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Fratello bianco

Tex al salvataggio del popolo Apache... o viceversa?
Scheda di  |   | tex/


Fratello bianco
IT-TX-542-543


uBCode: ubcdbIT-TX-542-543

Fratello bianco
- Trama

Tex e Carson scendono in campo al fianco di Taiga, il capo Apache fuggito dalla riserva di San Carlos e ingiustamente accusato dell’eccidio avvenuto alla miniera di San Cristòbal. Per provarne l’innocenza, i due rangers dovranno affrontare mille peripezie, imprese disperate e nemici implacabili, nella migliore tradizione “nizziana”.

Valutazione

ideazione/soggetto
 1/7 
sceneggiatura/dialoghi
 1/7 
disegni/colori/lettering
 5/7 
 26

Recensione

data pubblicazione Dic 2005 - Gen 2006
testi (soggetto e sceneg.) di ubcdbClaudio Nizzi
copertina di ubcdbClaudio Villa
disegni (matite e chine) di ubcdbGiovanni Ticci
copertine
Fratello bianco<br>Tex 542, copertina<br><i>(c) (C) 2005 SBE</i> Un infame ricatto<br>Tex 543, copertina<br><i>(c) (C) 2006 SBE</i>
tavole o vignette
... e c'era una volta un vecchio eroe.<br>Tex 543, pag.10<br><i>(c) 2006 SBE</i> Bellezze al bagno<br>Tex 542, pag.64<br><i>(c) 2005 SBE</i> C'era una volta il West...<br>Tex 542, pag.52<br><i>(c) 2005 SBE</i>

Annotazioni

Note e citazioni

  • A pag. 19-21 del n. 542 campeggia Taiga con il suo monologo: il capo Apache racconta la propria esperienza di guerra contro gli uomini bianchi e ciò mentre lui e gli Apaches tengono di mira lo sceriffo e gli uomini di scorta. Era certo che, prima o poi, di Taiga avremmo saputo vita, morte e miracoli, tuttavia la circostanza non ci sembra granché appropriata.
  • Taiga assomiglia in modo impressionante a Geronimo, raffigurato dallo stesso Ticci nell’avventura di GL Bonelli dal titolo ”Il carro di fuoco” (Tex n.283-285). Stando a voci di corridoio che parlano dell’esistenza di un veto, in Bonelli, alla realizzazione di avventure con personaggi storici, è addirittura probabile che il protagonista di questa storia dovesse essere proprio Geronimo.
  • Tex entra in scena solo a pag 26: non si tratta certo di una novità, se consideriamo la lunga vita editoriale di Tex; lo è invece per la scrittura di C. Nizzi.
  • Tex fa appena in tempo ad entrare in scena, che a pag. 28 scopriamo qual è stato il suo fondamentale contributo: suggerire agli indiani “un piano ben riuscito”, cioè quello di rubare le uniformi ai soldati della pattuglia di Fort Bowie mentre si rinfrescano nel fiume. Eh sì: è evidente che gli indiani, da soli, non ci sarebbero mai arrivati.
  • A pag. 68-73 assistiamo al salvataggio di Tex e Carson da parte di Taiga e dei suoi indiani. Anche questa volta, come molte precedenti, Tex viene salvato perché si preferisce non dar retta ai suoi consigli (pag.35). Il sospetto è che Taiga non si fidi troppo del suo fratello bianco, al quale due giorni prima aveva chiesto: ”Pensi di riuscire a scoprire i veri colpevoli del massacro?”
  • Dev’essere un nuovo genere di terribile minaccia, quella di pag.101, quando Tex inizia a interrogare Jarvis e gli dice: ”Fa freddo e tu sei mezzo nudo, ma se ti affretti a rispondere alle mie domande riavrai i tuoi vestiti e potrai evitare di buscarti un malanno”.
  • Tex non fa più paura a nessuno. A pag.101-103 minaccia e colpisce Jarvis e addirittura, dopo solo un pugno, Carson è convinto che il ciccione non aprirà bocca. Fortuna che, come un folletto dei boschi, appare Taiga, che ha seguito nuovamente i due pards, continuando a non ascoltare i consigli di Tex (e meno male). Aiutato dalla lama del suo coltello, che evidentemente si rivela un deterrente più efficace di un'infreddatura, Taiga riesce a far confessare Jarvis e la cosa gli riuscirà nuovamente nell’albo successivo con mister Emmerich (pag. 110-111 del n.543). Ma allora, a che servono, Tex e Carson?
  • In questa sua capacità di apparire sempre al momento giusto (1 salvataggio e 2 confessioni), Taiga ci fa tornare in mente il capo Arapaho Ala di Corvo, che ne “I Fratelli Donegan” (n.526-527), in poco più di 30 pagine, salva Tex per ben due volte.
  • Non ci siamo ancora ripresi dalla caduta di Carson da cavallo (pag.113), che a pag.10 del n.543 veniamo colpiti al cuore e all’intelletto: uno scalzacane dalla faccia da babbeo afferma che Carson ”ha cercato di nascondersi” allorché ha sentito arrivare lui e il suo compare! Nascondersi? Da due soli avversari? Ma chi, il ”grande cacciatore”?
  • Non sappiamo se sia corretto chiamare citazione le prime 20 pagine del n.543, tuttavia rileviamo la fumosa parentela con la scena di pag.27-47 del n.199 ”A sud di nogales”, illustrato dallo stesso Ticci nel lontano 1977.
  • A pag.42-46, i due pards vengono arrestati, finiscono in prigione e ne escono dopo 3 giorni. Si noti il netto miglioramento rispetto al MaxiTex del 2004 “Figlio del vento”, dove i giorni trascorsi in prigione furono addirittura 5.
  • Se Taiga non ascolta i consigli di Tex, gli Apaches non ascoltano i consigli di Taiga; a pag.82 gli indiani arrivano appena in tempo per salvare dai soldati il loro capo e gli altri fuggiaschi, meritandosi il plauso di Tex, per il quale "Quello che conta è il risultato".
  • Nemmeno il tenente di Fort Jefferson è un cuor di leone: a pag.82 preferisce "non affrontare gli Apaches di notte e sul loro terreno" e tornarsene al forte senza neanche tentare di inseguirli. Sul rapporto scriverà che Taiga gli é sfuggito, sollevato dal fatto che "Nessuno se ne stupirà. Quell'uomo è imprendibile, come Geronimo."

Incongruenze

  • A pag.15 del n.542 gli indiani prigionieri si accorgono da almeno 20/30 metri di distanza che i soldati sono in realtà i loro compagni travestiti; allo sceriffo (pag.14) e agli uomini di scorta (pag.16) non sono sufficienti 2 metri. Lo sceriffo, tuttavia, dimostra di possedere una buona visione notturna: a pag.36 riconosce Tex e Carson da una ragguardevole distanza.
  • Considerato che Tex si fida della parola di Taiga (pag.33) e sospetta da subito che il massacro della miniera sia stato compiuto per far ricadere la colpa sugli Apaches (pag.34), è evidente che, se ci sono dei testimoni dell’eccidio, essi non possono essere che in malafede. Tuttavia, a pag.50, Tex si lascia scappare il presunto testimone Raimundo, chiedendogli di aspettare lui e Carson fino alla mattina seguente perché i “cavalli sono stremati”. Non lo sorveglia, non fa niente. Da notare che, quando Tex rincontra Raimundo (ovviamente per caso, pag.89) ha il coraggio di chiedergli: ”Perché ieri hai lasciato il forte senza aspettarci come avevi promesso?”
  • Il messicano ha mezza giornata di vantaggio su Tex e Carson. Quest’ultimo, pessimisticamente portato a pensare sempre il peggio, sospetta che sia andato ad avvisare i suoi complici, magari ad organizzare un bel comitato di ricevimento. Tex concorda, ma non si preoccupa. Segue agguato (da pag.55).
  • Dopo essere risaliti a riva, ben consapevoli che presto perderanno il vantaggio sugli attentatori, i due eroi, invece di guardarsi le spalle a vicenda e/o cercare un riparo, si stendono al sole perché hanno “bisogno di riprendere fiato”. I banditi li sorprendono – è proprio il caso di dirlo – mentre Tex scherza circa il suo ruolo di portafortuna.
  • Davvero profetica la frase di Tex a pag.108: ”Anche Frank Harrigan dovrà sputare la verità in un’aula di tribunale.” Infatti, a pag.32 del n.543, dopo un breve scontro con i due pards, Harrigan deciderà di andarsene con i suoi uomini per ”trovare un altro nascondiglio sicuro”. Non lo rivedremo più, nonostante la sua dichiarazione di vendetta (pag.31). Anche lui – l’autore dell’eccidio della miniera di San Cristòbal – è entrato a far parte del gruppo degli impuniti nizziani. Stessa sorte per Brogan, galoppino di Emmerich, e per Joe Murray, il cattivo agente indiano della riserva di San Carlos. Li perdiamo di vista, rispettivamente, da pag.33 e da pag.74 del n.543.
  • A pag.14, Harrigan decide di andare alla ricerca di Tex (come dal ranger puntualmente previsto a pag.9) su consiglio di Brogan, convinto che il ranger lascerà il suo vecchio pard nelle mani dei fuorilegge per andare ad avvisare i soldati. Ci vogliono 10 pagine prima che gli venga in mente un ”brutto sospetto” circa le reali intenzioni di Tex, ma nel frattempo al ranch sono rimasti solo due uomini, il che può suggerire quanto Tex faccia paura ai cattivi e quanti avversari – secondo l’autore – il nostro eroe possa affrontare alla volta. Non più di 2 (Carson nemmeno quelli). È probabile che, se i banditi fossero stati 3 o 4, Tex sarebbe veramente tornato indietro per farsi aiutare dall’esercito.
  • Si continua col rimpallo tra le previsioni di Tex e le azioni dei cattivi. Tex: ”… sanno che col buio potremmo eclissarci facilmente” (pag.25) – Harrigan: ”… non voglio lanciarmi in una caccia notturna che quasi certamente si rivelerebbe inutile” (pag.31); Harrigan: “”Prima dobbiamo trovare un altro nascondiglio sicuro…” - Tex: ”Sono convinto che mezz’ora dopo la nostra partenza, Harrigan e i suoi tagliagole hanno abbandonato il ranch per andare in cerca di qualche nascondiglio più sicuro”. E avanti così…
  • A pag.34 Tex sta gongolando all’idea di ”cacciare un bel po’ di pepe in corpo al potente mister Emmerich, che è un sistema collaudato per indurre i tangheri con la coscienza sporca a commettere qualche errore.” Peccato che il ”sistema collaudato” funzioni solo nelle storie dove funziona anche la logica, quindi non in questa. Tex ha già ottenuto la confessione di Jarvis, il direttore della miniera, che bisogno c’è di farne il nome ad Emmerich, oltretutto accennando ai ”custodi fidatissimi” che lo stanno sorvegliando? Il bisogno è quello – evidentemente impellente, dell’autore – di mostrare Tex e Carson che si slacciano i cinturoni, si fanno arrestare e condurre in galera, dove trascorrono 3 giorni in piena tranquillità, senza fare il benché minimo tentativo di levarsi dai guai.
  • A pag.47, dopo essere uscito di prigione, Tex ammette che ”la speranza di mettere le mani su Frank Harrigan è ormai sfumata.” Diteci voi che senso può avere un'affermazione del genere, considerato che a pag.33 Tex era convinto che Harrigan avesse "abbandonato il ranch per andare in cerca di qualche nascondiglio piu' sicuro" e che perciò rivelare ai militari il rifugio della banda sarebbe stato uno spreco di tempo.
  • A pag.48, Tex fa un salto di qualità: se in avventure precedenti si era piu' volte ammanicato con gli avvocati (su tutte, "La città della paura", n.512, pag.27), stavolta va a chiedere un "parere professionale" addirittura ad un giudice. Il passaggio da un Tex giustizialista a un Tex legalitario è ora definitivamente compiuto.
  • A pag.49, il giudice Twain rilascia il suo parere, auspicando che il cattivo si autoaccusi con "una sua confessione scritta" (ecco un altro personaggio che non vuole fare fatica...); sorvoliamo sul responso e facciamo notare che il buon vecchio Tex avrebbe potuto ricordarsi del giudice qualche giorno prima, magari chiedendogli di intervenire per evitare i 3 giorni al fresco.
  • Mentre Tex e Carson si riposavano, convinti (bontà loro) che nessuno avrebbe tentato di farli fuori durante il soggiorno nelle prigioni dello sceriffo (pag.43), i cattivi avevano svelato il mistero dei custodi fidatissimi e fatto rapire la moglie e il figlio segreti di Taiga, allo scopo di farsi consegnare Jarvis. Si osservi che la vera identità della moglie di Taiga, Zulah, non era nota nemmeno a Nacho, il fido braccio destro di Taiga. Sorprende che l'agente indiano della riserva di San Carlos, Murray, lo abbia scoperto e sorprende ancor di più la perspicacia di Taiga che, dall'espressione di Zulah ("È triste"), capisce che "Murray si sta servendo di lei" per ricattarlo.
  • A pag.65 Tex partorisce un altro piano dei suoi, destinato a condurre alla liberazione di Taiga, Zulah, Negrito e alla ri-cattura di Jarvis. Si noti che tutto si verifica esattamente come previsto da Tex: Murray e i suoi tre uomini rispondono al fuoco di Carson e Nacho, lasciando Jarvis a sorvegliare i prigionieri, pronto per ricevere la botta in testa da parte di Tex. Peccato che, mentre sta per raggiungere Tex, a Carson scappi una frase infelice: "Però giriamo al largo dal bivacco. Murray e soci sprizzeranno veleno, quando si accorgeranno di essere stati giocati." Della serie, due avversari fanno paura, figuriamoci quattro!
  • Rincorsi dai soldati, nessuno dei fuggitivi si preoccupa di tenere d'occhio Jarvis, che ovviamente ne approfitta, defilandosi e cercando di farsi raggiungere dalle giacche blu. Avvisato di ciò da Negrito (pag.79), Tex grida agli altri, in una posa simile a Zorro: "Continuate a correre! Ci penso io a riportarlo in gruppo." Detto, fatto. Nella pagina successiva, Tex raggiunge Jarvis, ormai cadavere, caduto sotto i colpi dei soldati.
  • A pag.89 Tex elabora l'ennesimo piano geniale, fotocopia di quello precedente (pag.65) per liberare il figlio di Taiga. Il bello è che mentre Murray e i suoi uomini erano sobri, stavolta gli avversari di Tex sono quattro ubriaconi della polizia indiana, messi a fare la guardia alla capanna in cui viene tenuto il bambino. Negrito è talmente preoccupato ("Impossibile avvicinarsi al suo hogan senza fare i conti con loro") che Tex decide di aspettare il favore delle tenebre. Grazie al buio e ai "riflessi appannati dall'alcool" Tex e Carson riescono a "sistemarli senza difficoltà", scappando poi come al solito a gambe levate.
  • A pag.97 Taiga decide di non scappare in Messico, ma di restare per dimostrare la sua innocenza. S'infila un cappello e una giacca miliatare e convince i due pards a portarlo con loro in città. Tex ritiene che sia il caso di festeggiare, brindando in un saloon, pensando che sia il miglior test per vedere se Taiga "supera la prova" (Prova di cosa? A che serve? Non dovevano solo "strappare una confessione scritta a mister Emmerich"? E vanno a perdere tempo in un saloon?). Manco a dirlo, un minuto dopo Taiga viene riconosciuto dallo sceriffo.
  • Invece di dare una mano a Taiga, inseguito dallo sceriffo e dai suoi due aiutanti, ma destinato ad avere "alle costole l'intera città" (pag.106), Tex e Carson corrono verso la casa di Emmerich per strappargli la famosa confessione. Non solo Taiga si libera da sé dei suoi inseguitori, ma rintraccia anche la casa del ciccione (col fiuto?) e vi penetra quasi contemporaneamente ai due pards. E meno male: ci vuole Taiga per arrivare al dunque, Tex e Carson non riescono a combinare niente. Nemmeno con la convinzione (ovviamente errata) che lo sceriffo, impegnato ad inseguire Taiga, non arriverà come al solito per cercare di ingabbiarli (pag.109).
  • A dire il vero, ad un certo punto lo sceriffo tenta di ingabbiare Tex (pag.112), ma è costretto a incarcerare Emmerich, nulla potendo più davanti al giudice Twain e alla confessione scritta. E dire che, a pag.44, lo sceriffo era pronto a riempire di piombo i due pards in una situazione quasi identica a questa. Che spauracchio, la carta bollata e un giudice che va a caccia di talpe!

La frase

Tex - “Non pensavamo di rivederti tanto presto, Taiga! Non hai seguito il mio consiglio.”
Taiga – “E te ne lamenti?”
N.542, pag.74

Personaggi

Tex, Carson Taiga, capo Apache fuggito dalla riserva di San Carlos Jesson, sceriffo di Safford, al soldo del signor Emmerich, Emmerich, riccone dell’Arizona, autore del piano per far incolpare Taiga e i suoi Apaches dell’eccidio della miniera di San Cristòbal Maggiore Barry, comandante di Fort Jefferson Tenente dell’esercito, di stanza a Fort Jefferson Raimundo, messicano al soldo di Jarvis, falso testimone del presunto massacro compiuto dagli Apaches Paul Jarvis [+], direttore della miniera di San Cristòbal, al soldo del signor Emmerich Brogan, aiutante di Jarvis, autore del fallito attentato a Tex e Carson Joe Murray, agente indiano della riserva di San Carlos, complice di Emmerich Frank Harrigan, capo della banda che ha materialmente eseguito il massacro alla miniera di San Cristòbal, attribuito agli Apaches Waco, Luke, Wess, Harry, Clem, uomini di Harrigan Adam, Randy [+], uomini di Harrigan, periscono durante l’inseguimento a Tex e Carson Giudice Twain, raccoglie la confessione di Hemmerich Nacho, braccio destro di Taiga Zulah, moglie segreta di Taiga, tenuta in ostaggio da Murray Chee, figlioletto di Taiga Negrito, apache rimasto alla riserva, rapito da Murray Alope, vecchia indiana che si prende cura di Chee nella riserva di San Carlos

Locations

territorio del sud dell’Arizona, tra Fort Jefferson e Safford pozzi di Cienegas San Pedro river Fort Jefferson miniera di San Cristòbal Safford Ufficio del signor Emmerich a Safford Rifugio della Banda Harrigan Prigione di Safford Studio del giudice Twain a Safford Monti Pinaleňo Riserva di San Carlos

Elementi

macchinazione ordita ai danni degli Apaches travestimento esercito e indiani agguato/salvataggio interrogatorio rapimento e ricatto

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