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Sog. e
Sce. Claudio Nizzi
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Iniziamo con la scoperta dell'acqua calda: sì, Tex è vecchio, molto vecchio, e dopo cinquant'anni gli sceneggiatori hanno oramai raccontato tutto quello che potevano raccontare.
Lo stesso Nizzi lo ha confermato in più di un'intervista, sostenendo che le avventure del ranger si possono dividere in quattro-cinque grandi categorie, con le minime variazioni del caso.
Ebbene, la prima parte di questa storia è un esempio perfetto dell'omologazione nizziana, la vera depositaria della continuity della saga: un Tex superclassico, che fa rivivere agli
appassionati storie già viste e riviste nel corso della serie, naturalmente con "le minime variazioni del caso".
Stavolta, l'elemento parzialmente nuovo è dato solamente dall'oggetto del contendere che dà spunto alla vicenda,
un carico di carabine scomparso dai tempi della Guerra di Secessione.
C'è anche un'altra verità assolutamente ovvia da ricordare. E cioè che Nizzi non è affatto stupido, ed è ben consapevole dei
pregi e dei limiti della sua omologazione. Così, se non sgarra mai sul soggetto, eccolo inserire qua e là qualche chicca nella
sceneggiatura per strappare il sorriso al lettore più smaliziato, quello che rischia magari
di annoiarsi leggendo una storia che in realtà, su 442 numeri, ha già letto
(ma sempre divertendosi!) almeno quindici volte. Chicche, ad esempio, come vedere Tex
sbugiardato (per ben due volte in poche pagine, un record!) dal suo vecchio pard.
Eppure, a rileggere il dialogo fra i due ranger mentre sono asserragliati fra le rocce
durante il milionesimo agguato della loro carriera, con pallotole maligne che
piovono da tutte le parti, un dialogo così "tradizionale", eppure così attuale,
così deliziosamente "minimalista", riusciamo ancora a pensare che di quelle chicche
non ci sia tutto sommato bisogno.
Nella seconda parte i comancheros vanno incontro alla loro prevedibile fine
e l'ingresso della maliarda nella vicenda sembra più un escamotage per allungare
il brodo che altro. Insomma, anche la seconda parte si rivela troppo scontata
e ripetitiva malgrado i colpi di scena che Nizzi cerca di distribuire
qua e là nella sceneggiatura.
"Le primavere sulle spalle dello spremutis- simo
schema narrativo texiano sono davvero troppe"
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Le primavere sulle spalle dello spremutissimo schema narrativo texiano sono davvero troppe,
e per gli autori si pone seriamente il dilemma di escogitare un elisir di vita eterna per
il capo bianco dei Navajos. Come? Più i mesi passano e più ci convinciamo
che anche i vecchi lettori finiranno per apprezzare il rinnovamento soft
alla Boselli, almeno finché il Tex vecchia maniera sarà rappresentato da storie come queste,
senza dubbio ben strutturate ma in definitiva senza grandi idee dietro. Per quanto ci
riguarda, è dai tempi di "Oklahoma!" che sponsorizziamo volentieri il mitico Berardi di nuovo
alle prese con un avventura di Tex.
  

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Victor De La Fuente
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Bei disegni, non c'è che dire, ma con un imperdonabile difetto, secondo noi:
la faccia di Tex non ci è piaciuta assolutamente, è una maschera stanca
e senza troppa personalità che solamente nei primi piani riesce a
recuperare la consueta verve.
Per il resto, Tex (ma anche Carson) ci ha ricordato (in peggio, però) il Muzzi di tanti anni fa.
  
Per quanto riguarda le copertine, una prestazione definibile come nella media (!) per un autore
di questo livello. Il suo stile potrà anche non fare impazzire tutti quanti, ma il fatto
è che i disegni sono sempre perfetti. Quanti sono quelli che si riguardano la copertina dopo aver
finito di leggere un albo? Dobbiamo confessare che a noi, con il grande Villa, capita spesso.
Ci aspettavamo qualcosa di più dalla seconda parte della storia (con l'entrata in gioco
della maliarda), ma non è comunque il caso di esagerare con le critiche. Beh, magari il lettore
di luna storta potrebbe definire quest'ultima fatica di Nizzi come una minestra riscaldata,
una vicenda che avrebbe potuto concludersi tranquillamente in un solo albo e che così sembra
un po' stiracchiata, ma noi siamo dei fedelissimi, e per di più di buon umore.
Così, preferiremo sempre sederci in poltrona ricordardo i momenti di relax
che i due ranger riescono tuttora a regalarci. Non ci credete? Una conclusione
troppo "buonista"? Andate a rileggervi la gag dei pards con il cameriere
al ristorante (sarà forse la millesima della serie?) e poi non venite a
raccontarci che abbiamo torto.
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