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Oro dei Monti San Juan, L'

Tex e Carson alle prese con il "Ring" di Denver
Scheda di  |   | tex/


Oro dei Monti San Juan, L'
Tex 631-632


uBCode: ubcdbIT-TX-631-632

Oro dei Monti San Juan, L'
- Trama

Tex e Carson accorrono in aiuto del capo Hierba Buena e dei suoi Utes, che un gruppo di politici e faccendieri vuole scacciare dai territori, ricchi d'oro, situati a ovest dei monti San Juan. I due pards sgominano la banda guidata da Martin Deecker, impegnata nel creare incidenti allo scopo di causare un intervento militare, ma non riescono a fermare i volontari del Colorado capitanati dal Colonnello Hermann, che attaccano il villaggio Ute e costringono gli indiani ad una dolorosa marcia. Con l'aiuto di alcuni giovani guerrieri Utes, Tex e Carson riescono a far fuggire i superstiti della tribù di Hierba Buena e rapiscono il Colonnello Hermann, che non ha altra scelta che testimoniare contro il Governatore Mortimer e gli altri membri del "Ring" di Denver.

Valutazione

ideazione/soggetto
 3/7 
sceneggiatura/dialoghi
 3/7 
disegni/colori/lettering
 4/7 
 50

Recensione

data pubblicazione Mag 2013 - Giu 2013
testi (soggetto e sceneg.) di ubcdbClaudio Nizzi
copertina di ubcdbClaudio Villa
disegni (matite e chine) di ubcdbLucio Filippucci
copertine
Tex 631<br>copertina di Claudio Villa<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i> Tex 632<br>copertina di Claudio Villa<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>
tavole o vignette
Tex contro Hermann<br>Tex 632, pag.57 - Tavola di Lucio Filippucci<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>
tavole o vignette
Il "ring" di Denver<br>Tex 631, pag.49 - Disegno di Lucio Filippucci<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

Annotazioni

Note e citazioni

  • Centotrentacinquesima e ultima storia di Claudio Nizzi per la saga di Tex (escluse le storie brevi). L’autore di Fiumalbo esordì su Tex nel 1983 con la storia La valanga d’acqua n.273-274, meglio conosciuta come Un diabolico intrigo, ma la prima avventura da lui scritta fu Sull’orlo del baratro n.279-281 meglio conosciuta come Il ritorno del Carnicero, pubblicata nel 1984. Nizzi non firmò le sue storie fino al 1988, quando uscì il primo Texone intitolato Tex il grande! (cfr. Tex secondo Nizzi a cura di Roberto Guarino, Allagalla editore, Torino, 2012, pag.50-51), realizzato graficamente da Guido Buzzelli, uno dei grandi maestri del fumetto italiano, scomparso nel 1992.
  • Sempre in Tex secondo Nizzi (cit., pag.197) per la realizzazione dell'avvenuta in oggetto Claudio Nizzi rivela di essersi ispirato alla storia di Blueberry intitolata Il generale Testa Gialla.
  • Con questa avventura Lucio Filippucci esordisce sulla serie regolare di Tex. In precedenza il disegnatore bolognese aveva illustrato il Texone intitolato Seminoles Tex Gigante 22, sceneggiato dal maestro Gino D’Antonio, scomparso nel 2006.
  • A pag.4 del n.631, attraverso l’editoriale a firma Graziano Frediani del "Giornale di Sergio Bonelli Editore", viene comunicato che le pubblicazioni della Sergio Bonelli Editore aderiscono, d’ora in avanti, al "Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes" (PEFC) ossia "programma per il riconoscimento di schemi nazionali di certificazione forestale".
  • Nel citato editoriale di G. Frediani leggiamo che i personaggi bonelliani "... hanno in comune un istintivo, profondo rispetto per la natura e per l’ambiente in cui vivono. Insomma, hanno tutti, nessuno escluso, un animo rispettoso della natura, una coscienza "eco-friendly"...". Limitandoci a Tex, possiamo pure pensare - come suggerisce Frediani - "ai maestosi paesaggi del Selvaggio West in cui si muove Tex", ma il nostro ranger - nel corso della saga - ha dato fuoco a miglia e miglia quadrate di prateria per fare terra bruciata o per interrompere l'inseguimento degli avversari, ha partecipato alla caccia di una balena solo per non insospettire gli uomini della nave che stava inseguendo, abbandonando la carcassa dell’animale in mare, inutilizzata (cfr. La congiura n.354-357), ha fatto saltare in aria con la dinamite quella che Jim Brandon descrisse come "una meraviglia della natura", ossia il grande arco di pietra presso il quale si radunavano le tribù capeggiate da Sokami (cfr. La croce tragica n.121-124, meglio conosciuta come Sulle piste del Nord), ha fatto esplodere il geyser presso cui crescevano i "flores de la locura" (Il fuggiasco n.196-199), causando un terremoto che ha inghiottito il "castillo" medievale, rifugio dei "locos". E questi sono solo alcuni esempi. Ciò per dire che Tex si è sempre comportato come un uomo del suo tempo, capace di apprezzare la filosofia di vita dei popoli indiani, ma assolutamente privo di quella coscienza ecologico-naturalistica che è conquista dei tempi moderni e che sarebbe anacronistico attribuirgli.
  • A pag.7 del n.631 Tex racconta a Carson di un trattato firmato a Washington da Hierba Buena che «assegnava agli uomini bianchi i territori a oriente del San Juan e lasciava agli Utes quelli situati a occidente dello spartiacque». Per alcuni riferimenti storici alle vicende del popolo Ute si vedano Indiani Ute e Capo Ouray.
  • L’attacco al campo indiano compiuto da una milizia di volontari del Colorado ricorda l’attacco sferrato il 29 novembre 1864 dal Colonnello John Chivinton contro i Cheyennes del capo Pentola Nera (Massacro di Sand Creek), già raccontato da Gian Luigi Bonelli in Vendetta indiana n.91, in cui Chivington diventava Arlington e Pentola Nera diventava Black Elk. Nell’avventura in oggetto il massacro non si verifica («L’ordine è di limitare il numero dei morti...», pag.106 del n.631), per quanto tre indiani vengano uccisi durante l’attacco e altri muoiano durante la marcia, senza dimenticare l’assassinio del dottor Henry Desmond da parte del Colonnello Hermann.
  • A pag.49 e 74 del n.631 sul frontespizio del giornale "Denver Gazette" compare la data del 25 ottobre 1875 (segnalazione di Mauro Nogarè). Gli eventi narrati in questa avventura precedono dunque quelli rievocati da Tex in Congiura contro Custer n.490-492, in particolare la sua partecipazione alla battaglia di Litte Bighorn (1876). A tale proposito ricordiamo che la avventure di Tex si svolgono nella seconda metà dell’Ottocento ma che, se escludiamo gli albori della saga di Tex, caratterizzati da uno sviluppo temporale progressivo, con intrecci brevi e incastrati l'uno nell'altro senza soluzione di continuità, successivamente, man mano che gli intrecci si stabilizzano e che l’età dei pards viene "congelata", vengono eliminate dalla saga eventuali connessioni temporali, intese nel senso di crescita, sviluppo ed evoluzione; il tempo di fruizione del lettore e il tempo del racconto, dunque, non coincidono. Vi sono tuttavia rari casi di continuity come, ad esempio, La vendetta di Diamond Jim n.154-156 e L’uragano n.156-158, Il solitario del West n.250-252 e Artigli nelle tenebre n.253-254.
  • Ring significa letteralmente "circolo", ma il termine veniva usato nel West per indicare un gruppo di persone che si associavano in segreto con scopi speculativi. È lo sceriffo Roy Preston, nel dialogo con Tex e Carson a pag.72-74 del n.631, a fare riferimento al Ring di Denver, guidato dal Governatore Mortimer e dal banchiere Blackwood. Il primo e più famoso Ring della saga di Tex è quello sorto a Tucson e sgominato dai quattro pards nella storia omonima (Tucson ! n.211-213); l’obiettivo dei membri del Ring di Tucson era quello di mettere in atto una vasta speculazione nel territorio Apache, provocando una serie di incidenti al fine di indurre l’esercito a intervenire e a scatenare una campagna militare contro gli indiani a protezione dei civili.
  • La storia in oggetto si inserisce dunque nel vasto filone dei "bianchi speculatori ai danni degli indiani e dei loro territori", che ha origine nella saga di Tex già negli anni Cinquanta con Il tranello n.10-11 (prima edizione a striscia pubblicata nel 1951): qui è la Compagnia delle pellicce a sovvenzionare i rinnegati bianchi a capo della rivolta in Canada per far tornare le terre del Nord sotto il suo controllo ed avere il monopolio del commercio (cfr. pag. 52 del n.10).
  • Il popolo Ute e il popolo Navajo si sono affrontati nell’avventura intitolata Cane Giallo n.233-236, nella quale - incoraggiati e riforniti da alcuni trafficanti d’armi - gli Utes guidati da Cane Giallo, insieme agli Hualpai di Kaiba, invadono i territori Navajos. Tra questa prima storia con protagonista Cane Giallo e il suo ritorno (Oltre il fiume n.596-597) si inserisce, a livello temporale, l'avventura vissuta tra gli Utes da uno smemorato Kit ne L’uomo senza passato n.423-425. L'inimicizia tra Utes e Navajos traspare dalle parole del capo Naso Piatto ("Utes e Navajos non sono mai andati molto d'accordo...", pag.108 n.423) e da quelle di Falco Nero, capo di un gruppo di giovani guerrieri ansiosi di prendere le armi contro i bianchi, il quale, riferendosi a Tex, dice: "...è il capo dei Navajos, un popolo con il quale abbiamo sempre combattuto, quindi è un nemico della nostra gente..." (pag.99 n.424). Nella storia in oggetto, tuttavia, Tex viene chiamato in aiuto dalle tribù Utes stanziate in Colorado.
  • A pag.38 del n.631 Tex avvista col binocolo Martin Deecker e la sua banda e l’affermazione di Carson «Sono almeno una quindicina! Troppi per affrontarli!» è di quelle che fanno tornare in mente brutti ricordi, primi fra tutti il Maxi Tex Fort Sahara Maxi Tex n.11 in cui i quattro pards - senza Winchester ma armati di colt - riconoscono che trenta legionari "sono troppi" per loro (pag.13) e I fratelli Donegan n.526-527 dove, agendo in situazioni ritenute quasi costantemente "disperate", Tex e Carson considerano impari uno scontro contro venti avversari e pensano che "sarebbe una pazzia accettare lo scontro" (n.527, pag.8 e 36). La scaltrezza di Tex non si discute e nemmeno la sua capacità di valutare di volta in volta le situazioni e, nel caso, decidere quando è più opportuno scappare, tuttavia, espressioni come «Troppi per affrontarli!» - oltretutto se poi seguite, come in questo caso, dal salvataggio dei due pards da parte degli Utes ai quali hanno appena promesso il loro appoggio (pag.33 e 47) - non mettono certo in risalto il coraggio e/o le virtù eroiche dei pards.

Incongruenze

  • La camicia di Carson dovrebbe avere le frange solo sul petto e sul dorso, mentre Filippucci gliele disegna anche sulle spalle, così come aveva fatto nel Texone (Seminoles, cit.).
  • A pag.33 del n.631 Tex dice a Hierba Buena che spedirà "un messaggio agli alti comandi dell'esercito, affinché i militari di stanza nel Colorado vengano tenuti a freno...", tuttavia, appena arrivato a Denver, invece di dirigersi verso l’ufficio postale oppure andarci subito dopo avere appurato qual è la situazione con lo sceriffo - che conosce personalmente - se ne va al saloon, col proposito di recarsi, subito dopo, dal banchiere Blackwood. Gli avventori del saloon chiacchierano a proposito di un attacco militare imminente (pag.53) - circostanza che renderebbe ancora più urgente tentare di fermarlo o comunque fare una verifica via telegramma - ma Tex non si scompone e irrompe nell’ufficio di Blackwood. Tex scoprirà solo successivamente, parlando con lo sceriffo - che a sua volta ha avuto l’informazione da un giornalista spione "in urto" con il Direttore del "Denver Gazette" - che la colonna dei volontari del Colorado è già in marcia.
  • A pag.76 del n.631 Tex apprende dallo sceriffo che la colonna pare essere "in movimento e che tra un paio di giorni raggiungerà il territorio degli Utes". Un Tex dall’espressione determinata dice a Carson: «Se vogliamo scongiurare il peggio non c’è un solo istante da perdere.», manifestando la sua decisione di tornare sui Monti San Juan per avvertire Hierba Buena del pericolo rappresentato dai volontari di Hermann, "in modo che lui e la sua gente abbiano il tempo di mettersi in salvo." Tuttavia, a pag.90, dopo avere sventato l’agguato ad opera di Martin Deecker, cambia idea e decide di andare a Fort Leverton per "sapere se il Maggiore Bright è a conoscenza di quanto sta accadendo". Secondo Tex, la deviazione gli farà perdere "poco tempo", al che Carson pensa di perderne un altro po’, dando al suo pard quello che lui definisce un "consiglio da saggio": «Inutile piombare al forte in piena notte. Non sarebbe meglio concederci qualche ora di sonno, in previsione di non dormire nelle prossime notti?» Non era meglio invece il contrario, cioè concedersi il meritato riposo dopo aver fatto il proprio dovere? Si confronti - a titolo esemplificativo - pag.15 del n.120 Sulle rive del Pecos, tenendo conto che qui Tex e Carson non avevano delle vite da salvare ("... non c’è un solo istante da perdere"), ma dovevano "solo" raggiungere un barcone di trafficanti di armi.
  • Rimane oscura la ragione della "deviazione" di Tex e Carson a Fort Leverton, considerato che gli Utes corrono un grave pericolo e devono essere avvisati, ragion per cui Tex ha persino rinunciato ad interrogare personalmente Deecker per farsi dire il nome di chi lo aveva pagato per tentare di eliminare lui, Carson e lo sceriffo (pag.88). Sorvoliamo sul fatto che Tex e Carson avrebbero semplicemente potuto dividersi - andando uno ad avvisare gli indiani e l'altro a Forte Leverton - comunque l’unico risultato del colloquio tra Tex e il maggiore Bright è quello di rischiare di finire in cella, avendo accusato il maggiore di complicità (Carson: «Se tu imparassi a tenere a freno la lingua, una buona volta!» pag.94). Oltre che avventato, qui Tex si dimostra pure incauto, visto che chiude a chiave nel suo ufficio il maggiore e i tre militari, tramortendone solo due e lasciando agli altri due per lo meno una pistola, che ovviamente usano per sparare alla serratura (pag.97). Da notare che, a pag.12-13 del n.632 Tex ritorna nel merito delle accuse rivolte al maggiore Bright, attribuendole al suo "brutto carattere! Mi aveva fatto saltare la mosca al naso ...".
  • Durante il primo scontro notturno, da pag.26 a 46 del n.632, il piano di Tex consiste nell’eliminare le sentinelle e scortare i prigionieri stremati sul lago ghiacciato, contando sull'appoggio di Nigaragh e dei suoi guerrieri - che dovranno coprire la loro fuga tenendo impegnati gli uomini del distaccamento - e sul fatto che Carson ed altri guerrieri - posizionati sulla rupe a picco sul lago - interromperanno l’inseguimento dei volontari di Hermann facendo cadere dei grossi massi sul ghiaccio. Tuttavia, perché far aprire subito il fuoco a Nigarath e ai suoi uomini, cioè prima ancora che i prigionieri inizino la fuga e riescano ad allontanarsi il più possibile prima di venire scoperti?
  • Si tenga inoltre presente che Nigarath e i suoi guerrieri sembrano essere in tutto una dozzina (pag.47 del n.631), mentre quando attaccano il campo di Hermann sono di più (almeno sedici, cfr. pag. 28 e pag.41 del n.632), ma sono solo in dieci a tenere impegnato il distaccamento, mentre gli altri si trovano insieme a Carson in cima alla rupe.
  • Più che la fortuna (pag.94 del n.632), un "grossa mano" a Tex la danno le tre sentinelle del campo di Hermann dall’ "aria poco sveglia" (pag.83) che, invece di fare la guardia controllando il perimetro del campo, sono tutte e tre accovacciate e rivolte presso lo stesso fuoco. Con sentinelle del genere è uno scherzo per Tex e Carson arrivare fino alla tenda di Hermann, tramortirlo e poi portarlo via con loro insieme ai cavalli del distaccamento, fatti fuggire da Nigarath e dai suoi guerrieri. Da notare che, a pag.98, il Capitano confessa candidamente ai suoi uomini: «Il Colonnello aveva ragione nell’aspettarsi un altro tiro da quei due infernali serpenti, ma come immaginare che potessero arrivare a tanto?»
  • L’accusa del Colonnello Hermann a Mortimer di avergli "fatto accreditare trentamila dollari presso la banca del signor Blackwood" (pag.109 n.632) e l’ipotesi ventilata dallo sceriffo Preston che Hermann possa "usufruire di uno sconto di pena" (pag.113), fanno pensare ad elementi probatori ed accordi stragiudiziali caratteristici dei nostri giorni più che della fine dell’Ottocento.

Frase

  • Tex : «Si prova un gran gusto a buttare giù dalla poltrona un pezzo grosso.»
    n.631, pag.35
  • Carson : «Non credi che quella di andare su e giù da quei dannati monti stia diventando una scomoda abitudine?»
    Tex : «Ti prometto che sarà l'ultima volta, vecchio brontolone!»
    n.632, pag.114

Personaggi

Tex, Carson Hierba Buena capo degli Utes dei Monti San Juan Nigarath giovane guerriero Ute Henry Desmond [+] medico amico degli Utes Jimmy minatore Martin Deecker [+] delinquente al soldo del "Ring" Doug Cavendish [+] complice di Deecker Danny, Russell, Neil, Jesse [+] uomini di Deecker uccisi dai minatori e da Tex e Carson Fred, Angus, Moses, Lou uomini di Deecker e Cavendish Mortimer Governatore della California e capo del "Ring" Blackwood banchiere di Denver, complice di Mortimer Nesbitt uomo del "Ring", cura i rapporti con Washington Nolan direttore del "Denver Gazette" e complice del "Ring" Piccolo Lupo [+] guerriero Ute ucciso dalla milizia Hermann ufficiale a riposo, comanda i volontari del Colorado Jones [+] guida bianca di Hermann Jordan [+] soldato del distaccamento Capitano del distaccamento dei volontari esploratori Crow [+] Roy Preston sceriffo di Denver Bright Maggiore di Fort Leverton Giovane Betulla donna Ute Volpe Nera guida gli Utes fino al villaggio minerario

Locations

Monti San Juan Colorado covo di Cavendish villaggio Ute del capo Hierba Buena Denver cittadina del Colorado saloon a Denver ufficio dello sceriffo Preston banca di Blackwood a Denver ufficio del banchiere Blackwood Fort Leverton ufficio del Maggiore Bright lago ghiacciato rupe a picco sul lago Eagle Pass villaggio minerario presso il quale trovano rifugio gli Utes ufficio del Governatore Mortimer prigioni di Denver

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