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Tempi moderni

Dopo il sindacalista e il pubblico ministero, Tex si ricorda di fare anche il ranger
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Tempi moderni
Tex 654-655


Tempi moderni

Scheda IT-TX-654-655

"Oro nero" potrebbe essere ricordata come il primo passo falso di Gianfranco Manfredi su Tex. Per chiarezza, l'autore marchigiano ha scritto finora solo cinque storie, più una breve, e il suo nome è associato a personaggi molto diversi, come Magico Vento, Volto Nascosto, Shanghai Devil e il "finto-classico" Adam Wild, quindi è naturale attendersi da parte sua un'interpretazione atipica e sui generis. Peraltro, a nostro personalissimo avviso, il suo approccio era stato finora rispettoso e, pur inevitabilmente filtrato dalla sensibilità dell'autore, il Tex manfrediano era risultato assai gradevole e, per certi versi, addirittura più vicino al modello bonelliano di quello di altri autori di più lungo corso.

Stavolta, però, qualcosa non ha funzionato. La consueta miscela di finzione e verità storica, leggerezza e impegno, profondità dei personaggi, cura dei dialoghi e imprevedibilità delle situazioni si è inceppata. Non solo, ma la ricerca del colpo di scena a tutti i costi ha finito per rovinare una storia che, tutto sommato, poggiava su solide basi e avrebbe potuto diventare un piccolo classico, data l'inusualità del tema trattato: il petrolio.

Fuori dai canoni o sbagliato?

La storia parte male. Pur nel lodevole intento di un incipit originale, che dovrebbe sottolineare la natura anticonformista e schiva dei due pards, ciò a cui assistiamo è una scena completamente sballata. Ci siamo interrogati parecchio su quale sia la linea di demarcazione fra un'interpretazione inusuale, ma corretta, e una scorretta. Un esempio? Se la memoria non ci tradisce, Gianluigi Bonelli non ha mai fatto sparare Tex con una Gatling. Pertanto, quando prima Mauro Boselli e, più recentemente, Pasquale Ruju scrissero una scena del genere, possiamo ben dire che scrissero due scene "fuori dai canoni". Non sbagliate, però, perché non v'è alcuna incongruenza nell'uso di una Gatling da parte di chi non si è mai fatto problemi a ricorrere alla dinamite, se le circostanze lo richiedevano. Per contro, troviamo del tutto fuori luogo il discorso di Tex davanti ai ricchi allevatori texani, invitati a mettere mano al borsellino per supplire ai tagli previdenziali dello Stato. Da Tex, uomo che ha sempre anteposto i fatti alle parole, nonché allergico a qualsiasi forma di onorificenza, ci saremmo semmai aspettati di vederlo donare le rose d'oro appena ricevute dal governatore e imbarazzare l'egoismo degli astanti con la forza del gesto, piuttosto che sentirlo concionare come un sindacalista di bassa lega, che chiede agli altri di fare quel ch'egli per primo non fa. La chiosa migliore, spiace dirlo, è quella del governatore stesso: «Avete intenzione di candidarvi a governatore al posto mio?»

Il comizio in vista dell'arringa
Tex 654, pag.11 - Tavola di Leomacs

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Il comizio in vista dell'arringa<br>Tex 654, pag.11 - Tavola di Leomacs<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Tex e la politica

Perché questo evitabilissimo svarione? Chi conosce la biografia di Manfredi non si stupirà di trovare chiari e continui riferimenti politici tra le righe delle sue sceneggiature. Se questo è certamente vero per i suoi personaggi, che dire della sua intepretazione di Tex? Soprattutto, è lecito? A dispetto di chi pensa che Tex sia un fumetto leggero e disimpegnato, pieno solo di sparatorie, bistecche e patatine, la "politica" (in senso lato) è sempre stata presente, dalla sua posizione apertamente a favore degli Indiani contro le prepotenze degli invasori bianchi, al suo malcelato disprezzo per gli "scaldasedie di Washington" e all'insofferenza per l'autorità in generale, fino al suo manifesto disprezzo per la legge che non rappresenta la "vera Giustizia", ma che, al contrario, protegge solo i ricchi prepotenti e gli autentici delinquenti. Ma c'è una bella differenza fra la visione politica di Tex, così com'era stata concepita e affrontata da Bonelli padre, e la maldestra trasposizione delle miserie di casa nostra operata da Manfredi. Vedere Tex confrontarsi con spending review, tagli alle pensioni, evasione fiscale, comizi improvvisati e guerre preventive mette francamente tristezza. La politica è componente essenziale della vita e, come tale, non può restare assente dal fumetto, quindi nemmeno da Tex, ma ci sono personaggi e personaggi. Se veramente si vogliono affrontare argomenti delicati e profondi sulla più classica e avventurosa delle serie a fumetti italiane, si richiederebbe maggiore accortezza. Soprattutto, sarebbe auspicabile la capacità di volare più alto e di non voler infilare a forza riferimenti alla stretta attualità che, per usare le parole di un ex magistrato e politico italiano (giusto per stare in tema), non ci "azzeccano" per nulla.

L'amico forcaiolo

Diretta conseguenza della lente deformante dell'attualità politica temiamo sia anche l'introduzione di un personaggio che ci ha lasciato quanto meno perplessi. Mai ci saremmo aspettati che un tizio soprannominato "Impicca più in alto" sarebbe un giorno apparso nella saga di Tex come personaggio positivo. Il giudice Felsen, complice anche la rappresentazione grafica di Leomacs, sembra più un vecchio alcoolizzato, una macchietta simile al giudice Bean, una parodia di uomo di legge che deve la propria fama al numero di impiccagioni inflitte, più che al rigore e alla capacità di far trionfare la giustizia in un mondo selvaggio e dominato dalla legge del più forte. Da lettori pluridecennali di Tex abbiamo la netta sensazione che, in una storia di Bonelli, questo tizio avrebbe finito per spazzare la main street con il fondo dei calzoni, nella migliore delle ipotesi. Ma i tempi cambiano. Giudici e pubblici ministeri sono i nuovi eroi della malandata Itali(ett)a d'oggi, tanto più acclamati quanti più "potenti" riescono a inquisire. Così, non solo Felsen diventa praticamente il dominus di buona parte del secondo albo, rivelando finanche improbabili doti di uomo d'azione sul finale, ma a causa sua ci viene inflitto un Tex in versione Pubblico Ministero che ci saremmo volentieri risparmiati. Specie perché tocca vederlo messo in iscacco da una prostituta.

Impicca più in alto... il collo di una bottiglia?
Tex 655, pag.34 - Disegni di Leomacs

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Impicca più in alto... il collo di una bottiglia?<br>Tex 655, pag.34 - Disegni di Leomacs<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Rachel

Di donne, sulle pagine di Tex, non ne appaiono molte, e di personaggi interessanti ancor meno. Non per colpa degli sceneggiatori, sia chiaro, ma perché la serie è stata impostata così. Era quindi un'occasione interessante quella offerta dalla classica "donzella da saloon" che ambiguamente si destreggia fra le sponde opposte della barricata, forte delle sue grazie femminili con le quali azzarda una seduzione dello stesso Tex, ovviamente senza speranza di successo. Interessante, ma sprecata. Nonostante compaia in un buon numero di tavole, il personaggio non riesce a decollare. Il suo fascino, per non dire la grazia, non è minimamente paragonabile a quello delle più famose dark ladies bonelliane. Le sue mosse sono guidate unicamente dall'interesse personale, che persegue in modo apertamente spregiudicato. Rachel non si presenta mai diversamente da quello che è, quindi com'è possibile che Tex se ne faccia infinocchiare in modo così plateale, da lasciarsi andare perfino a una reazione verbale stizzita, fuori dalle sue corde? Con le esponenti del "gentil" sesso Tex ha una relazione poco frequente e molto complessa, che può rivelarsi una trappola per gli sceneggiatori incapaci di padroneggiarla a fondo. La cosa ci ha comunque stupito, perché nell'albo gigante Verso l'Oregon Manfredi se l'era cavata molto meglio, pur mettendo Tex a confronto con un'intera carovana di donne!

Tex, la fortezza inespugnabile!
Tex 655, pag.79 - Tavola di Leomacs

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Tex, la fortezza inespugnabile!<br>Tex 655, pag.79 - Tavola di Leomacs<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Un cattivo da operetta

Non c'è modo migliore per offuscare il carisma, non solo di Tex ma di un qualsiasi eroe, che di farlo scontrare con avversari dappoco. Ciò non significa vedere Yama o Mefisto tutti i mesi, ma che massima cura dovrebbe essere posta nella costruzione degli antagonisti, tanto più quanto più grande è la statura del protagonista. Che cosa dobbiamo pensare, allora, di Bob Braddock? Considerato un pericolosissimo pazzo da fermare al più presto, tanto da spingere il governatore a chiedere l'aiuto dei due più famosi rangers del Texas poiché non si riusciva a incastrarlo in altro modo? Più che un pazzo, costui si rivela un perfetto imbecille, che si fa arrestare da un vecchio invalido un minuto dopo averlo nominato sceriffo, prende un sacco di legnate da tutti, fratello compreso, e finisce per farsi ammazzare dallo stesso fratello, dopo l'ennesima cretineria, in una scena al limite della parodia che ci ha brutalmente riportati ai tempi del peggior Claudio Nizzi, quando Tex era la caricatura di sé stesso. Era dunque questo il terrore di Oil Springs? C'è anche Jonas, ovviamente, che però non fa una figura tanto migliore, specie tenendo conto che le premesse erano quelle di un diabolico burattinaio che tirava i fili da dietro le quinte, stile "uomo di Flagstaff", mentre lo squilibrato Bob agiva in prima linea. Una delusione totale.

Leomacs

Il lavoro del disegnatore può dirsi complessivamente valido. Leomacs si distingue per un tratto "sporco", ma anche caratterizzato da nette separazioni fra bianchi e neri. Le sue cose migliori si vedono, a nostro parere, nei giochi di luci e ombre e in certe angolature piuttosto ardite, molto efficaci soprattutto nelle sequenze dinamiche. Per contro, proprio nelle scene d'azione, a volte un uso intenso di linee dinamiche tradisce qualche debito di troppo verso lo stile americano e giapponese che non vediamo molto adatto a Tex. Le sue caratterizzazioni sono generalmente buone, a volte perfino eccessive, tanto da apparire caricaturali (il giudice Felsen su tutti). Paradossalmente, è Tex a uscirne penalizzato, talmente inespressivo da essere quasi ingessato. Purtroppo molti autori della nuova guardia approcciano Tex con un timore reverenziale che li spinge a considerarlo più un monumento che un personaggio dotato di una personalità e una, sia pur particolare, espressività.

Linee dinamiche a profusione
Tex 654, pag.77 - Disegni di Leomacs

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Linee dinamiche a profusione<br>Tex 654, pag.77 - Disegni di Leomacs<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

In conclusione...

... volendo sintetizzare, diciamo che se si esclude l'inizio infelice la storia scorre abbastanza bene per tutto il primo albo, andando a impantanarsi nel lungo processo che riempie buona parte del secondo e naufragando sul finale, con la confessione-farsa di Bob Braddock. Solo l'ultima scena è da sinceri applausi, degna conclusione per un affarista megalomane e senza scrupoli come Jonas Braddock, ma è troppo poco per risollevare le sorti di una storia che, tra piccole imperfezioni (per le quali rimandiamo alla scheda) ed errori macroscopici, offre ben poche ragioni per essere ricordata, a parte forse la mancata seduzione di Tex da parte di Rachel.



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Scheda IT-TX-654-655

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