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" Vendetta navajo"


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Cinquant'anni di avventura editoriale, ma il mito di Tex Willer è più vivo che mai. Per festeggiare queste vere e proprie nozze d'oro, eccoci regalata una chicca memorabile: la storia del western a fumetti nel "classico" formato bonelliano... ...



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi    

Un diamante è per sempre, si sa. Eppure, la sensazione che il gadget per una volta superi (e di gran lunga) l'albo in onore del quale viene proposto lascia nello scriba un pizzico di imbarazzo. Imbarazzo passeggero, però: semplicemente, "Le frontiere di carta" è il miglior regalo che si poteva fare al pubblico di fedelissimi, e soprattutto una scelta azzeccatissima per festeggiare cinquant'anni di successi. Onore a Sergio Bonelli, dunque, che non ha badato a spese: l'albo, un vero e proprio libro in formato bonelliano, dalle illustrazioni al "taglio" della confezione, è imperdibile, e fa niente se "Vendetta navajo" passa inevitabilmente in seconda fila.

Una seconda fila più che meritata, occorre comunque dire. Perché la storia, forse in parte volutamente, ha tutti i crismi della dimenticabilità. Lo scriba confessa che, dal titolo, sperava in un remake in stile commemorativo di famosi successi del passato, dal mitico "Sangue navajo" all'indimenticabile "Vendetta indiana" (ossia, con ogni probabilità, il più bel all'albo autoconclusivo dell'intera saga): ebbene, niente di tutto questo. In "Vendetta navajo" c'è solo un divertente siparietto fra Tex e il solito ufficiale borioso che profuma in qualche modo di rievocazione. Per il resto, una vicenda semplice semplice (il navajo accusato ingiustamente, i pards che intervengono per salvarlo, i "cattivi" che si tirano la zappa sui piedi), che fila via con il solito piglio senza infamia e senza lode delle storie di Nizzi. Con due piccole varianti, però: una è il sale della storia, e cioè che Sa-Hua fin dall'inizio vuole riuscire a prendersi la sua vendetta (e alla fine ci riesce anche); la seconda partorita da esigenze di spazio, perché la storia "doveva" essere autoconclusiva) è che i cattivi, vedendosela subito brutta, provano in prima persona a mettere le cose a posto, finendo ovviamente per avere la peggio.



DISEGNI
Giovanni Ticci    

Sempre all'altezza della situazione i disegni di Ticci, uno dei più preziosi interpreti della tradizione texiana. Il suo Tex duro e grintoso è un grande classico. In particolare, ben resa tutta la scena dell'accerchiamento dei soldati da parte dei navajos, e anche il momento culminante della vicenda, con la vendetta di Sa-Hua. Non male neppure i disegni della fuga dei ranger da Sanders.

(36k)
L'impatto del paesaggio tipicamente "Ticciano".
Il deserto, e in questo caso, due schiere di uomini che si fronteggiano senza una parola.
Basta il disegno ad evocare nel lettore, l'ipotesi di una battaglia.
Disegno di Ticci (c) SBE



GLOBALE
 

Siamo sicuri che la bellissima copertina di Villa e il gadget di assoluto valore provvederanno a rendere questo albo indimenticabile. Peccato che la storia, in sé per sé, non meriti un simile riconoscimento. Ma per una volta, forse, va bene anche così.
 

 


 
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