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So long, Nuvola Bianca! recensione di Marco Zucchi Ancora guai per i Sioux di Nuvola Bianca, impegnati a difendersi dai bianchi che entrano nel loro territorio nonostante un trattato glielo impedisca. Sarà ancora Tex ad aiutarli, ma ad un prezzo molto maggiore di quello precedente...
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Claudio Nizzi torna al timone di Tex con una storia che sa d'antico (non di vecchio), rispolverata e modificata in modo da renderla fresca.
L'avventura di Tex descritta segue di dieci anni e due mesi il precedente episodio sempre ambientato sulle Colline del Vento, in territorio Sioux.
Anche stavolta sono i bianchi a commettere il primo passo che darà avvio ad una serie di peripezie che porteranno sull'orlo di una guerra indiana.
A differenza dell'episodio precedente dove la pentola bolliva fino a scoppiare, qui tutto sembra essersi risolto in breve tempo, con Nuvola Bianca che si reca al forte dopo una sessantina di pagine del primo albo per firmare un nuovo trattato.
Un'ottima storia.
Monti sostituisce Ticci nel disegnare il seguito della precedente avventura ambientata sulle colline del Vento. Il suo tratto, uno dei migliori e dei più facilmente riconoscibili per la serie, nel tempo si è evoluto. Se riprendiamo in mano un albo di una decina di anni fa (ad esempio l'avventura seguente quella cui si fa riferimento, quindi l'albo N.362, dove Monti e Ticci compaiono entrambi), possiamo anche notare come questa evoluzione, modifica, abbia portato il nostro ad avvicinarsi, pur mantendo la sua personalità, ad un tratto decisamente ticciano.
Il suo disegno è essenziale ed al tempo stesso pieno, con tratti ben precisi, decisi e forti.
Storia che si riaggancia al passato, come detto, con situazioni già viste ma riprese e rimodellate: una su tutte la scena dell'invocazione del Grande Spirito da parte di Nuvola Bianca sul Saka wata: nel primo episodio il segno atteso è la lancia di Coda Macchiata, spezzata da Tex, qui sono le parole del ranger stesso.
L'unico rammarico che forse si può imputare a Nizzi è quello di avere reso Tex un po' più (troppo?) diplomatico del solito, pur non mancando le sfuriate con i capoccia militari. |
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