teller e le coperte infette, sentiamo risuonare le urla disperate degli uomini di Freccia Rossa e quella terribile parola: viruelas! Poi, le parole di Tex.
Ed è come se andasse via la luce: l'illusione che l'offesa recata al sonno eterno della dolce Lilyth potesse far rifiorire lo spirito implacabile dell'Aquila, si spegne con l'eco delle ultime sillabe: "Una tomba non è fatta solo di fredda pietra, ma anche di sentimenti e di ricordi. Spezzando la lapide che portava il tuo nome, hanno ferito la tua memoria, ma anche il mio cuore. Per questo pagheranno, te lo prometto!"

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Tex e Kit, disegno di Ticci
(c) 2002 SBE
   
 
Frasi enfatiche, belle di una bellezza posticcia e artificiale, partorienti una appiccicosa sensazione di dovuto: quello era il momento del giuramento. E' stato fatto. Nessuno venga a reclamare: Nizzi non è G. L. Bonelli.
Andiamo avanti, oltre. Tex ha promesso: l'ha fatto sulla terra ove riposa la sua donna: "pagheranno!".

Alla fine del viaggio, inesorabilmente ci accorgiamo di aver cavalcato l'ennesima chimera: dopo un lungo rincorrere i colpevoli - animati da un masochismo inverosimile che li dipinge impietosamente come perfetti idioti ( come si può, in nome del Cielo, decidere di abbandonare i fucili trovandosi in territorio navajo? Pensano di non essere inseguiti, d'accordo, ma sono pur sempre in territorio navajo! Eh, ma sono troppo carichi, i poverini. A qualcosa devono rinunciare... Del fenomeno che attraversa il deserto con la borraccia piena di whisky anzichè d'acqua, taccio. ) e bersagliati da una sfortuna magistralmente guidata dall'autore al fine di aiutare i pard a sbrigare il già elementare compitino - , il capo bianco dei Navajo ha di fronte a sè colui che ha ideato il misfatto: Prescott.

I lettori di Tex di vecchia data che, si sa, sono affetti da romantica nostalgia, si saranno fregate le mani all' idea di poter rivedere il repertorio da provetto boxeur del ranger ( quale circostanza migliore per esibirlo? ); altri, meno avvezzi ai sogni e con i piedi ben piantati per terra, avranno pensato ad un paio di sinceri sganassoni.

Lo spettacolo al quale abbiamo assistito ha spinto tutti a rinfoderare i pensieri bellicosi. Cos'è accaduto, quindi? Nulla. Assolutamente niente! O meglio, è accaduto che Tex è riuscito ad assicurarsi l'indispensabile collaborazione del tremendo nemico in vista della liberazione della figlia del signore dalla pomata miracolosa, alias professor Ferguson. Andava detto: il dovere di cronaca parla chiaro.

"... questo non è Tex!"
     

Vi domando, cari lettori: nell'uomo che non mantiene la promessa fatta sul sepolcro violato di Lilyth, nell'uomo stanco per aver domato due puledri selvaggi, nell'uomo che ha bisogno di "farsi bello" al cospetto di un mercante, nell'uomo che ormai non colpisce più i rivali al primo colpo, riconoscete Tex, quello autentico, paradigmatico, de "Il giuramento"? Io no, signori, e lo ribadisco con forza e determinazione estreme: questo non è Tex! E' la copia made in Nizzi di cui sopra: assolutamente inaccettabile!"

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Kit Carson, disegno di Ticci
(c) 2002 SBE
   
 
Capitolo Kit Carson. Scrivo con profondo dolore del suo essere confinato al mestissimo ruolo di spalla ( termine che uso nel suo significato peggiore ), di pensionato ridicolo e sempre morto di fame. Fa male vederlo ridotto alla più totale incapacità di essere adeguato alla policromia delle situazioni: mentre i Willer sono sul sentiero di guerra ( si fa per dire... ), egli è ossessionato dall'idea di non avere qualcosa di sufficientemente gustoso da mettere sotto i denti. Un povero vecchio svelto come un fulmine a centrare figure da pivellino: "Chi l'ha poi detto che debbano dividersi?", dice. La replica del compagno: "Se si sapessero inseguiti, lo farebbero. E' una regola elementare per chi scappa". Elementare! Non per questo Carson, a cui non è servita una vita intera spesa in ogni remoto e polveroso angolo della Frontiera americana.

"Kit Willer sarà la prossima vittima..."
     

Foglie morte, qua e là.
Dialoghi fossili, accattivanti come un libretto di istruzioni, seppelliscono un soggetto che, nella sua non-originalità ( vedi la scheda della storia ), aveva invano cercato di succhiare linfa vitale da grandi storie del passato.
Kit Willer sarà la prossima vittima: i segni sono chiari. La dabbenaggine dello "zio" Kit gli invade il cranio con ombra nauseante: a caccia di Fatty ( un nome originale per un individuo grasso, vero? :-( ) coadiuvato da sette indiani, il figlio di Tex trova il modo per farsi sorprendere. A Carlito un sentito "grazie" per averlo salvato da prematura dipartita.

Unica nota lieta ( è ancora per dire, ovvio... ) è la risposta vestita di inconfutabile certezza che l'albo fornisce ad un interrogativo che da anni mi zompettava con fastidiosa insistenza nella testa. Mi chiedevo: ma Nizzi considera i texiani una moltitudine il cui senno è irrimediabilmente disperso sulla luna di ariostesca memoria? Si, lo fa. Punto. Diversamente non si spiega la costante presenza nelle avventure di quell'ippogrifo costituito da spiegazioni inutili e assurde ( esempio: pag.85, vign.2 ).

Che dire del finale da soap opera di quart'ordine? Nonostante sia incartata dalla ottima tavola del maestro Ticci, è la proverbiale ciliegina ( amara ) al centro di una torta immangiabile.

Festa doveva essere e festa non è stata. Come un vecchio calciatore che sfiora e contempla il cuoio di uno sferico cimelio per sfuggire ai moderni orpelli di uno sport che più non sente suo, così mi rifugio nella stanza dei ricordi, dove mi lascio cullare dalla dolce sensazione che procura il rivivere le epiche avventure di Tex, Carson, Kit e Tiger, quelle che narrano le gesta dei quattro pard originali. Figli di un genio d'inizio Novecento.



DISEGNI
Giovanni Ticci    

La bellezza della parte grafica di un fumetto è sovente legata a filo doppio alla capacità dei testi di solleticare la fantasia del disegnatore, di donarle ali supplementari di cui possa servirsi per planare nel cielo terso della pura qualità.
Giovanni Ticci non ha avvertito il minimo solletico.

(25k)
Riserva Navajo
di Ticci (c) 2002 SBE

L'autore di Siena si fa apprezzare nelle prime tavole per una accettabile caratterizzazione psicofisica degli attori, ma ha il grave torto di adeguarsi al ritmo ed all'ideologia del racconto. Di conseguenza il suo tratto perde progressivamente sintesi, dinamismo e soprattutto precisione - peculiarità che da sempre fanno di questa colonna dello staff di Tex uno dei più grandi interpreti dell'epopea western - , acquistando, per contro, notevole approssimazione e frettolosa superficialità: ne offrono conferma alcuni errori grossolani ( vedi la scheda della storia ), davvero insoliti per un professionista del calibro di Ticci.

Manifesti della descritta situazione sono le fotografie di Tex e Carson, che rispecchiano in pieno la definizione dei due voluta da Nizzi. Il primo è un eroe spento, il cui volto e il cui corpo sono mal riuscite imitazioni di quel concentrato di forza, intelligenza e ironia che rappresentava l'essenza di Aquila della Notte; il secondo è una malinconica macchietta dall'espressione inebetita ( pag.34, vign.2; pag.37, vign.4 )...

In questo quadro a tinte fosche, risalta la macchia nerastra di anatomie a volte deformi, troppo spesso imperfette.

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un angolo del West...
di Ticci (c) 2002 SBE

Giudizio altamente positivo meritano gli splendidi scenari, perenne asso nella manica dell'artista, e le quattro tavole acquerellate, nelle quali Ticci sfoggia le proprie straordinarie qualità di pittore.



GLOBALE
 

Storia da dimenticare in fretta? No. Da ricordare: affinchè tutti si rendano ben conto della grave minaccia che incombe sul destino di Tex Willer.

Tex 501 ospiterà il ritorno del Simulacro Nero, di Mefisto.
Ai testi, Claudio Nizzi...

 

 


 
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