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Crisis of infinite Tex

Al servizio dell'Eroe... o dell'Autore?
Recensione di  |   | tex/


Crisis of infinite Tex
Tex d'Autore 1


Crisis of infinite Tex

Scheda IT-TX-AU1

Per poter giudicare questo albo, il primo realizzato da uno stesso autore ai testi e ai disegni, è opportuno prima chiarirsi. Che cosa s’intende per "Tex d’autore"? S’intende una totale libertà espressiva, che prescinda perfino dai canoni fondamentali del personaggio? E poi: siamo di fronte a una storia di Tex o piuttosto su Tex? Se la risposta alla prima domanda è affermativa, e se è valida la seconda ipotesi, potrei anche chiudere qui. Figurarsi se è mia intenzione disquisire delle legittime scelte creative e stilistiche di un autore del calibro di Paolo Eleuteri Serpieri. Godiamoci dunque le belle tavole a colori di questo lussuoso cartonato senza troppi problemi e dimentichiamoci pure del logo di copertina. Un logo familiare, che è poi il motivo principale per il quale s’è acquistato l’albo, ma che non ha molto a che vedere con il contenuto, se non qualche astuto richiamo metafumettistico.

Se invece non si dà il caso, qualche considerazione è dovuta.

purché la parola "omaggio" non diventi un comodo schermo per giustificare ogni cosa

C’è chi ha giustificato l’ennesima operazione editoriale sul ranger più famoso d’Italia parlando dell’omaggio di un grande autore a un personaggio che gli è alieno stilisticamente e contenutisticamente, e che quindi come tale andrebbe considerato, evitando di giudicarlo come si farebbe con una qualsiasi storia della serie regolare. Sta bene, purché la parola "omaggio" non diventi un comodo schermo per giustificare ogni cosa, non ultima l’ignoranza del personaggio che ci si appresta a omaggiare.

Incontro di Titani
Tex d'Autore 1, pag.32 - Tavola di Paolo Eleuteri Serpieri

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Incontro di Titani<br>Tex d'Autore 1, pag.32 - Tavola di Paolo Eleuteri Serpieri<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Conosco per sommi capi la saga di Star Trek, ma sono ben lontano dal definirmi un "Trekker". Bene, se mai un giorno, colto da follia, decidessi di scrivere un racconto a titolo di fan-fiction, tra le tante sciocchezze che sicuramente partorirei non ci sarebbe uno Spock romulano o che ha conosciuto James T. Kirk prima di entrare nella Flotta Stellare. Per usare una locuzione in voga nelle cronache recenti, quando si affronta per la prima (e forse unica) volta un personaggio amato da almeno tre generazioni di lettori, sarebbe un bel viatico dimostrare di aver fatto i compiti a casa. Nel 1996 uscì La valle del terrore disegnato da Magnus, testamento grafico e pietra miliare di un titano del fumetto italiano, affiancato qualche tempo dopo dal bel libro postumo Al servizio dell’Eroe che ne svelava genesi e retroscena. Potremmo usare lo stesso titolo anche per l’opera di Serpieri? O non è piuttosto il contrario, ossia un Autore (maiuscola d’obbligo) che prende la massima icona del fumetto italiano e la piega al servizio della trama che ha in mente, non peritandosi di impapocchiare fatti e date pur di ottenere il risultato voluto?

Così, abbiamo un Carson (Kit?) semirimbambito, intervistato in ospizio (sic) nel 1913 da un improbabilissimo Bonelli (Gianluigi?) in cerca d’ispirazione per le sue storie western. Tex avrebbe incontrato Carson per la prima volta sul campo di battaglia, e non in un vagone ferroviario alla presenza di Herbert Marshall, quando già viveva con i Navajos come Aquila della Notte, mentre faceva il giustiziere solitario massacrando gli avversari di sorpresa e, occasionalmente, scalpando il nemico. Ma, trattandosi degli annebbiati ricordi di un novantenne (anno più, anno meno), forse le cose non sono andate proprio così. Posso dirlo? Troppo comodo. Troppo facile l’ espediente de "la vera storia dietro la leggenda" per prendersi certe libertà. Questi trucchetti lasciamoli a un J.J. Abrams. Diventa irritante la ruffianata finale di un Bonelli trasposto ai primi del secolo scorso, manco fossimo in un universo parallelo, e trasfigurato egli stesso in fumetto, che ci racconta la "vera" fonte d’ispirazione del suo personaggio più famoso, rompendo implicitamente il patto tra autore e lettore, dato che ora sappiamo che cosa faceva "veramente" (?) Tex.

Il Tex scotennatore di Serpieri
Tex d'Autore 1, pag.47 - Tavola di Paolo Eleuteri Serpieri

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Il Tex scotennatore di Serpieri<br>Tex d'Autore 1, pag.47 - Tavola di Paolo Eleuteri Serpieri<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Perché? Che cosa aggiunge quest’interpretazione a Tex? Ci mostra quanto fosse più spietato e violento di quanto Bonelli non ci abbia già raccontato?

si potrebbe digerire tutto se fossimo di fronte a un capolavoro

Sia chiaro: pur con grande fatica, si potrebbe digerire tutto se fossimo di fronte a un capolavoro o giù di lì, e se le forzature fossero giustificate da imprescindibili esigenze narrative. Purtroppo non c’è niente del genere. I disegni sono sicuramente validi, molto validi sul piano estetico, ma scarsi su quello narrativo. Belli i ritratti e le scene "ferme", dove Serpieri può sfoggiare un’ancora sontuosa capacità pittorica e descrittiva, dimostrata anche dalla precisione della ricostruzione storica (si vedano le armi, le divise dei soldati, le bardature dei pellirosse), ma perdono efficacia nelle scene d’azione, con figure rigide e pose impacciate. A dispetto dell’ambientazione nelle grandi pianure del West, e nonostante la complicità del grande formato e della completa rottura della gabbia bonelliana, le scene non hanno quella profondità di campo che ci si attenderebbe e alcune risultano perfino confuse nel loro eccessivo affollamento. Nel duello finale fra Tex e Luna Nera, quasi non si capisce come sia vibrato il fendente decisivo. Bella l’idea di un giovane Tex "inselvatichito" dalla lunga capigliatura, ma allora si poteva anche affrancare il suo abbigliamento dall’ossessiva combinazione gialloblù, perpetuando il cliché del lettore texiano un po’ tonto che può accettare anche un Tex scalpatore, ma guai a levargli la camicia gialla, che manco ci sono le patatine fritte e poi rischia di non capire chi è chi.

E' qui che tutto ha avuto inizio? O forse no?
Tex d'Autore 1, pag.50 - Tavola di Paolo Eleuteri Serpieri

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

E' qui che tutto ha avuto inizio? O forse no?<br>Tex d'Autore 1, pag.50 - Tavola di Paolo Eleuteri Serpieri<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

L’incongruenza dell’incontro fra Tex e Carson non trova ragion d’essere, mentre se lo scalpamento fosse stato realmente giustificato dalle circostanze dovremmo chiederci perché non abbiamo mai visto niente del genere negli ultimi sessantasei anni, quando Tex si è trovato in situazioni simili. I dialoghi sono spesso pesanti, inseriti in balloon giganteschi che faranno tanto "autoriale" ma che non hanno un briciolo del brio e della freschezza di quelli bonelliani (e neanche di quelli del Berardi di Oklahoma, tanto per citare un altro Tex "d’autore"); al contrario, si perdono in lunghe descrizioni di quanto le immagini evidentemente non riescono a trasmettere, sintomo di una sceneggiatura farraginosa e lenta. E’ mai possibile che la vicenda della donna, bianca cresciuta con i Navajos, poi rapita dai Comanche, maritata per anni con il capo, indi fuggita con pargolo al seguito, ri-accolta dai Navajos, ripresa dai Comancheros (previo massacro dei Navajos) e infine salvata da Tex, sia talmente forzata e ingarbugliata che dev’essere spiegata due volte all’interno di una storia di 38 pagine? O che certi spezzoni di dialogo suonino talmente innaturali da essere più simili a didascalie?

una grossa occasione persa

No. Non c’è niente di memorabile in questo albo cartonato, che personalmente considero una grossa occasione persa. Di un Tex di Serpieri si cominciò a parlarne dalla fine degli anni ottanta, ma per vari motivi (fra i quali la "libertà" con la quale Serpieri avrebbe interpretato Tex) il progetto fu continuamente rimandato, fino a vedere la luce solo dopo la morte dell'editore Sergio Bonelli. Durante un’anteprima dell’albo, tenutasi nel corso dell’ultima Lucca Comics&Games, Serpieri affermò che avrebbe anche potuto osare di più. Alla luce di quanto letto, sono contento che non sia andata così e che l’ombra di Sergio Bonelli sia riuscita a porre qualche residuo freno all’estro creativo dell’autore: sia mai che avessimo dovuto assistere a sgozzamenti, colpi nella schiena e magari un eccesso di riconoscenza da parte di Kathy Logan verso il suo salvatore.

Come Serpieri immaginava Tex nel 1980
Tex d'Autore 1, pag.4 - Illustrazione di Paolo Eleuteri Serpieri

(c) 2015 Sergio Bonelli Editore

Come Serpieri immaginava Tex nel 1980<br>Tex d'Autore 1, pag.4 - Illustrazione di Paolo Eleuteri Serpieri<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli Editore</i>

Nelle pagine introduttive dell’albo è riprodotto il "Tex" che Serpieri aveva disegnato negli anni ottanta, perfetta testimonianza di quanto la sua visione del ranger fosse lontana, anche graficamente, da quella canonica. Eppure, in quel maturo uomo di frontiera, nella sua posa tranquilla e sicura, nel suo sorriso ironico e pacato, c’è più texianità che in questo inespressivo capellone con la camicia gialla che ha ingoiato un manico di scopa.

Un albo sicuramente molto "serpieriano", ma decisamente poco... texiano. Speriamo solo che non sia il primo esemplare di una collana dove ciascun autore si senta autorizzato a scrivere il suo Tex personale, infischiandosene del creatore e dei lettori.

Post Scriptum.

Poiché criticare è molto più facile che proporre: sarebbe stato così disdicevole far incontrare un giovane Gianluigi Bonelli nei primi anni trenta del '900 con un settantenne, ma ancora vigoroso, Kit Willer, che si fosse svelato solo alla fine dichiarando di aver raccontato un’avventura del padre? Ma già... Tex ha solo un pard: Kit Carson. Gli altri non esistono, almeno per tanti sedicenti texiani, e poco importa se per infilarcelo a forza dobbiamo vederlo litigare con l’infermiera dell’ospizio e incontrarsi con il proprio autore in una gigantesca incongruenza temporale. Alla faccia dell’"omaggio"!



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